Esg per pmi: ecco strategia vincente per affrontare nuove sfide sostenibilità

La proposta che arriva da Vincenzo La Croce, presidente di Idee Circolari Ets

Vincenzo La Croce,  presidente di Idee Circolari Ets
Vincenzo La Croce, presidente di Idee Circolari Ets
02 luglio 2026 | 10.01
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Un modello di 'sostenibilità democratica' per un’economia circolare accessibile a pmi e Terzo settore. E' la proposta che arriva da Vincenzo La Croce, esperto di esg e bilancio di sostenibilità, e presidente di Idee Circolari Ets. “Idee Circolari Ets -spiega ad Adnkronos/Labitalia- nasce con l'obiettivo di tradurre i principi dell'economia circolare e della sostenibilità in azioni concrete sul territorio, favorendo anche la coesione sociale. La mia attività di consulente in materia di Rating Esg e Bilancio di Sostenibilità è la naturale estensione di questa missione. Non possiamo fare transizione tecnologica ed ecologica senza competenze tecniche: il mio ruolo è quello di fare da ponte, portando nel mercato e nelle organizzazioni gli strumenti scientifici e normativi necessari per misurare, e quindi migliorare, l'impatto ambientale e sociale”.

Impatto ambientale che non può fare a meno di un 'terreno comune' tra il mondo del terzo settore e le imprese profit. “Il terreno comune si chiama valore condiviso. Oggi le aziende profit non possono più limitarsi a guardare il profitto economico; i mercati e le normative richiedono loro di dimostrare un impatto positivo sulla comunità, la famosa 'S' di Esg. Il Terzo settore, d'altro canto, ha da sempre nel suo dna la cura dell'impatto sociale e ambientale, ma spesso manca di strumenti di misurazione aziendali. Quando un'impresa profit e un Ets collaborano, si crea una sinergia perfetta: l'azienda investe in progetti reali sul territorio e l'Ets la aiuta a declinare concretamente quegli obiettivi di sostenibilità che poi finiranno nel suo Bilancio”.

Il Bilancio di Sostenibilità sta diventando un asset strategico. La Croce spiega quali sono i primi passi fondamentali per redigere un bilancio trasparente ed evitare il greenwashing. “Il primo passo in assoluto -sottolinea l'esperto- è l'analisi di doppia materialità, richiesta anche dalla nuova direttiva Csrd. Significa mappare e capire quali fattori di sostenibilità influenzano l'azienda dal punto di vista finanziario e, viceversa, in che modo l'azienda impatta sull'ambiente e sulla società. Per evitare il greenwashing, il segreto è solo uno: i dati certificabili. Un Bilancio di Sostenibilità non è un catalogo di buone intenzioni o un depliant di marketing; è un documento rendicontato, basato su obiettivi misurabili e indicatori precisi, come i Kpi dei framework standard Gri o Esrs. Per fare un esempio banale, se affermi di aver ridotto le emissioni, devi mostrare le tonnellate di CO_2 equivalenti risparmiate, numeri alla mano”.

Ma quali sono i vantaggi concreti per chi ottiene un buon punteggio di Rating Esg? “Il Rating Esg non è più un 'premio di bellezza', ma una variabile finanziaria cruciale. Primo vantaggio su tutti: l’accesso al credito. Ormai tutte le principali banche applicano criteri di Green Lending. Un'azienda con un rating Esg solido accede a finanziamenti più facilmente e, spesso, a tassi d'interesse più vantaggiosi. Secondo vantaggio: la catena di fornitura o supply chain Le grandi aziende capo-filiera stanno escludendo i fornitori che non garantiscono standard di sostenibilità elevati. Terzo, ma non meno importante, la reputazione e la capacità di attrarre i talenti: le nuove generazioni di lavoratori scelgono aziende che dimostrano una reale etica sul lavoro”, sottolinea ancora.

La "S" (Social) e la "G" (Governance) sono talvolta messe in ombra rispetto alla "E" (Environment). Nel contesto italiano, quanto è importante lavorare su questi due aspetti? “In Italia è vitale. Il nostro tessuto -spiega La Croce- è fatto di pmi, spesso a conduzione familiare. Per queste realtà, la 'G' di Governance significa pianificare il passaggio generazionale, garantire la trasparenza amministrativa e mappare i rischi. La 'S' di Social tocca invece temi come il benessere aziendale, la parità di genere, la sicurezza sul lavoro e il legame con le comunità locali. Spesso le aziende italiane fanno già moltissimo sul piano sociale, ma non sanno di farlo o non lo valorizzano nel rating Esg. Il mio lavoro è far emergere questo valore sommerso e strutturarlo secondo i parametri internazionali”. Quali quindi i consigli per i piccoli imprenditori che si sentono sopraffatti da queste nuove richieste e normative? “Il mio consiglio è: non subite la sostenibilità, guidatela. Non serve -spiega La Croce- scalare l'Everest in un giorno. Bisogna partire da piccoli passi: fare un check-up iniziale del proprio posizionamento, capire dove si sta sprecando energia o dove la gestione del personale può essere migliorata, e darsi obiettivi annuali. La transizione Esg è un percorso incrementale. Ma soprattutto, consiglio di non vederlo come un costo aziendale, bensì come un investimento di digitalizzazione ed efficientamento che ridurrà i costi operativi nel medio-lungo periodo”.

E l'obiettivo di Idee Circolari Ets è già fissato. "Il nostro obiettivo 'circolare' -spiega La Croce- è quello di creare un 'hub' che possa offrire formazione e strumenti di primo orientamento Esg accessibili alle micro-imprese, alle associazioni locali e agli enti del terzo settore. Vogliamo promuovere un concetto di “sostenibilità democratica”, affinchè i bilanci e i rating non restino un'esclusiva delle multinazionali. Solo se rendiamo questi strumenti accessibili a tutti possiamo innescare una reale economia circolare bottom up, che tenga effettivamente conto delle tre dimensioni della sostenibilità, che, è sempre bene ricordarlo, non + e non deve essere solo ambientale, ma anche economica e sociale", conclude. (di Fabio Paluccio)

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