Dolce&Gabbana, cento ritratti per raccontare l'uomo di oggi

Sulla passerella per il prossimo autunno-inverno maschile inno all'individualità, tra look sartoriali e accenni sportivi. Tra gli ospiti il cantautore Benson Boone e l'attore Claudio Santamaria

Tre look della sfilata Dolce&Gabbana Uomo Autunno-Inverno 2026-27
Tre look della sfilata Dolce&Gabbana Uomo Autunno-Inverno 2026-27
17 gennaio 2026 | 16.21
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Cento look, cento identità. La passerella di Dolce&Gabbana si trasforma in una galleria vivente con ‘The Portrait of a Man’, la collezione maschile pensata per il prossimo autunno-inverno che mette la personalità al centro. Gli stilisti non usano giri di parole: oggi conta più di ogni altra cosa. I modelli, 100, come i look sulla pedana, non escono solo dal backstage del teatro Metropol di Mlano: alcuni sono mescolati al pubblico, e si alzano uno alla volta quando è il loro turno. Davanti agli occhi degli ospiti, tra cui il cantautore statunitense Benson Boone e l’attore romano Claudio Santamaria, prende forma un manifesto scandito da una voce fuori campo che imposta subito l’atmosfera: l’individualità torna al centro del menswear.

In passerella sfilano gli archetipi dell’uomo contemporaneo, lontani da qualsiasi stereotipo. C’è lo sportivo in maglia da football e pantaloncini, c’è l’uomo di casa in pigiama e babbucce, c’è il dandy impeccabile avvolto in uno smoking sartoriale, con maxi fascia portata sopra la giacca e spille appuntate a rompere la perfezione. E ancora, maxi montoni per resistere alle temperature glaciali, camicie a pois e pantaloni di velluto a costine dal fit ampio. Gesti e dettagli studiati che danno carattere ai look: alcuni sembrano usciti da un fermo immagine di Visconti, altri hanno la precisione estetica di Sorrentino, mentre il dandy richiama una certa idea di mascolinità à la Brian Ferry o à la Nick Cave. Un mosaico di riferimenti che si moltiplica in micro-universi.

E poi c’è la sartorialità, terreno su cui Domenico Dolce e Stefano Gabbana continuano a muoversi con una sicurezza rara e con padronanza assoluta del linguaggio. Le giacche costruiscono il corpo senza irrigidirlo, le spalle definiscono l'attitudine, i volumi giocano con proporzioni e layering in un equilibrio millimetrico. Lane corpose e sete dialogano, il sartoriale si intreccia allo sportivo, i materiali si sovrappongono. È in questo mix, aperto alle contaminazioni, che Dolce e Gabbana dimostrano, ancora una volta, perché quando si parla di sartoria maschile restano un riferimento. Non esiste un solo modo di essere uomo, suggerisce la sfilata, ma almeno cento. (di Federica Mochi)

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