Renzo Bossi rompe il silenzio: "Oggi il compleanno di papà e domani la sua Pontida, Lega ricordi che è il sindacato del Nord"

Il figlio del senatur all'Adnkronos: "La Lega non è nata per mettere una categoria contro un’altra, ma per rappresentare un territorio"

Umberto Bossi con il figlio Renzo
Umberto Bossi con il figlio Renzo
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19 settembre 2026 | 13.57
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Umberto Bossi, morto lo scorso 19 marzo, oggi avrebbe compiuto 85 anni. A sei mesi dalla scomparsa del fondatore della Lega - con il Carroccio che domani si ritrova sul pratone di Pontida - Renzo Bossi, figlio del senatur, rompe il silenzio per la prima volta dalla scomparsa del papà. "Oggi è una giornata particolare", dice in una lunga intervista all'AdnKronos. "Ora mi preme innanzi tutto ricordare quello che ha costruito, e soprattutto perché lo ha fatto", sottolinea, cercando - a fatica - di mettere da parte la tristezza e il rimpianto.

Il 19 settembre del '41 nasceva suo padre, oggi sono sei mesi che non c'è più...

"Questa è una giornata particolare. Sei mesi sembrano tanti e pochissimi allo stesso tempo. Ci sono ancora momenti nei quali mi viene naturale pensare di poterlo chiamare o di andare da lui per raccontargli qualcosa. Oggi avrebbe compiuto 85 anni e inevitabilmente i ricordi sono tanti. Ma credo che il modo migliore per ricordare mio padre non sia soltanto parlare della sua assenza, meglio ricordare quello che ha costruito e, soprattutto, perché lo ha costruito. Domani poi c’è Pontida. E probabilmente non esiste luogo che rappresenti meglio una parte così importante della sua vita".

Che cos’era la Lega Nord di Umberto Bossi?

"Mio padre aveva costruito quello che io continuo a considerare, prima di tutto, un grande sindacato del Nord. Un movimento che doveva difendere chi viveva, lavorava e produceva nei nostri territori. L’operaio e l’imprenditore. L’artigiano e il commerciante. Il pensionato e il giovane che voleva costruirsi un futuro qui. Persone magari molto diverse tra loro, ma accomunate da una richiesta molto semplice: che il proprio territorio venisse rispettato e che una parte adeguata delle risorse prodotte rimanesse sul territorio. Quella era la forza della Lega Nord. Non rappresentare una categoria contro un’altra, ma rappresentare un territorio".

È questa l’eredità politica che suo padre ha lasciato?

"Per me sì. L’eredità politica di Umberto Bossi non è una fotografia, una maglietta o uno slogan. È un’idea. La Lega deve essere prima di tutto il sindacato del Nord. Poi naturalmente il mondo cambia, la politica cambia e anche i partiti cambiano. È normale. Ma esistono delle radici. E se utilizzi il nome, la storia o l’immagine di Umberto Bossi, credo che quelle radici vadano rispettate".

Sta dicendo che l’immagine di tuo padre non dovrebbe essere utilizzata per una Lega diversa dalla sua?

"L’immagine di mio padre appartiene inevitabilmente alla storia della Lega, perché quella storia l’ha fondata e costruita lui insieme a migliaia di militanti. Ma proprio per questo penso che debba essere utilizzata coerentemente con ciò per cui ha combattuto per tutta la vita. Se richiami Umberto Bossi, richiami il Nord. Le due cose non possono essere separate. Il suo nome e la sua immagine devono servire prima di tutto a ricordare e difendere quelle battaglie, non a rappresentare qualcosa di diverso. Per me questo è un punto molto chiaro".

Domani ci sarà Pontida, al centro del dibattito ci sono anche le tensioni interne alla Lega...

"Quelle dinamiche appartengono a questo partito, quello di oggi, e rimangono interne al partito. Autonomia, fiscalità, infrastrutture, imprese, lavoro, sicurezza e risorse che rimangono sui territori: sono queste le questioni sulle quali, secondo me, Pontida dovrebbe tornare ad avere una voce fortissima: non dovrebbe essere semplicemente un appuntamento annuale o una passerella, dovrebbe essere il momento nel quale il Nord presenta le proprie richieste alla politica nazionale".

Che cosa rappresenta allora Pontida?

"Per me, prima ancora della politica, Pontida rappresenta un’idea molto semplice: l’unione. Il richiamo storico è al giuramento con cui i comuni lombardi decisero di unirsi contro il potere imperiale. Mio padre li ha riuniti contro il potere centralista romano, aveva capito la forza enorme di quel simbolo: territori diversi, città diverse, persone diverse che comprendono che soltanto insieme possono difendere i propri interessi e la propria libertà. È anche da questo concetto che nasce la Lega Nord. E credo che oggi, più che mai, sia importante ricordarlo".

Si vocifera che Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, possa disertare il palco del pratone, preferendo non intervenire. Che cosa ne pensa?

"Non ho alcun dubbio che Massimiliano Romeo parlerà dal palco di Pontida. Romeo è il segretario della Lega Lombarda e rappresenta politicamente una comunità e un territorio che continuano a chiedere maggiore attenzione, autonomia e capacità di trattenere sul territorio una parte maggiore delle risorse prodotte".

Quindi sogna una Lega di nuovo concentrata a dare risposte alla questione settentrionale?

"Non ho titoli per decidere quale debba essere la strategia nazionale di un partito. Quello che posso dire è quale fosse la battaglia di mio padre e quale eredità politica io riconosca in lui. Umberto Bossi ha dedicato la propria vita politica alla difesa del Nord, al federalismo e all’autonomia. E penso che chi oggi si richiama alla sua storia debba avere il coraggio di portare avanti quelle battaglie. Non per nostalgia. Ma perché molte delle questioni che lui poneva trent’anni fa sono ancora aperte".

Se domani Renzo Bossi potesse salire sul palco di Pontida e dire una sola frase, quale sarebbe?

"Direi: 'Ricordatevi perché siamo arrivati qui la prima volta'. Perché puoi cambiare un simbolo, puoi cambiare una strategia, puoi cambiare una generazione politica. Ma se dimentichi il motivo per cui una comunità è nata, rischi di perdere quella comunità. E credo che l’insegnamento più importante che mio padre abbia lasciato sia proprio questo: prima vengono la terra e la sua gente. Poi viene tutto il resto".

E oggi, nel giorno del suo compleanno, che cosa direbbe a suo padre?

"Gli direi innanzi tutto: 'Buon compleanno, papà'. E poi gli direi che, anche se sono passati diversi mesi, ci sono ancora tantissime persone che ogni giorno mi scrivono ricordando tutto quello che ha fatto. E che domani, se guardassi quel prato, inevitabilmente cercherei ancora il suo volto, ascolterei le sue parole, come facevano tutti...".

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