Dal 1° novembre il produttore televisivo è il nuovo direttore generale di Ballandi. Nell'ultimo episodio del vodcast Adnkronos racconta la nuova avventura di Ballandi Music, il sogno di creare un polo musicale nella Capitale, il metodo Ballandi, il futuro della tv e il ricordo di Raffaella Carrà: "Mi ha insegnato cosa significa fare questo mestiere".
Da oltre dieci anni è uno degli uomini chiave dietro alcuni dei programmi più amati della televisione italiana. Ora per Luca Catalano, dal 1° novembre nuovo direttore generale di Ballandi, si apre una fase ancora più ambiziosa: costruire una nuova realtà dedicata alla musica che riporti Roma al centro della scena creativa italiana. Un progetto che si chiama Ballandi Music e che punta a intrecciare produzione, sviluppo artistico e scouting, guardando soprattutto ai giovani talenti.
Ospite del nuovo episodio del vodcast Adnkronos, disponibile integralmente sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube dell'Adnkronos, Catalano racconta la nascita di un'iniziativa che affonda le radici nella sua storia personale. "Io vengo a Roma per lavorare in discografia ben 19 anni fa", spiega, ricordando una passione che non ha mai abbandonato nemmeno negli anni dedicati alla televisione.
L'idea di creare Ballandi Music nasce circa due anni fa e rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo per una società che da oltre quarant'anni è protagonista dell'entertainment italiano.
"Nel 2025 abbiamo lanciato Ballandi Music, un nuovo ramo d'azienda focalizzato sulla produzione a 360 gradi di artisti emergenti e perché no anche di quelli artisti affermati. L'obiettivo di creare un vero e proprio polo su Roma nasce da un'esigenza chiara: fare squadra con professionisti di altissimo livello, uniti dalla stessa visione fornendo un servizio e un'assistenza a 360°. Questo metodo di lavoro è lo stesso che ci ha permesso di consolidare in Ballandi un team straordinario, per il quale nessun traguardo è irraggiungibile. Ed è lo stesso identico spirito che stiamo portando in Ballandi Music", spiega Catalano.
"Volevamo diversificare quello che Ballandi ha fatto negli anni e darci una nuova opportunità, una nuova visione, un nuovo orizzonte basato proprio sulla musica", racconta.
Ma il progetto va oltre la semplice etichetta o il management artistico. L'obiettivo è "costruire una comunità creativa, un punto di riferimento stabile" per musicisti e autori. "Vogliamo lavorare sui giovani, sugli artisti sui quali possiamo dare un contributo non solo imprenditoriale ma anche artistico, offrendo nuove visioni e sviluppando insieme dei progetti".
Al centro della riflessione di Catalano c'è anche il ruolo di Roma. Per anni considerata il cuore dell'industria musicale italiana, la Capitale ha progressivamente perso centralità dopo che il declino della Rca a fine anni '80 e la crisi dei primi anni 2000 dovuta all'avvento della pirateria digitale e del file sharing, portò alla chiusura degli uffici romani della major che fecero di Milano il loro quartier generale. Un cambiamento che oggi, secondo il nuovo direttore generale, può essere almeno in parte invertito.
"Vogliamo creare a Roma un punto di aggregazione dove gli artisti possano avere un porto in cui lavorare e progettare insieme", spiega. L'idea è quella di realizzare non solo una struttura organizzativa ma anche un luogo fisico e creativo dove far incontrare artisti, autori e professionisti del settore. "Se oggi vuoi fare musica di un certo tipo sembra quasi che tu debba necessariamente andare a Milano. Noi vogliamo offrire un'alternativa".
Un percorso che passa anche dalla collaborazione con le tante eccellenze musicali già presenti sul territorio romano. Ballandi Music ha già avviato un lavoro di scouting e sviluppo artistico. Attualmente nel roster figurano tre giovani artisti e l'intenzione è quella di ampliare progressivamente il progetto.
"Abbiamo iniziato facendo un po' la discografia alla vecchia maniera", racconta Catalano. "Cerchiamo i brani, lavoriamo sull'identità artistica, costruiamo insieme un percorso". Una filosofia che sarà evidente anche nel prossimo showcase dedicato a Carmen, ex finalista di Amici, attraverso la presentazione di un album in lingua siciliana che vuole rappresentare concretamente l'anima del progetto.
Pur osservando con attenzione le trasformazioni dell'industria dell'intrattenimento, Ballandi non punta a presidiare ogni segmento della filiera. "Non vogliamo prenderci tutto a 360 gradi", precisa Catalano. "Il nostro 360 gradi riguarda l'assistenza agli artisti, il lavoro sui progetti e la costruzione di un percorso condiviso".
Una visione che si lega a quello che molti nel settore definiscono il "metodo Ballandi". "Luca conosce questo metodo meglio di chiunque altro ed è la persona giusta per farlo crescere nelle nuove direzioni che abbiamo scelto", sottolinea l'amministratore delegato di Ballandi, Mario Paloschi.
Un metodo che lo stesso Catalano riconduce soprattutto a una parola: squadra. "Non esiste l'individualità. Esiste il gruppo", afferma. "Il metodo Ballandi è fare in modo che chi entra stia bene. Io non credo nel capo ma nel leader. Un leader protegge le persone che lavorano con lui".
"In questi quasi cinquant'anni abbiamo visto cambiare tutto: le reti, le tecnologie, il modo stesso di guardare i contenuti", aggiunge l'ad Paloschi. "Quello che non è mai cambiato è il nostro modo di lavorare: costruire progetti su misura, originali, italiani e innovativi, realizzati con cura e ambizione, in televisione e ovunque ci siano storie da raccontare", prosegue Paloschi.
Un approccio che, gli fa eco Catalano, si riflette inevitabilmente anche sul prodotto finale. "Quando dietro le quinte si lavora con serenità e si affrontano i problemi nel modo giusto, quella atmosfera si percepisce anche in televisione".
E di televisione, naturalmente, si parla molto nel corso dell'intervista. Ballandi è stata la casa di alcuni fra i più grandi varietà della storia recente della tv italiana, dagli show di Fiorello a quelli di Giorgio Panariello e Adriano Celentano. "Credo che l'ultimo vero varietà della tv italiana lo abbia fatto Fiorello", osserva Catalano, ammettendo che, da spettatore prima ancora che da produttore, rivedere lo showman in prima serata sarebbe un sogno realizzato: "Magari", esclama.
Tra i titoli che Catalano considera un vero fiore all'occhiello di Ballandi c'è anche 'Via dei Matti n.0', il programma musicale in onda da cinque anni nell'access prime time di Rai3 condotto da Valentina Cenni e Stefano Bollani, che tornerà con il nuovo anno. Un progetto che rappresenta, a suo giudizio, "una delle migliori espressioni della capacità di Ballandi di coniugare qualità editoriale, divulgazione musicale e linguaggio televisivo contemporaneo".
Nel frattempo la televisione si sta trasformando e anche il rapporto con la musica assume forme nuove. Sempre più spesso i cantanti diventano conduttori o protagonisti di programmi di intrattenimento. Una tendenza che Catalano legge come "una naturale conseguenza della loro popolarità e del loro rapporto diretto con il pubblico".
L'esempio che cita è quello di Francesco Gabbani e del programma 'Ci vuole un fiore'. "Era il primo programma dedicato all'ecosostenibilità. Lui è stato molto bravo", ricorda. E non esclude che in futuro proprio alcuni degli artisti cresciuti all'interno di Ballandi Music possano intraprendere percorsi simili.
"Il mondo della televisione è cambiato", sottolinea. "Non dico in meglio o in peggio, è semplicemente cambiato. Bisogna adeguarsi a un nuovo sistema e capire quali nuove strade percorrere".
Tra i progetti futuri c'è anche la volontà di "continuare a sviluppare documentari e produzioni che raccontino gli artisti da prospettive diverse, andando oltre la semplice dimensione del concerto o della performance".
Nel finale dell'intervista non manca un passaggio sui programmi simbolo della casa di produzione. Catalano si dice soddisfatto innanzitutto di 'Ballando con le Stelle', che ha affrontato importanti cambiamenti nella giuria e nel cast in questa stagione, dall'addio di Selvaggia Lucarelli e Fabio Canino all'arrivo di Barbara D'Urso e Alberto Matano al loro posto, al ruolo di Simona Ventura e Francesca Fialdini come giudici 'a bordocampo' e detentrici di due ambiti 'tesoretti'. "Siamo soddisfattissimi ma eravamo certi che la guida di Milly Carlucci ci avrebbe tenuto al sicuro: è una fuoriclasse, una grandissima e instancabile professionista".
Sul finale dell'intervista arriva poi un momento molto emozionante, quando il discorso si sposta su Raffaella Carrà. Catalano ha lavorato all'ultimo programma televisivo della grande artista, 'A raccontare comincia tu', e il ricordo è ancora vivido. "Raffaella è stata la mia madrina professionale", racconta. "È stata la persona che mi ha fatto capire davvero cosa significa fare il produttore". Dietro l'immagine pubblica della star internazionale, spiega, c'era una professionista rigorosissima, preparata fino all'ossessione. "Si studiava tutto. Arrivava alle interviste conoscendo ogni dettaglio dell'ospite. Era impressionante".
Un'eredità professionale e umana che ancora oggi accompagna il suo lavoro. E che forse rappresenta il filo rosso che unisce il passato televisivo di Ballandi alle nuove sfide della musica: costruire progetti, valorizzare i talenti e mettere sempre il lavoro di squadra al centro di tutto. Perché, come ripete più volte Catalano, "la regola di Ballandi è fare le cose e farle bene". (di Antonella Nesi)