Il 20 marzo su Netflix arriva il film ‘Peaky Blinders - The Immortal Man, che raccoglie il testimone lasciato dalla serie cult. L'attore premio Oscar: "Il motore sarà il rapporto tra padre e figlio"
Il club degli Shelby è tornato. Il premio Oscar Cillian Murphy torna ad interpretare Tommy Shelby in 'Peaky Blinders - The Immortal Man', diretto da Tom Harper e scritto da Steven Knight. Dal 20 marzo su Netflix, il film raccoglie il testimone lasciato dallo show, nato come piccolo dramma della Bbc Two e poi diventato un fenomeno globale. "Ho vissuto accanto a Tommy Shelby per 13 anni, in un certo senso siamo invecchiati insieme. Non credo che mi ricapiterà più qualcosa del genere", racconta Murphy in un incontro riservato a pochi giornalisti. 'The Immortal Man' non è solo un film: è la chiusura di un’epopea che ha trasformato Tommy in un personaggio cult. "Per giustificare il film serviva un'idea forte. Quando abbiamo capito che tutto doveva tornare alla famiglia, abbiamo trovato la strada. È sempre stato il motore tematico della serie. Così ci siamo concentrati sul rapporto padre-figlio".
A interpretare Duke Shelby - nella serie era Conrad Khan - è la new entry Barry Keoghan, impegnato nel biopic sui Beatles di Sam Mendes in cui veste i panni di Ringo Starr. La scelta, come ha spiegato Knight in più occasioni, è stata dettata dal talento dell’attore ma anche dalla necessità narrativa: 'The Immortal Man' compie un salto temporale di diversi anni. La storia, iniziata nel 1919, arriva ora al 1940, in piena Seconda guerra mondiale. Tommy torna dall’esilio autoimposto per affrontare una resa dei conti potenzialmente devastante. Con il futuro della sua famiglia e del suo Paese in gioco, Tommy deve scontrarsi con i propri demoni e scegliere se affrontare la sua eredità o ridurla in cenere. Nel frattempo, Duke non è più il ragazzo conosciuto nella serie: è cresciuto, si è indurito, e ha preso le redini dell’impero criminale del padre. Per costruire il personaggio, Keoghan ha attinto alla propria storia personale: "Ho fatto riferimento all’assenza di mio padre, agli echi che ho sentito di lui". Ne nasce un Duke istintivo, vulnerabile, alla ricerca di un’identità, spesso violento e guidato da un bisogno primordiale: “È un cucciolo che cerca il padre".
E poi c’è il gioco delle somiglianze: Duke che imita Tommy, che si veste come lui, che prova a essere lui. "Quando finalmente lo incontra davvero, il contrasto è inevitabile. È lì che è nato il personaggio". Nel trailer, Ada Shelby lo riassume con una battuta perfetta: "Tuo figlio zingaro sta guidando i Peaky Blinders come se fosse il 1919", dice a Tommy. Tra le new entry c’è anche Rebecca Ferguson, che nel trailer dice a Tommy: "Vivi in una casa infestata dai fantasmi delle persone morte a causa tua […] Hai abbandonato il regno così come tuo figlio". L’attrice definisce il suo ruolo “una voce fuori dal coro, che suona diversamente rispetto a tutto il resto e rappresenta un ostacolo".
A completare il cast arriva Tim Roth, nei panni di John Beckett. "Non ho visto la serie. Ho preferito entrare con la mente sgombra, senza aspettative e pressioni", racconta. Il suo Beckett è ambiguo, pericoloso, affascinante: "È un manipolatore. Forse si vede come il buono, forse no. Dipende da chi ha davanti". Per Roth, il film tocca una memoria personale: suo padre, arruolato minorenne nella Seconda guerra mondiale. "Essere in un film che parla del trauma della guerra…mio padre l’avrebbe amato. Era come averlo con me sul set". E poi c’è il lavoro con il corpo: "Niente green screen, tutto reale. È rarissimo oggi e io me lo sono goduto".
Steven Knight osserva tutto con l’orgoglio di chi ha visto un’intuizione diventare un fenomeno. "Avevo detto che sarebbe finito nella Seconda guerra mondiale, con un film. Era arrogante pensarlo, ma eccoci qui". Il film si apre con un’esplosione reale, ispirata a un evento che tocca la sua storia familiare: "Mia madre lavorava alla Birmingham Small Arms Company quando fu bombardata nel 1940. Lei non era lì quella notte, ma molti morirono. Volevo che il film iniziasse con quella consapevolezza: una bomba può cadere su chiunque, senza motivo".
E poi ribadisce quale sia cuore pulsante della storia: "Il film è il viaggio di Tommy Shelby. Dall’inizio alla fine. È sempre stato lui". Alla fine, tutto torna a lui. A Cillian Murphy, che ha trasformato Tommy Shelby in un personaggio che vive oltre lo schermo. Nel film, Tommy affronta la guerra, la famiglia, il passato, la colpa. "La guerra mette alla prova i suoi valori. Deve capire cosa crede davvero, oltre al potere, ai soldi, alle case, agli errori. E alla fine lo capisce", conclude. (di Lucrezia Leombruni)