Claudio Baglioni a Firenze 'architetto di emozioni'

A un evento sull'architettura il cantautore: "Sono un architetto credente ma non praticante"

Claudio Baglioni a Firenze 'architetto di emozioni'
11 aprile 2026 | 18.28
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"Sono un architetto credente ma non praticante. Mi sono laureato nel 2004 all'Università 'La Sapienza' di Roma da studente lavoratore e poi ho fatto pure l'esame di stato. Trovandomi ad un certo punto al bivio fra musica e architettura, visto che la prima mi stava dando tanto, ho abbandonato l'architettura. Ma poi quest'ultima mi ha aiutato nella costruzione dei progetti per i miei spettacoli. Così sono andato avanti con le smanie di cantante e con le smanie di architetto nei miei concerti". Lo ha detto il cantautore Claudio Baglioni intervenendo a Firenze all'evento dal titolo "Arte Ambiente Architettura", organizzato da Fondazione Architetti Firenze, Fondazione Fabbrica Europa e Comune di Firenze al Parc - Performing Arts Research Centre nel piazzale delle Cascine. E proprio nel Parco delle Cascine il 16 luglio farà tappa il "GrandTour La Vita È Adesso", l'ultimo tour itinerante della carriera di Baglioni. Per l'occasione, la sindaca Sara Funaro ha premiato il cantautore "architetto di emozioni" con una foto storica del luogo che lo vedrà esibirsi in estate.

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"Immaginavo, prima che qualcuno me lo potesse spiegare, che l'architetto fosse una figura mitica, un arciere che da un tetto scagliava dei dardi infuocati lontano, il più lontano possibile, affinché tutte le persone che stavano osservando la scena in quel momento potessero vedere più lontano, potessero scoprire delle scene mirabili: e quindi fungevano un po' da guide, da eroi", ha raccontato l'autore di tante canzoni di successo.

Baglioni si è poi soffermato sul suo rapporto con il capoluogo toscano. "Firenze è stata intorno al 1990 proprio il luogo dove io per la prima volta ho portato il palcoscenico di nuovo al centro delle strutture, al Mandela Forum, cosa che poi ho riportato con esperienza ancora più perfezionata e raffinata fino ad arrivare all'Arena di Verona. E proprio a Verona ho avuto il privilegio di essere iscritto all'Ordine degli Architetti proprio per aver tentato questo esperimento. E a Firenze mi legano tante cose, tanti concerti fatti allo stadio Franchi e gli ultimi nei teatri, al Teatro Verdi o al Teatro della Pergola. Però mi mancava in effetti questo appuntamento con le Cascine". "Sono molto felice di portare il mio Gran Tour, come lo chiamavano nel Settecento, un viaggio fatto di cinquanta concerti in quaranta luoghi di bellezza da vedere o ricercare, anche alle Cascine - ha aggiunto Baglioni con un filo di emozione - E la mia mente va a mio padre che mi cantava sempre quella canzone che dice 'E'primavera, svegliatevi bambine, alle Cascine messer aprile fa il ruba cuor'. Ora finalmente vedrò queste Cascine".

Sempre sul filo dei ricordi, il cantautore romano ha rievocato con il sorriso anche un episodio fiorentino degli inizi della sua carriera: "Il primo premio della mia vita l'ho preso proprio a Firenze, avevo 20 o 21 anni, e a premiarmi fu una signora che oltre, insomma, ad essere molto elegante, molto bella, era anche la moglie del direttore della casa discografica. Al momento del premio, lei arrivò con un vestito lungo con una piccola codina, uno strascico, e non me n'ero accorto ma avevo messo il piede sullo strascico. E mentre andava via, il vestito si ruppe completamente: lei mi guardò con uno sguardo che io non dimenticherò mai, con grande dignità andò via con una gamba nuda e una coperta, e io, siccome il direttore era del reparto estero, per 10 anni non ho mai avuto la possibilità di far tradurre i miei brani nei dischi. Così andò quella volta".

Claudio Baglioni ha preso parte al talk tra estetica e funzione dell'architetura per la prima volta nel suo duplice ruolo di cantante e architetto. L’evento ha visto il coinvolgimento della vicesindaca di Firenze, Paola Galgani, della soprintendente alle Belle Arti, Antonella Ranaldi, del presidente della Fondazione Architetti Firenze, Egidio Raimondi, e di Luca Dini, presidente della Fondazione Fabbrica Europa.

"È stato un onore accogliere di nuovo Claudio Baglioni che con Firenze ha un legame importante”, ha detto la sindaca Sara Funaro. “Un artista molto amato anche per la sua straordinaria capacità di tradurre in musica l’armonia e la bellezza, caratteristiche salienti anche della città di Firenze. Per questo motivo il talk di oggi alle Cascine è l'anteprima perfetta del viaggio che ci porterà fino al grande evento live di quest'estate nel Parco. Vedere un’icona della cultura italiana scegliere i nostri spazi urbani per riflettere sull'arte e l'architettura conferma quanto Firenze sia un palcoscenico naturale per la bellezza. Siamo certi che la sua voce saprà, ancora una volta, far vibrare l'anima della nostra comunità".

Un momento di commozione ha segnato la conclusione dell'evento: la consegna a Claudio Baglioni di una fotografia storica della palazzina reale delle Cascine tratta dagli archivi fiorentini. Le motivazioni del dono raccordano le due anime dell'ospite - quella tecnica e quella poetica - in un omaggio alla sua carriera e al valore civile del suo percorso. Eccole:"A Claudio, Architetto di Emozioni. L’architetto immagina e progetta i luoghi dove le comunità vivranno il domani, il cantautore ne racconta le storie e le emozioni. Questa foto delle Cascine non è solo memoria di una bellezza antica; è la testimonianza di uno spazio che, nei decenni, si è trasformato grazie a chi, come te, lo ha acceso di musica e arte. Ci piace pensare che possa ricordarti le tante volte in cui sei passato "nella nostra città" per regalarci mille giorni di te e di noi. Siamo andati a cercare tra le polveri dei vecchi archivi, inseguendo il filo rosso della tua carriera tra i palcoscenici che hai calcato. In quelle immagini abbiamo ritrovato l'essenza di un artista che non si è mai fermato al solo applauso, ma che ha saputo guardare oltre, cercando sempre un approdo di dignità e di speranza per ogni uomo. In un tempo in cui le parole di pace sembrano scivolare via come sabbia tra le dita, la tua presenza costante ci ricorda che l'arte ha il compito di restare umana, di difendere il calore di un abbraccio e la bellezza della vita. Questo impegno è il tuo modo di essere, ma è anche l’anima di Firenze: una città che non smette di sognare un mondo di pace e senza confini. Grazie, Claudio, per averci insegnato che la vita è l'arte dell'incontro e per aver trasformato i nostri ricordi in una musica che non avrà mai fine". (di Paolo Martini)

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