De Gregori torna a teatro con 'Nevergreen': "Niente hit, non seguo gli algoritmi"

Il cantautore romano in autunno a Roma e Milano con una serie di live intimi per pochi spettatori a sera con una scaletta di canzoni meno conosciute. Il 4 giugno su Rai 3 in prima serata il docufilm che racconta la residenza milanese del 2024 e poi il 16 ottobre l'album live registrato al teatro Out Off

Francesco De Gregori sul palco dell'Out Off di Milano
Francesco De Gregori sul palco dell'Out Off di Milano
26 maggio 2026 | 16.08
LETTURA: 4 minuti

"Oggi è l'algoritmo che decide cosa produrre o promuovere. Io non gli do retta, voglio governare io la cosa e non farmi governare dall'algoritmo". Francesco De Gregori non usa mezzi termini presentando il ritorno di 'Nevergreen (Perfette sconosciute)', il progetto teatrale che in autunno lo riporterà al Teatro Sala Umberto di Roma (dal 27 ottobre) e dal 25 novembre al Teatro Out Off di Milano. Un ritorno volutamente lontano dalle logiche della musica contemporanea e dalla rincorsa ai numeri, in cui il cantautore romano, 75 anni, rimette al centro le canzoni meno conosciute del suo repertorio, escludendo programmaticamente i grandi classici: “Niente ‘Donna Cannone’, niente ‘Rimmel’ o 'Generale, il pubblico è avvertito prima e non potrà chiedere il rimborso” assicura scherzando. 'Nevergreen' nasce dall’idea opposta a quella degli evergreen, come spiega lo stesso De Gregori: “Un innesto maccheronico” per definire brani “che non diventeranno mai famosi”. Eppure, racconta, durante la prima serie di concerti andata in scena nel 2024 proprio al Teatro Out Off, il pubblico conosceva ogni parola: “Venivano quelli che io affettuosamente chiamo i ‘talebani’ di De Gregori”.

CTA

Da quell’esperienza è nato anche il docufilm 'Francesco De Gregori. Nevergreen' di Stefano Pistolini, presentato alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e in onda il 4 giugno prossimo in prima serata su Rai 3, prima di arrivare su RaiPlay. Poi, il 16 ottobre uscirà l'album live di quell'esperienza, registrato proprio all'Out Off. Nel corso dell’incontro milanese, De Gregori riflette sul presente della musica e sullo spazio sempre più ristretto per la canzone d’autore. “Se oggi avessi 20 anni e scrivessi ‘Rimmel’ mi darebbero spazio? La risposta purtroppo è no, perché oggi la canzone, come l’ho intesa io e tanti artisti prima di me, non ha più spazio. Se oggi io avessi 20 anni e scrivessi anche ‘Yesterday’ avrei dei grossi problemi”. Il bersaglio non è la musica contemporanea in sé, precisa il cantautore ma il sistema che decide cosa debba emergere: “Io non ho nulla contro questo tipo di musica però non mi appartiene”. Da qui anche la critica al peso degli algoritmi nell’industria musicale: “Oggi ho letto l’enciclica del Papa, che non parla male dell’intelligenza artificiale ma se la prende con gli algoritmi, perché non possono essere gli algoritmi a illuminarci sulle cose da intraprendere. Anche nella musica oggi spesso è l’algoritmo che decide che cosa promuovere o produrre”.

'Nevergreen', allora, diventa anche una risposta a quella logica. “Sono imbarazzato dal gigantismo dell’industria musicale, questo tour è un controcanto alla corsa ai numeri - dice -. Sold out è una parola che mi dà fastidio, c’è tanta gente che fa musica in Italia e non riesce a riempire un teatro: la musica che viene dal basso va promossa e incoraggiata”. De Gregori parla anche del ruolo pubblico degli artisti e delle prese di posizione politiche dal palco, riferendosi anche agli interventi di Bruce Springsteen contro l'amministrazione statunitense durante il tour negli Usa. “Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta su questioni internazionali - rimarca - le cose vanno analizzate con estrema cura, il proclama dal palco mi lascia abbastanza indifferente. Io sensibilizzo attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico. Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele. Il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo”.

La voglia è quella di restare fedele alla propria libertà artistica: "Voglio mantenere la mia libertà, la libertà di fare quello che mi pare", dice, ironizzando anche sulla possibilità di "fare magari un disco con Paolo Mieli". Una libertà che si riflette nelle sue scelte di carriera: "Non sono mai andato a Sanremo, però il mestiere che faccio consente una grande libertà di scelta e me la posso permettere da tutti i punti di vista. Scelgo io cosa fare, la mia regola d’oro è sempre stata quella di fare l’artista e basta". Una decisione, quella di non partecipare al Festival, che affonda le radici nel passato: "Avevo 16 anni e pensavo già di fare il cantante, il mio sogno era scrivere canzoni. Amavo i cantautori. Quando si uccise Luigi Tenco giurai a me stesso che non sarei mai andato a Sanremo, a nessuna condizione".

Oggi, però, ammette senza drammi un momento di stasi creativa: "Sono dieci anni che non sento ribollire l’ispirazione ma non ne faccio un dramma: per scrivere una canzone serve ispirazione. Io vivo con dolore e apprensione quello che succede ora nel mondo". Quanto al futuro, esclude un vero ritiro dalla scene: "Io continuerò a suonare anche se non scrivo più canzoni. In questo mestiere non si va in pensione a 60 anni: o ti stanchi tu o si stanca il pubblico. Quando succederà una di queste cose non farò annunci ma semplicemente sparirò". (di Federica Mochi)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza