'Il giorno che aspettavo': Ultimo interroga il futuro a due settimane dal live dei record

Il cantautore pubblica il nuovo album tra tatuaggi‑simbolo, brani già diventati cori da stadio e l’attesa del 4 luglio, quando Tor Vergata accoglierà 250mila persone per il concerto più grande di sempre.

'Il giorno che aspettavo': Ultimo interroga il futuro a due settimane dal live dei record
19 giugno 2026 | 17.25
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Un disco che accompagna l'apice ma che s'interroga anche intensamente sul futuro. È uscito oggi 'Il giorno che aspettavo', il nuovo album di Ultimo che arriva a due anni dall’ultimo progetto di inediti e a quindici giorni dal concerto del 4 luglio a Tor Vergata, già entrato nella storia con 250mila biglietti venduti in tre ore. Un disco di dieci brani, sette dei quali inediti, pubblicato da Ultimo Records e interamente scritto e prodotto da Niccolò Moriconi, che conferma la scelta dell’artista di mantenere un controllo totale sulla propria musica, con tutto ciò che questo comporta in termini di coerenza, di fedeltà al proprio mondo ma anche di rischio di ripetersi.

Il nuovo lavoro si inserisce infatti nella continuità del percorso di Ultimo: un cantautorato emotivo, diretto, costruito su immagini ricorrenti e su una scrittura che privilegia sempre l’urgenza personale. Il percorso verso l’album è iniziato con tre brani già pubblicati: 'Acquario', che ha dominato radio e streaming; 'Questa insensata voglia di te', un’intensa ballad piano e voce; e 'Romantica', l’esplosione più pop del progetto, già colonna sonora dell’estate di Ultimo e pronta per essere urlata a squarciagola dai 250mila di Tor Vergata. Tre anticipazioni che hanno mostrato le diverse anime del disco.

Ogni brano è accompagnato da un simbolo, e ogni simbolo raffigura un tatuaggio di Ultimo: un modo per ribadire quanto questo album appartenga alla sua sfera più intima. “È un disco che comprende dieci brani e ognuno ha un legame con un momento diverso della mia vita che associo in maniera assolutamente personale a uno dei tatuaggi che porto addosso”, racconta. E il titolo stesso, 'Il giorno che aspettavo', è chiaramente un riferimento diretto al 4 luglio: “sia quello del 2026, dove farò il mega concerto di Tor Vergata davanti a 250.000 persone, sia il 4 luglio del 2019, una data che ho tatuata sul collo, quella del mio primo Stadio Olimpico”.

La title track 'Il giorno che aspettavo' è il cuore simbolico del progetto. “Mi sveglierò un giorno e / quel giorno che aspettavo è qui”, canta Ultimo, legando idealmente il brano al concerto dei record, vissuto come un punto di arrivo e insieme di ripartenza. Nel testo tornano immagini ricorrenti del suo immaginario (la voce che manca, il mare dentro un bicchiere, la ricerca di un domani che attinge al passato) che diventano metafora della tensione emotiva che precede il 4 luglio.

Intanto, a Tor Vergata, la macchina produttiva lavora da mesi alla costruzione del palco: una struttura lunga 140 metri, con 34 torri alte 33 metri, 2500 metri quadri di led, 1500 punti luce, 36 torri delay e una gigantesca firma luminosa sospesa a 60 metri d’altezza. Il 2 luglio, due giorni prima del concerto, Ultimo aprirà la prova generale alle persone con disabilità, trasformandola in un’anteprima speciale del live.

Nelle stesse ore dell’uscita del disco, Ultimo ha pubblicato anche un lungo messaggio sui social in cui racconta la complessità di questo momento: giorni “assurdi”, la sensazione di essere “un bicchiere a cui viene chiesto di contenere il mare”, il bisogno di chiudersi per non essere sopraffatto. Parla dell’album come della “fine di un primo tempo”, mentre il live di Tor Vergata appare come una visione nata anni fa, quando sembrava impossibile immaginare un evento di tali proporzioni. E dedica idealmente tutto a “Niccolò”, il bambino che è stato, evocato anche nell’ultima traccia 'Ci siamo detti tutto', dove una voce lo chiama per tre volte, come a riportarlo alla realtà. “Un giorno tornerai / figura immaginaria / ti ho dedicato tutto / e non sei mai esistita”, canta Ultimo con parole aperte a più interpretazioni. È un congedo? L'annuncio di una pausa? Un finale enigmatico, che lascia aperta la domanda su cosa verrà dopo un traguardo così grande raggiunto a soli trent’anni. (di Antonella Nesi)

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