Amanda Seyfried nella setta degli Shakers tra fede estrema e balli estatici: "Sono andata oltre miei limiti"

L'attrice interpreta la fondatrice della setta religiosa di fine '700 ne 'Il testamento di Ann Lee' di Mona Fastvold, dal 12 marzo nelle sale

Amanda Seyfried - (By courtesy of Searchlight Pictures)
Amanda Seyfried - (By courtesy of Searchlight Pictures)
10 marzo 2026 | 09.52
LETTURA: 4 minuti

Arriva nelle sale 'Il testamento di Ann Lee' - dal 12 marzo con The Walt Disney Company Italia - un film che non chiede permesso: entra, scuote, divide. La pluripremiata regista e sceneggiatrice Mona Fastvold trasforma la storia della fondatrice della setta religiosa degli Shakers in un’esperienza fisica, quasi febbrile, dove la fede diventa corpo e il corpo diventa rivoluzione. Presentato in Concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, il film "è un musical che rifiuta il musical, un biopic che scardina il biopic, una pellicola che sfida i generi", dice Fastvold nell'intervista all'Adnkronos. Un racconto che interroga più il presente che il '700. "Credo che, in generale, come esseri umani non siamo cambiati poi così tanto", ma "abbiamo bisogno di comunità e di appartenere a qualcosa. Siamo costantemente alla ricerca di questo. Per fortuna oggi abbiamo molto più accesso gli uni agli altri, ma allo stesso tempo c’è anche una grande divisione, perché la tecnologia ha cambiato molte cose. Ma, alla fine, i nostri bisogni restano gli stessi", riflette la candidata all’Oscar Amanda Seyfried, in collegamento dalla sua casa di campagna. E per una donna "essere valida, rispettata, avere una voce e spazio è ancora una battaglia quotidiana".

Amanda Seyfried interpreta l’indomabile leader del movimento degli Shakers - un movimento religioso radicale nato alla fine del XVIII secolo - che predicava l’uguaglianza di genere e sociale ed era venerata dai suoi seguaci. Lei e i suoi seguaci pregavano attraverso canti e movimenti estatici: atti di devozione tremanti, esuberanti e fisicamente espressivi. E questo film cattura l’estasi e il tormento della sua missione utopica, con oltre una dozzina di inni tradizionali Shaker reinterpretati come movimenti estatici, coreografati da Celia Rowlson-Hall ('Vox Lux') e accompagnati da brani originali e dalla colonna sonora firmati dal vincitore dell’Oscar Daniel Blumberg ('The Brutalist'). Guardare Ann Lee sfidare il proprio tempo - aggiunge - rende evidente quanto oggi quelle conquiste dovrebbero essere più accessibili e quanto invece restino fragili. "È folle che certe dinamiche non siano cambiate. Per questo storie come questa sono preziose: ci ricordano che parlare, affermare i propri valori, sostenersi a vicenda è fondamentale. Riesco a trovare la forza anche nei miei gruppi chat di donne".

Per l'attrice statunitense, quello di Ann Lee è uno dei ruoli "più complessi della mia carriera". Non solo per la stratificazione emotiva, ma per la sfida tecnica del dialetto mancuniano (di Manchester). "È stato l’aspetto più difficile", confessa. "Ho dovuto smettere di ascoltarmi, liberare l’orecchio, ho dovuto smettere di preoccuparmi di come suonava e concentrarmi su come sentivo ciò che dicevo e fidarmi del lavoro fatto". Il suo modo di parlare "è molto contemporaneo", durante le lavorazioni del film "ho tenuto sempre a mente che il lavoro di attore è calarsi nei panni di persone diverse tra loro". Grazie a 'Il testamento di Ann Lee' "sono riuscita a dimostrare a me stessa che potevo farlo. È molto importante per me come attrice per proseguire sulla mia strada".

Se Seyfried incarna Ann Lee, Fastvold ne costruisce il mondo. E non ha dubbi: "Sì, le visioni delle donne spaventano ancora molte persone". Il film, però, evita la trappola del leader carismatico seguito ciecamente. "Mi interessava mostrare un dialogo, non un’autorità. Lei viene messa in discussione, viene sfidata. E insieme cercano la verità. "Un musical che rifiuta il musical, un biopic che scardina il biopic, non si accontenta della cronaca, un film che sfida i generi", spiega la regista.

Gli Shakers vivevano la fede attraverso il movimento, la danza, l’estasi fisica. "Se rinunci al sesso, se scegli la castità, devi avere qualcosa di quasi orgasmico da offrire in cambio", osserva Fastvold. "Dai documenti che abbiamo trovato sulla loro vita - ricorda - gli Shakers potevano danzare per giorni interi. Organizzavano quello che oggi definiremmo quasi dei rave selvaggi: si muovevano, ballavano, tremavano senza sosta. Io ho pensato: 'Bene, voglio provare a restituire quella sensazione'. Volevo che quei momenti di movimento e danza fossero così intensi da diventare estatici, travolgenti, quasi erotici. Perché da qualche parte, quella liberazione doveva pur uscire".

Alla fine dell'intervista, la riflessione si sposta sullo spazio delle donne nell'industria cinematografica. "Per noi c’è ancora troppo poco spazio rispetto agli uomini. È un dato di fatto. C’è più spazio rispetto a dieci anni fa - quando presentai il mio primo film al Sundance - ma la disparità di genere c'è ancora". Oggi "forse ci sono un po’ più storie guidate da personaggi femminili, ma se parliamo di disparità di genere nell’industria siamo ancora lontanissimi dall’uguaglianza. Io lavoro fuori dal sistema degli Studios, quindi per me si tratta soprattutto di trovare i finanziamenti e mettere insieme i film", dice la regista, che riconosce il ruolo cruciale dei festival che hanno creduto in lei, in particolare la Mostra del Cinema di Venezia: "Ha sostenuto la mia carriera fin dall’inizio, e questo ha un valore enorme. Avere qualcuno nell’industria che crede in te fa la differenza". (di Lucrezia Leombruni)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza