Muccino e Crescentini: "I non detti? Nascono dalla paura di dire la verità"

Il regista e l'attrice ospiti del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos per presentare 'Le cose non dette', dal 29 gennaio in sala con 01

Gabriele Muccino e Carolina Crescentini negli studi dell'Adnkronos
Gabriele Muccino e Carolina Crescentini negli studi dell'Adnkronos
28 gennaio 2026 | 17.05
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"Il non detto contribuisce a costruire il nostro destino: possiamo portare dentro traumi mai nominati, e diventare, in parte, il risultato di ciò che ignoriamo. Il non detto è un macigno che ci accompagna, perché siamo figli di ciò che non è stato espresso e, a nostra volta, continuiamo a tacere per pudore, vergogna, paura del giudizio o del biasimo". Lo raccontano Gabriele Muccino e Carolina Crescentini - ospiti del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube - presentando il nuovo film del regista 'Le cose non dette’, dal 29 gennaio nelle sale con 01 Distribution.

Un’opera che torna al cuore del cinema mucciniano: l'imperfezione umana, le coppie che arrancano e le verità che fanno paura. Secondo il regista, c'è un altro punto. "Spesso non conosciamo a fondo nemmeno noi stessi e finiamo per non dirci la verità, soprattutto quando è scomoda". Ed è in quel momento che "il viaggio della coppia finisce". Crescentini allarga il discorso riflettendo sulla gelosia: "Le persone gelose si auto-condannano a subire menzogne perché crei un dinamica in cui l’altra persone non ti può dire la verità". E Muccino ammette: “Io una volta ero istericamente geloso, ho costretto molte donne a non dirmi le cose perché non le accettavo. Poi, col tempo, mi sono placato ma le cose non sono migliorate”, dice in tono scherzoso il regista. Tratto dal romanzo 'Siracusa' di Delia Ephron, autrice della sceneggiatura insieme allo stesso Muccino, il film segue due coppie in viaggio a Tangeri che diventano il laboratorio emotivo di questa dinamica: muri che si alzano, parole che mancano, sentimenti che si deformano. Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata e brillante, vivono a Roma tra successi, abitudini e un amore che, forse, non è più quello di una volta. Lui è un professore universitario e scrittore in crisi creativa, lei una giornalista brillante e stimata anche all’estero. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna (Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria), e alla loro figlia adolescente, Vittoria (Margherita Pantaleo). Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. E poi arriva Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di filosofia di Carlo, misteriosa presenza che accende interrogativi e tensioni.

Carolina Crescentini è Anna: una donna che esplode per non scomparire. Moglie di Paolo, madre iperprotettiva e donna irrisolta che vive in uno stato di allarme permanente. "È il personaggio più schietto del film", racconta Crescentini. "Dice tutto agli altri, ma non dice nulla a sé stessa. È cresciuta con abbandoni mai elaborati, ha avuto una figlia troppo presto, e quella bambina è diventata il suo riscatto. Ma quando la figlia cresce, Anna crolla: non sa più chi è". Crescentini parla di "detonazioni continue", di un'ansia che si trasforma in comicità involontaria e di scene in cui Muccino la porta "sul punto di rottura", fino a farle perdere il controllo in modo autentico. "È lì che l’attore vive davvero la scena", aggiunge il regista. Il film "racconta persone che cercano, in modi diversi, una forma di felicità, pur avendo la sensazione di arrancare da tempo nelle loro vite. Ognuno di loro - spiega Muccino - finisce per esprimersi male, con sé stesso e con gli altri. La scarsa consapevolezza delle proprie capacità comunicative si traduce in omissioni, distorsioni, alterazioni: tutto ciò che non viene detto diventa una sorta di cortina di ferro che ci isola a poco a poco. Si alzano muri tra noi e chi ci è vicino, partner, figli o genitori". Per entrambi, il non detto non è solo omissione: è linguaggio. "In recitazione si chiama sottotesto", spiega Crescentini. "Puoi dire 'come stai?' in mille modi diversi, a seconda di ciò che c’è sotto". Ma nella vita, aggiunge Muccino, il non detto è più pericoloso: "Tutti noi tendiamo a nascondere qualcosa, a volte consapevolmente, a volte no. È una debolezza umana. Il problema nasce quando la verità che esprimo non viene accolta: se ti dico cosa sento e tu mi rispondi che non è vero, che sono pazzo, la prossima volta ci penserò due volte prima di parlarti. L’ascolto è fondamentale: non solo dire, ma accettare ciò che ci viene detto. Se questo non accade, iniziamo a modificare la verità per renderla accettabile, poi smettiamo di dirla del tutto. E lì la relazione comincia a finire". Le relazioni oggi? Più veloci, più fragili. Muccino osserva come la comunicazione digitale abbia cambiato tutto: "L'uomo non ha mai avuto accesso agli altri con questa velocità. È una rivoluzione antropologica che ha generato una grande solitudine. Nell’era analogica - osserva - c'era più tempo, più rischio, più responsabilità". Oggi le relazioni "si consumano sulla doppia spunta".

Sullo stato di salute del cinema, Crescentini dice: "Nonostante ci siano film che sono andati molto bene ('Buen Camino', 'Diamanti', 'Follemente' e 'C'è ancora domani', ndr), la crisi c’è ed è enorme e pericolosa perché ci hanno tolto i fondi. C’è tanta gente che non lavorare da un anno e mezzo", osserva l’attrice, che sottolinea come ancora il cinema non venga “percepito come un’industria". Per Muccino "la crisi non è solo di chi non lavora, perché chi non lavora non paga nemmeno le tasse". Quindi, osserva il regista, "è una crisi del Paese, è un prodotto interno lordo che viene meno, che non è piccolo: perché dietro al mondo del cinema non c'è solo il macchinista e l’elettricista", ma anche "l'autista, l’albergatore e il ristoratore, c’è una filiera immensa e chi lo ha capito lo sfrutta molto bene". Sul tema del tax credit, sottolinea come in alcuni territori le agevolazioni siano più vantaggiose: "Per esempio in New Jersey hanno fatto una legge talmente accogliente che Hollywood si sta spostando lì".

Alla domanda se tornerebbe a lavorare a Hollywood, dopo 'La ricerca della felicità', 'Sette anime' e 'Padri e figlie', Muccino non esita: "No, non ci tornerò mai. E non tornerò nemmeno in America", dice, ricordando le sofferenze degli ultimianni lì: "Sono stati faticosi e dolorosi” perché "è una civiltà pagana che oggi vediamo chiaramente davanti ai nostri occhi". Ma "quando ci vivevo, negli ultimi cinque o sei anni, sentivo una sofferenza dentro che era proprio quella che poi è scoppiata e oggi sta investendo l'intero globo". I primi anni "ero felice, facevo i film con Will Smith, tutto girava per il verso giusto e ottenevo successi". Poi "ho iniziato a fare i conti con il sistema e con l’assenza di amicizia e di rapporti che c’è in quella società così smarrita e solitaria”. Una società, che Muccino definisce "in pienissima decadenza", conclude. (di Lucrezia Leombruni e Loredana Errico)

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