Carlotta Spallino, impiegata all’Esa di giorno e comica di notte: è il nuovo fenomeno romano

La sua carriera sul palco nasce, come spesso accade, da un cuore spezzato.Ora è tra le voci più interessanti della stand-up comedy contemporanea

Carlotta Spallino negli studi dell'Adnkronos
Carlotta Spallino negli studi dell'Adnkronos
24 aprile 2026 | 11.12
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Classe 1991, romana, di giorno lavora all’Agenzia Spaziale Europea e di sera, invece, si mette il suo cerchietto in velluto - suo marchio di fabbrica - e fa stand-up comedy. Carlotta Spallino è il nuovo fenomeno della comicità romana, dopo che i suoi video sulle improbabili e fallimentari imprese amorose sono diventati virali sui social. Gira l’Italia con il suo primo spettacolo ‘Io me lo merito’, attraverso cui trasforma le insicurezze e le disavventure personali in una comicità in cui è facile riconoscersi. La sua carriera sul palco nasce, come spesso accade, da un cuore spezzato. "Questa avventura è nata per gioco, in un momento in cui parlavo solo di tragedie perché ero appena stata lasciata dopo dieci anni", racconta Carlotta Spallino, ospite del vodcast dell'Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube.

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A spingerla è stata la sorella, che tra le lacrime intravedeva un potenziale comico: "'Quando parli sei divertente', mi disse. Io non capivo come potesse ridere, visto che stavo sotto un treno. Ma lei vedeva qualcosa che io non vedevo: un punto di vista comico sulle cose tristi”. Quel consiglio si è trasformato in una vera e propria "salvezza". "Da quel momento, ogni cosa che mi succede ho imparato a guardarla con ironia e sarcasmo", spiega. La prima esibizione è stata un rito di passaggio quasi commovente, con parenti arrivati dalla Sicilia per applaudirla. Oggi, quell'insicurezza iniziale è diventata il suo punto di forza, un'arma per conquistare il pubblico e permettersi battute sempre più audaci, senza paura del giudizio. Il cuore del suo repertorio sono le relazioni, gli appuntamenti disastrosi e gli uomini. "Purtroppo è tutto autobiografico. Tutto vero", ammette. "Mia madre pensa che io esageri, ma no: magari avessi così tanta immaginazione". Le sue storie sono quelle di una generazione che vive il paradosso delle relazioni nell'era digitale: "È cambiato tutto. I miei genitori stanno insieme da 40 anni. Io e le mie amiche single ci chiediamo: siamo tutte sbagliate? Forse sì, ma il punto è che quando esci non c’è più la voglia di avvicinarsi senza doppio fine. I social e le dating app ci hanno rovinato”.

Ma la sua comicità non si ferma alle pene d'amore. Con coraggio e ironia, porta sul palco temi profondamente personali e ancora tabù, come la diagnosi di endometriosi. "Sono stata operata tre anni fa. Ho fatto un monologo solo dopo l'intervento perché ne avevo bisogno", racconta, ricordando gli anni difficili in cui non veniva creduta dai medici. Per lei, la stand-up comedy è una terapia, un modo per "esorcizzare cose spiacevoli", che si tratti di una storia finita o di sentirsi dire dai suoi amici maschi di essere “asessuata". Essere una donna su un palco comico, ammette, presenta ancora delle sfide. "È più difficile per i soliti pregiudizi. Non capisco perché ci sia la critica sul fatto che le donne parlino sempre dello stesso argomento. Anche gli uomini lo fanno. Noi passiamo subito per sboccate, ma siamo sullo stesso livello”. Nonostante il successo crescente sui palcoscenici e sui social, Carlotta tiene i piedi per terra. Il suo lavoro all'Esa, dove ormai anche il capo sa della sua doppia vita, resta una priorità. "Sono troppo razionale. Per il mio stile di vita non sarebbe sostenibile vivere solo di stand-up: ho un cane che va all’asilo, il mutuo, mille spese". Il sogno di un grande palco c'è, ma per ora resta un'utopia. Nel frattempo, continua a scrivere e a scambiare battute con i colleghi della scena comica romana, che descrive come un ambiente di “sana competizione e grande collaborazione”. Perché per essere un bravo comico, conclude, non basta essere simpatici: "Bisogna saper scrivere. E quella è una cosa che si impara con il tempo". (di Lucrezia Leombruni e Loredana Errico)

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