Jinjer live in Italia, la cantante Tatiana: "Non scriviamo brani pensando a TikTok"

La band ucraina torna dal vivo a Trezzo sull'Adda il 10 febbraio prossimo. "Oggi abbiamo conquistato il pubblico italiano. Nel metal non amo il gatekeeping. Il genere deve evolversi"

Tatiana Shmayluk dei Jinjer (foto Jake Owens)
Tatiana Shmayluk dei Jinjer (foto Jake Owens)
20 gennaio 2026 | 12.51
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I Jinjer tornano sui palchi europei con un tour che segna un nuovo capitolo della loro storia. Tra le date più attese c’è anche il ritorno in Italia, fissato per il 10 febbraio a Trezzo sull'Adda, una tappa che conferma il legame ormai solido tra la band ucraina e il nostro Paese. Al centro dello show l’ultimo album, 'Duel', un titolo che richiama il confronto, la tensione ma soprattutto la dualità. Un concetto chiave nell’estetica e nel linguaggio musicale dei Jinjer. La dualità si riflette non solo nella scrittura ma anche nella resa dal vivo e trova il suo punto di massima espressione nella voce di Tatiana Shmayluk, tra le più riconoscibili e spiazzanti della scena metal contemporanea. “Canterò le canzoni e basta. Non posso davvero mostrare la dualità dell’esistenza o il conflitto interiore - racconta l'artista all’AdnKronos -. Vorrei potermi dividere in due Tatiana e cantare insieme, ma non succederà. Per trasmettere questa idea continuo a fare quello che i Jinjer hanno sempre fatto: la dualità. Urla e canto pulito, melodia e riff aggressivi”.

La voce di Tatiana è un vero elemento compositivo: il suo registro eclettico, capace di passare dal growl più profondo a linee melodiche cristalline, guida i pezzi, dimostrando come il metal possa essere allo stesso tempo tecnico ed emotivo. Un equilibrio che la cantante incarna in modo disarmante e che ha contribuito a uno dei momenti più iconici della storia recente del metal. Come il video di 'Pisces', diventato virale anni fa e capace di scatenare una reazione incredula da parte del pubblico. ‘Ci sono due cantanti?’ era la domanda ricorrente. In realtà è solo Tatiana, che da sempre dà importanza anche all’impatto visivo degli show. "Porterò forse qualche costume che non è davvero metal ma nemmeno pop. Elegante? Entrambe le cose allo stesso tempo - spiega - ma anche nessuna delle due. Non so spiegarlo bene…aspettatevi qualcosa”.

Il tour segna anche l’introduzione di un nuovo stage setup, progettato con attenzione fin dall’estate: “Ci stiamo lavorando da giugno - ammette - Abbiamo dovuto rinunciare ad alcune idee perché dipende molto dalle dimensioni dei palchi del tour europeo. Avrei voluto fare qualcosa di totalmente ‘rockstar’, ma non è sempre possibile”. Dietro ogni live c’è un lavoro meticoloso anche sulla scaletta. “Ci sono diversi criteri: la durata, l’atmosfera, i Bpm. A quanto pare per alcuni è molto importante. Per me no, non me ne frega niente - dice Tatiana con schiettezza -. Ovviamente ci saranno tutti i pezzi più famosi ma la setlist non è infinita. Devi far stare tutto dentro: le esigenze della band, del pubblico, dei musicisti. A volte litighiamo anche per questo”.

Fondamentale è anche la gestione vocale: “Per me è importantissimo non mettere due canzoni con un climax vocale molto intenso una dopo l’altra. ‘Teacher, Teacher! e ‘I Speak Astronomy’ non possono stare vicine. Sarebbe troppo stressante per le corde vocali”. Se oggi i Jinjer sono una realtà consolidata, il rapporto con l’Italia non è stato immediato. “Ho dei ricordi molto forti - racconta Tatiana -. Una delle nostre più grandi conquiste come band è stata vincere il pubblico italiano. All’inizio è stato durissimo. Ricordo i primi concerti: c’erano pochissime persone, a volte quindici. Una volta suonavamo durante Pasqua e la gente preferiva andare in chiesa piuttosto che venire a vederci”.

E non era solo una questione di numeri: “Chi c’era era completamente immobile, in silenzio. Era imbarazzante, ti veniva voglia di sparire”. Poi qualcosa è cambiato: “Oggi i concerti in Italia sono tra i migliori in assoluto. Il pubblico è pazzesco, ora abbiamo migliaia di persone sotto il palco. Questo mi rende ancora più grata verso il pubblico italiano: li abbiamo conquistati e ora non ci lasciano più andare”. Dall’underground ucraino, tra palchi piccoli e pubblico sparuto, la band ha sviluppato una coerenza artistica rigorosa, affinando uno stile che non si piega alle mode o agli algoritmi. Il caso ‘Pisces’ ha semplicemente accelerato la visibilità di un progetto già solido. Non a caso, anche oggi, il rapporto con i social resta critico e consapevole: “Noi non scriviamo musica pensando a TikTok. Trattiamo la musica in modo molto più serio che ridurla a una colonna sonora per video di 15 secondi” ammette Tatiana.

E il concetto si riflette anche nel modo in cui la cantante guarda al metal e ai suoi stereotipi: “Vorrei eliminare l’idea che il metal debba essere una cosa rigida. Non mi piace il gatekeeping. Anche il metal moderno è metal. Il genere deve evolversi”. La sua idea è lontana dall’immaginario classico: “Per me il metal è qualcosa di futuristico, cosmico, legato ai misteri della vita. Non mi riconosco nell’estetica tradizionale: pelle, borchie, harness, gilet con le patch. Io sono metal, ma non indosso il 'costume' stereotipato del metal”. L’obiettivo del tour è chiaro e diretto: “Voglio far innamorare le persone di 'Duel'. Voglio che resti nella loro testa. Che dopo il concerto continuino ad ascoltarlo ancora e ancora”. (di Federica Mochi)

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