Muccino e Crescentini: "Il non detto crea muri, oggi conta la doppia spunta"

Il regista e l'attrice ospiti del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos per presentare 'Le cose non dette', dal 29 gennaio in sala con 01

Il cast del film 'Le cose non dette'
Il cast del film 'Le cose non dette'
23 gennaio 2026 | 13.49
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Il non detto "è un macigno" e "un labirinto complesso". Lo raccontano Gabriele Muccino e Carolina Crescentini, ospiti del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos, presentando il nuovo film del regista 'Le cose non dette'. Un’opera che torna al cuore del cinema mucciniano: l'imperfezione umana, le coppie che arrancano e le verità che fanno paura. Muccino lo dice senza giri di parole: "In questo senso, il non detto contribuisce a costruire il nostro destino: possiamo portare dentro traumi mai nominati, e diventare, in parte, il risultato di ciò che ignoriamo. Il non detto è un macigno che ci accompagna, perché siamo figli di ciò che non è stato espresso e, a nostra volta, continuiamo a tacere per pudore, vergogna, paura del giudizio o del biasimo". Secondo il regista, c'è un altro punto. "Spesso non conosciamo a fondo nemmeno noi stessi e finiamo per non dirci la verità, soprattutto quando è scomoda".

Tratto dal romanzo 'Siracusa' di Delia Ephron, autrice della sceneggiatura insieme allo stesso Muccino, e dal 29 gennaio al cinema con 01 Distribution, il film segue due coppie in viaggio a Tangeri che diventano il laboratorio emotivo di questa dinamica: muri che si alzano, parole che mancano, sentimenti che si deformano. Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata e brillante, vivono a Roma tra successi, abitudini e un amore che, forse, non è più quello di una volta. Lui è un professore universitario e scrittore in crisi creativa, lei una giornalista brillante e stimata anche all’estero. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna (Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria), e alla loro figlia adolescente, Vittoria (Margherita Pantaleo). Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. E poi arriva Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di filosofia di Carlo, misteriosa presenza che accende interrogativi e tensioni.

Carolina Crescentini è Anna: una donna che esplode per non scomparire. Moglie di Paolo, madre iperprotettiva e donna irrisolta che vive in uno stato di allarme permanente. "È il personaggio più schietto del film", racconta Crescentini. "Dice tutto agli altri, ma non dice nulla a sé stessa. È cresciuta con abbandoni mai elaborati, ha avuto una figlia troppo presto, e quella bambina è diventata il suo riscatto. Ma quando la figlia cresce, Anna crolla: non sa più chi è". Crescentini parla di "detonazioni continue", di un’ansia che si trasforma in comicità involontaria e di scene in cui Muccino la porta "sul punto di rottura", fino a farle perdere il controllo in modo autentico. "È lì che l’attore vive davvero la scena", aggiunge il regista.

Il film "racconta persone che cercano, in modi diversi, una forma di felicità, pur avendo la sensazione di arrancare da tempo nelle loro vite. Ognuno di loro - spiega Muccino - finisce per esprimersi male, con sé stesso e con gli altri. La scarsa consapevolezza delle proprie capacità comunicative si traduce in omissioni, distorsioni, alterazioni: tutto ciò che non viene detto diventa una sorta di cortina di ferro che ci isola poco a poco. Si alzano muri tra noi e chi ci è vicino, partner, figli o genitori". Per entrambi, il non detto non è solo omissione: è linguaggio. "In recitazione si chiama sottotesto", spiega Crescentini. "Puoi dire 'come stai?' in mille modi diversi, a seconda di ciò che c’è sotto".

Ma nella vita, aggiunge Muccino, il non detto è più pericoloso: "Tutti noi tendiamo a nascondere qualcosa, a volte consapevolmente, a volte no. È una debolezza umana. Il problema nasce quando la verità che esprimo non viene accolta: se ti dico cosa sento e tu mi rispondi che non è vero, che sono pazzo, la prossima volta ci penserò due volte prima di parlarti. L’ascolto è fondamentale: non solo dire, ma accettare ciò che ci viene detto. Se questo non accade, iniziamo a modificare la verità per renderla accettabile, poi smettiamo di dirla del tutto. E lì la relazione comincia a finire".

Le relazioni oggi? Più veloci, più fragili. Muccino osserva come la comunicazione digitale abbia cambiato tutto: "L'uomo non ha mai avuto accesso agli altri con questa velocità. È una rivoluzione antropologica che ha generato una grande solitudine. Nell’era analogica - osserva - c'era più tempo, più rischio, più responsabilità". Oggi le relazioni "si consumano sulla doppia spunta", conclude. di Lucrezia Leombruni e Loredana Errico

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