Il conduttore di FarWest accomuna il leader M5S e il volto di Report: “Quando la domanda riguarda loro diventa un’aggressione politica”
“È nato Contucci. Metà Giuseppe Conte, metà Sigfrido Ranucci. È il nuovo virus che ammorba politica e giornalismo in Italia”. Salvo Sottile sceglie un neologismo e un attacco frontale per mettere insieme il presidente del Movimento 5 Stelle e il conduttore di Report, accusandoli di condividere quella che definisce la cultura dell’“autoassoluzione permanente”.
Il giornalista e conduttore dedica al tema un lungo post pubblicato sulla sua newsletter Substack. Un intervento che assume un significato particolare anche per la collocazione professionale dei protagonisti: Sottile e Ranucci lavorano entrambi per la Rai e sono entrambi alla guida di programmi d’inchiesta di Rai 3. Il primo ha condotto FarWest, e da settembre prenderà la guida di Ore14 al posto di Milo Infante, mentre Ranucci è il volto di Report.
“Contucci non perde mai. Contucci non sbaglia mai. Contucci, soprattutto, non chiede mai scusa”, scrive Sottile. Secondo il conduttore, il tratto comune tra Conte e Ranucci sarebbe la tendenza a reagire alle domande che li riguardano personalmente spostando il confronto dalle questioni poste alle presunte intenzioni di chi le solleva: “Se emerge una contraddizione, è un complotto. Se qualcuno pone una domanda scomoda, significa che sta facendo il gioco del nemico”.
Per quanto riguarda Conte, Sottile prende come punto di partenza la recente audizione dell’ex presidente del Consiglio davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. A suo giudizio, quella avrebbe potuto rappresentare l’occasione per riconoscere che, durante una crisi eccezionale, alcune decisioni avrebbero potuto essere prese diversamente.
Sottile descrive invece le tre ore di audizione come una “lunga autodifesa”, sostenendo che Conte avrebbe evitato qualunque ammissione di errore e spostato più volte il confronto sul governo attuale, su Giorgia Meloni, sull’opposizione dell’epoca e su altre vicende politiche. “Quando non puoi cambiare i fatti, cambi l’argomento”, è la sintesi del giornalista.
Poi l’attacco si sposta su Ranucci. Il riferimento è alle polemiche delle ultime settimane sulle frequentazioni del conduttore di Report. Sottile precisa di non sostenere che un giornalista debba selezionare le proprie amicizie sulla base di un “certificato penale”, ma pone una questione di opportunità e soprattutto critica la reazione di Ranucci alle domande ricevute.
Secondo Sottile, quando interrogativi e critiche vengono indirizzati al conduttore di Report, la risposta tenderebbe a trasformare la questione in una campagna politica contro la trasmissione e contro il giornalismo d’inchiesta. Il risultato, sostiene, sarebbe una sorta di doppio standard: domande e inchieste sarebbero considerate sempre legittime quando rivolte agli altri, molto meno quando riguardano chi quelle domande le pone abitualmente.
Sottile contesta in particolare il ricorso alla dimensione collettiva di “noi di Report”, sostenendo che Ranucci finisca così per sovrapporre le critiche rivolte alla propria persona a un attacco all’intera redazione e, più in generale, al giornalismo indipendente.
Il conduttore di FarWest cita anche un intervento di Ranucci seguito alla morte di Francesco Guccini, criticando il passaggio dal ricordo personale a una chiamata alla mobilitazione attorno a Report: “Continueremo a batterci… Vi andrebbe di contribuire a cambiare il mondo insieme a noi?”. Per Sottile è il segnale di un mutamento del ruolo: “È il momento in cui il cronista smette di limitarsi a raccontare il mondo e comincia a chiedere agli altri di seguirlo nel tentativo di cambiarlo”.
La polemica arriva peraltro in un momento delicato nei rapporti tra Report e la stessa Rai. A luglio la Direzione Approfondimento ha comunicato la sospensione cautelativa delle repliche estive della trasmissione “in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci”. La Rai ha contemporaneamente precisato che la nuova stagione di Report resta confermata e tornerà in onda a novembre.
“Entrambi, quando finiscono dall’altra parte della barricata, sembrano vivere la domanda come un’offesa personale”, conclude Sottile. E la tesi del suo intervento è tutta qui: il problema non sarebbe essere criticati, né naturalmente essere obbligati a condividere le accuse ricevute, ma riconoscere alla domanda la stessa legittimità quando viene rivolta a se stessi che si pretende quando a formularla sono politici o giornalisti nei confronti degli altri.