The Darkness: “L’autotune non avrà mai posto nel rock”

Intervista a Justin Hawkins, frontman della band britannica, che torna in Italia con due date estive a Villafranca di Verona e Pistoia: "Il rock non ha bisogno di essere salvato”

The Darkness
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14 maggio 2026 | 11.44
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Il rock non ha bisogno di essere salvato, e anche se oggi si esprime in forme diverse rispetto al passato, di certo non saranno autotune e AI a prenderne il controllo. Ne è convinto Justin Hawkins, frontman dei The Darkeness, che a oltre vent’anni dall’esplosione di 'Permission To Land', album che li ha consacrati come una delle band rock britanniche più amate al mondo, continuano a vivere una nuova stagione di successi. Dopo una carriera fatta di hit e priconoscimenti, il gruppo ha saputo rinnovarsi senza perdere la propria identità, tornando ai vertici con lavori recenti come ‘Dreams On Toast’ (2025) e confermandosi una realtà capace di conquistare anche le nuove generazioni grazie a un sound energico e a spettacoli dal vivo travolgenti. Questa estate la band porterà il proprio show a un livello ancora più ambizioso con un grande tour nelle arene, ma prima farà tappa anche in Italia per due attesi concerti estivi: il 7 luglio al Castello Scaligero di Villafranca di Verona insieme agli Airbourne e agli Spleen, e l’8 luglio in qualità di headliner del Pistoia Blues in Piazza Duomo, preceduti da Messa e Spleen. In un'intervista all’AdnKronos, Hawkins racconta il rapporto speciale con il pubblico italiano e offre una riflessione sul presente del rock, tra identità, evoluzione e nuove sfide legate all’autenticità nell’era dell’autotune e dell’intelligenza artificiale.

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Justin, tornerete in Italia per due date molto attese questa estate: cosa rappresenta oggi il pubblico italiano per i The Darkness?

“Io ho sviluppato una specie di teoria sui tour in Europa e penso che ogni Paese, anche se sono tutti molto vicini tra loro, richieda di aspettarsi una risposta completamente diversa. Ma quando veniamo in Italia, il livello di passione è sempre più alto. Tutti sono entusiasti di vederci sul palco. A volte mi chiedo se sia per il Festivalbar, al quale abbiamo partecipato anni fa. Penso che da allora l’Italia sia il Paese europeo sul quale possiamo sempre contare per una serata fantastica. Voglio dire, lo so che non siamo in classifica o cose del genere, ma i concerti sono sempre davvero divertenti e le persone che vengono agli show dei Darkness in Italia sembrano amarci davvero".

In Italia condividerete il palco con band molto diverse come gli Airbourne e i Messa. C’è qualcosa che apprezzi della nuova generazione di band rock di oggi?

“Stranamente siamo amici degli Airbourne. Ci siamo incontrati diverse volte negli anni e fanno sempre uno show incredibile. Quanto ai Messa, adoro il doom metal, quindi sarà divertente".

Il rock come se la sta passando? Sta vivendo un buon periodo?

“Ogni volta che qualcuno passa al rock e fa un disco un po’ più pop o entra in classifica, tutti dicono “hanno salvato il rock’n’roll”. Ma il rock’n’roll non ha bisogno di essere salvato. Il rock è enorme. Prendiamo gli Iron Maiden: faranno Knebworth e ci saremo anche noi. Il rock sta bene, non preoccupatevi del rock. Magari non domina come il rap, ma il rock è un insieme così vasto e diversificato di generi sotto un unico ombrello che c’è qualcosa per tutti. Penso che quando ci sarà una reazione contraria a certe cose che accadono, forse il rock tornerà a essere la forza dominante nella cultura mainstream. Chissà".

Pensi che il rock possa ancora essere considerato un genere pericoloso e ribelle come avveniva negli anni ’90?

“Se pensiamo al grunge negli anni ‘90, per esempio, non credo fosse tanto pericoloso quanto sovversivo. E penso anche che il grunge sia stato un momento culturalmente importante. Non riguardava solo il rock. Io adoro il grunge. Penso abbia reso la musica con le chitarre davvero accessibile. Molte persone che altrimenti non avrebbero mai preso in mano uno strumento improvvisamente sentivano che fosse una cosa fattibile. E adoro tutto ciò che riesce a fare questo, perché più persone suonano la chitarra meglio è. Ma riguardo al fatto di essere visto come qualcosa di pericoloso… i comportamenti che rendevano il rock’n’roll pericoloso, eccitante e qualcosa a cui aspirare perché rappresentava uno stile di vita glamour e spensierato, oggi sono le stesse cose per cui verresti cancellato. È una situazione molto strana: puoi fare musica che suona in modo ribelle, ma se ti comporti così non puoi diventare un nome da prima pagina. Le cose che si leggono sui Mötley Crüe o sui Bon Jovi e quello che facevano negli anni ’80 oggi non potresti farle senza essere cancellato. Quindi il rock deve guardarsi intorno e adattarsi. Lo dico sempre nelle interviste e anche sul mio canale. Tematicamente deve cambiare anche il significato dell’essere rocker".

Oggi cosa è cambiato?

"Penso che sia fantastico che band come i Deftones facciano semplicemente musica da outsider. Non hanno quella componente ‘sesso, droga & rock’n’roll’. È tutto molto straight edge. Si tratta di un’esperienza sonora immersiva, rumorosa, travolgente, che non parla di droga e sesso. Ci sono parti del rock che stanno prosperando ma non significano più la stessa cosa di una volta. E penso che debba cambiare, altrimenti non può davvero esistere nella cultura attuale".

Molte band degli anni ’90 stanno vivendo un vero revival. Hai citato i Deftones ma ce ne sono molte altre. Pensi che anche The Darkness stiano vivendo una seconda vita artistica?

“Credo che per noi sia diverso, perché a parte il periodo in cui mi sono preso una pausa, non credo che siamo mai davvero spariti. La parte “resurgente” dei Darkness è stata con dischi come ‘Easter Is Cancelled’ e ‘Dreams on Toast’, due album che sono andati molto bene e di cui sono molto orgoglioso. E, in termini di posizioni in classifica nel Regno Unito, stiamo iniziando ad avvicinarci ai livelli che avevamo quando abbiamo iniziato. Quindi si potrebbe dire che sia un momento di rinascita. Però nel nostro caso, dopo 25 anni, penso che sia più una questione di longevità. Forse la gente ormai pensa: ‘Beh, tanto non se ne andranno, quindi tanto vale accettarli".

Il 2025 è stato anche un anno molto significativo per voi, con tour sold out e il ritorno alla Wembley Arena. Qual è stato il momento più emozionante o memorabile dell’ultimo anno?

"In realtà anche l’anno prima ci sono state cose bellissime. Abbiamo suonato in un festival molto vicino alla nostra città natale. È un festival in crescita e ora compete con i grandi festival nazionali del Regno Unito. Si trova a venti minuti da dove io e mio fratello siamo cresciuti e non ci avevamo mai suonato prima. Quindi esibirci lì e ricevere quella reazione incredibile è stato emozionante, perché c’erano tutti i miei amici di scuola e la mia famiglia. È stato davvero speciale. Penso che ci siano anche momenti emozionanti in arrivo. Le cose che proveremo a fare quest’anno sono molto ambiziose e anche se riusciremo solo ad avvicinarci a quello che speriamo di ottenere, sarà comunque straordinario. È difficile descrivere un singolo momento come ‘emozionante’, perché penso che siamo semplicemente molto fortunati ad avere una carriera facendo qualcosa che amiamo. Questo mi rende felice ogni giorno. Le emozioni sono una specie di lento e costante rilascio di dopamina".

Dopo tutti questi anni ti senti ancora lo stesso frontman spettacolare e imprevedibile sul palco?

"Beh, spesso non so nemmeno io cosa farò. Non pianifico quello che succederà. Reagisco al pubblico e penso che questa sia una delle cose che so fare meglio. Ci sono momenti in cui sorprendo me stesso e succede ancora. Eravamo sulla Monsters of Rock Cruise e durante un assolo di chitarra ho fatto un backflip in piscina. Non era assolutamente previsto per quella giornata. A volte salto da un balcone durante i concerti nei club, se ce n’è uno accessibile. Mi sono rotto delle costole facendo queste cose, ho avuto qualche incidente. Però non voglio che diventi qualcosa che il pubblico si aspetta. Se faccio una verticale, un flip o cose del genere, non voglio che siano parti coreografate dello show. Devono essere imprevedibili, perché non voglio diventare “quello che fa sempre quella cosa”. Per me viene prima la musica. Le cose che decido di fare sul momento dipendono semplicemente da come mi sento quella sera".

Anche i tuoi costumi e i cambi d’abito fanno parte dell’identità dei Darkness. Quanto è importante mantenere quell’aspetto teatrale del rock?

"Penso che lo show sia molto importante. Ho visto tanti concerti che si basano troppo su video wall e produzioni enormi, e secondo me questo sposta l’attenzione lontano dalle persone che stanno davvero suonando. A me non piacciono quei concerti. Mi piace il vecchio show rock classico, dove le luci servono a enfatizzare quello che fanno le persone sul palco. Certo, cose come il pyro sono importanti, ma la cosa davvero importante è evolvere il proprio look. Sono completamente d’accordo con David Bowie: bisogna reinventarsi continuamente. Nuove acconciature, nuovi vestiti".

Tu ne sai qualcosa di trasformazioni sul palco…

“Per molto tempo ho indossato catsuit e a volte li porto ancora. Però spesso iniziavo il concerto con un completo a due pezzi e poi cambiavo outfit durante lo show. Abbiamo persino vinto premi di stile e cose così. Non era quello il motivo per cui lo facevamo, ma è diventata una cosa associata a noi. Penso che parte del motivo per cui il rock venga a volte ignorato o marginalizzato sia che molte band salgono sul palco con jeans e maglietta. Una volta un’etichetta mi disse: “Ci piacciono le catsuit, tutto molto figo… ma non potresti fare un video con solo jeans e maglietta?”. E io risposi: “Va bene, farò una catsuit che sembri jeans e maglietta”. Per me era importante. Se penso alle band che amo — Queen, AC/DC, Van Halen, Aerosmith, Rolling Stones — avevano tutti uno stile incredibile. Fa parte del gioco. È quello che vuoi vedere. Io trovo persino emozionante indossare un completo elegante normale. Mi dà una specie di brivido. Probabilmente perché lo vedo da una prospettiva diversa".

Prima hai accennato all’intelligenza artificiale. Pensi che le nuove generazioni abbiano ancora bisogno di vere rock band con vere chitarre e amplificatori, soprattutto al giorno d’oggi dove autotune e AI sono così mainstream?

“L’autotune non avrà mai posto nel rock. Il rock dovrebbe riguardare lo spazio tra le note. Un cantante rock che usa l’autotune, secondo me, non sta facendo bene il proprio lavoro. È l’esatto opposto di ciò che è il rock. Il rock è umano. E deve esserlo. L’intelligenza artificiale è il risultato di una macchina alimentata con enormi quantità di dati, che poi li mescola ed estrae una sorta di media statistica in base ai prompt. Quello che fa, in sostanza, è creare musica media. Per definizione. La maggior parte delle cose sono medie, e gli esseri umani sono perfettamente capaci di fare musica mediocre. Lo facciamo dall’inizio della musica. Poi ci sono cose eccezionali e cose pessime. L’AI produrrà soprattutto musica media. Ce ne sarà semplicemente di più. Ma di musica media ce n’è sempre stata troppa".

Cosa significa?

"Questo significa che le band che creano musica eccezionale brilleranno ancora di più. In realtà le aiuterà. Magari una cosa su cento o duecento creata dall’AI sarà buona, ma non sarà mai grande e non sarà mai umana. Non parlerà mai della condizione umana. Chi ascolta davvero musica cerca qualcosa che dica qualcosa sull’umanità e che risuoni dentro di sé. Un robot non è capace di farlo. C’è tantissima musica terribile nel mondo e spesso è terribile perché usa testi pieni di cliché, talmente generici che nessuno riesce davvero a identificarcisi. La grande musica, per esempio gli U2, funziona quando parla di eventi specifici della storia, come ‘Sunday Bloody Sunday’. L’AI direbbe semplicemente ‘le bombe sono brutte. Certo che le bombe sono brutte, lo sappiamo tutti. È una cosa talmente generica e ovvia da essere moralmente inutile. L’esperienza umana invece ti permette di parlare di eventi reali, anche in modo metaforico, e l’ascoltatore può proiettare la propria vita dentro quelle parole. Nasce una connessione speciale con chi le ha scritte. L’AI non potrà mai fare questo. Quindi non mi preoccupa. Penso che sia qualcosa che le persone senza talento usano per fare canzoni".

Tu che rapporto hai con l’AI?

"Personalmente non ho nulla legato all’AI sul mio telefono o sui miei computer, perché credo che in futuro arriveranno leggi che permetteranno alle aziende di AI di dire: 'Aspetta, hai usato l’AI in qualsiasi fase della composizione o produzione di questa canzone?'. E se rispondi di sì, loro diranno: 'Allora dacci tutti i soldi', e penso che sarebbe giusto". (di Federica Mochi)

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