"Non sarò il classico conduttore. C’è la mia anima più vera, quella che non portavo in tv da anni'", dice il comico all'Adnkronos. La nuova edizione dello show Mediaset, dal 2 marzo su Canale 5, "è contemporanea e libera da liturgie"
Max Giusti arriva a 'Scherzi a Parte' come si entra in una nuova stagione della propria carriera: con la consapevolezza di chi ha smesso di frenarsi. "Mi libero delle mie paure: ho tolto il freno a mano", confessa nell'intervista all’Adnkronos. Non è una frase ad effetto, ma la chiave di lettura di un’edizione che ribalta ritmo, linguaggio e perfino il ruolo del conduttore. Dal 2 marzo su Canale 5, lo storico programma torna in prima serata trasformato in un "varietà contemporaneo", cucito addosso al suo nuovo padrone di casa e ai protagonisti di ogni puntata. La prima schiererà un parterre di 'vittime' celebri: Lorella Cuccarini, Gabriel Garko, Isobel Kinnear e Paolo Conticini. Diviso tra tournée teatrali e il preserale con Caduta libera, Giusti arriva in prime time più vivo che mai e con un obiettivo chiarissimo: "'Scherzi a Parte' doveva essere contemporaneo". Per riuscirci ha ripensato tutto. "La prima novità è che conduco io", sorride. La seconda è un lavoro di ammodernamento che "trasforma gli scherzi in mini‑film" e il programma in un "varietà costruito su misura", dove nulla è lasciato al caso e "niente resta fermo per più di un secondo". Non mancheranno momenti di improvvisazione con il pubblico - lo studio 20 di Mediaset ospiterà una platea di 300 persone - e le sue imitazioni: "Nella prima puntata appariranno Alessandro Borghese, Aurelio De Laurentiis e poi, a sorpresa, ho rispolverato anche Cristiano Malgioglio… e scoprirete cosa combina in studio". Giusti non sarà il classico conduttore: "La cosa che volevo di più era togliere liturgia: niente commenti standard dopo lo scherzo. Ogni puntata è 'tailor made', cucita addosso al cast e alle mie qualità di comedian".
Le novità di questa edizione di ‘Scherzi a Parte’?
"La prima novità è che conduco io. La seconda riguarda gli scherzi: c’è stato un enorme lavoro di ammodernamento, di contemporaneità. 'Scherzi a Parte' ha più di trent’anni (ha debuttato nel 1992, ndr) e volevo portare al pubblico di Canale 5 una versione contemporanea, perché siamo cambiati noi, è cambiato il Paese, è cambiato il modo di vivere e la nostra fruizione. Ma anche il modo di ridere e come raccontiamo gli scherzi. In questa edizione vedrete perché nasce uno scherzo, conoscerete chi ci ha aiutato a costruirlo – quello che Raffaella Carrà avrebbe chiamato 'il gancio' – e racconteremo in parallelo tutto ciò che accade intorno alla vittima. E questo ci dà la possibilità di avere un ritmo esilarante. Senza dimenticare che questo programma non va in onda da qualche anno e questo ci ha permesso di togliere dall’immaginario collettivo il fatto che si potesse essere vittime di scherzi. Anche la tecnologia ci ha aiutato tantissimo: oggi puoi mettere microcamere ovunque senza che nessuno se ne accorga. Ma soprattutto è cresciuta la scrittura degli scherzi: sono più originali, più curati, più ritmati".
Come hai reso 'Scherzi a Parte' contemporaneo?
"Il pubblico oggi è più scaltro e ha una soglia di attenzione più bassa. Ho cercato di anticipare il telecomando: non c’è un momento in cui non accade qualcosa. Nessun tempo morto, volevo un flusso continuo. Noi adesso ci guardiamo i video sui social: vedi una cosa di 15 secondi con un'attenzione parziale, poi ti annoi e cambi. E troviamo contenuti di ogni tipo, perché è come se lì valesse tutto anche la volgarità. Per me invece l’importante è dare al pubblico un posto in cui ridere. E lo facciamo con degli scherzi che durano anche più di 10 minuti, confezionati come fossero dei mini-film. Raccontano la vittima, il contesto, il respiro emotivo. A volte siamo stati più cattivi, altre più delicati, ma nessuno è stato maltrattato. Guardate lo scherzo a Gabriel Garko: era terrorizzato. Abbiamo ricostruito un mini-horror, ma appena abbiamo visto che era troppo spaventato abbiamo detto 'basta'".
In che modo hai portato dentro il tuo lato da comedian?
"Non ho approcciato al programma solo da conduttore, ma anche da comico. La cosa che volevo di più era togliere liturgia: niente commenti standard dopo lo scherzo. Ogni puntata è 'tailor made', cucita addosso al cast e alle mie qualità di comedian. Porto i miei personaggi - non l’avrei mai immaginato mesi fa - e li faccio debuttare su Mediaset. In base agli ospiti, agli scherzi e a ciò che accade in studio improvviso molto, come faccio in teatro. Nella prima puntata appariranno Alessandro Borghese, Aurelio De Laurentiis e poi a sorpresa ho rispolverato anche Cristiano Malgioglio…e scoprirete cosa combina in studio".
Hai chiesto tanto pubblico: perché?
"Volevo che si respirasse un’atmosfera da cinema, come se vai a vedere un film di Zalone o con Cetto La Qualunque. Mi piace l’idea di avere davanti a me una platea (di 300 persone nello Studio 20 di Mediaset, ndr) che ride di gusto agli scherzi. Cercherò di trasferire l’atmosfera che c’è quando sono in tour per i teatri, improvvisando con la platea. Non aspettatevi una conduzione ‘alla Caduta Libera’: è più come se fossi sul palco del Sistina mentre faccio 'Bollicine'".
Possiamo dire che hai trasformato 'Scherzi a Parte' in un varietà?
"Secondo me sì. Solo pensando a quello che farò con Lorella Cuccarini nella prima puntata, posso dirti assolutamente di sì. È la prima volta che facciamo qualcosa insieme in televisione, e dopo tante puntate di game show ('Caduta libera', ndr) avevo voglia di essere attivo, di giocare con i colleghi. Ricordo ancora quel taglio che Alberto Sordi dava alle sue rare apparizioni tv: affetto sornione, ironia dissacrante, la battuta sempre pronta. È lì che c’è la mia anima più vera, quella che non portavo in tv da anni. Quando l’ho fatto anni fa non ero pronto, mentre oggi mi sento nel pieno della maturazione artistica".
Cosa ti ha fatto arrivare a questa consapevolezza?
"Lavorare con la Gialappa’s mi ha aiutato molto anche nel mio approccio senza maschere, senza personaggi. Ci sono stati degli elementi che mi hanno cambiato, probabilmente fare ‘Il Marchese del Grillo’ al Sistina e poi immediamente dopo interpretare Alessandro Borghese, Aurelio De Laurentiis, Antonino Cannavacciuolo e Renato Zero. Ad un certo punto è come se mi fossi tolto le paure e avessi tolto il freno a mano per paura di non fare troppo, per paura di non esagerare. Adesso non ho più paure".
È il tuo programma della maturità?
"Secondo me sì. Credo che sia la mia migliore prestazione in prime time. Ognuno ha i suoi tempi di maturazione, come le arance di maggio: io sono un po' tardivo".
Oggi è diventato più difficile fare televisione?
"Sì. Oggi chiunque può aprire un account social e diventare 'critico'. Non hai più solo un pubblico di fruitori di quello che fai, ma hai una platea di 'critici'. Questo può toglierti entusiasmo – o te ne può dare – ma a quel punto tu capisci che l'unica salvezza è metterti in discussione e, soprattutto, metterti a lavorare. Non basta un’idea buttata lì: il pubblico è attentissimo. La vera fortuna è trovare la giusta alchimia. Io posso controllare solo una cosa: la qualità di ciò che porto. Lavoro tanto su di me e sul programma. La ricetta in televisione non c’è mai: a volte pensi di aver fatto una puntata perfetta e fa mezzo punto di share in meno, altre volte il contrario. L’importante è lavorare bene, anche con i tempi televisivi di oggi: prima un varietà aveva sei o cinque giorni di prove, oggi i budget sono cambiati e se ne hai uno sei fortunato. Nel mio caso è sfidante perché nella stessa puntata mi devo sottoporre a ora di trucco, poi tornare Max e condurre, poi travestirmi di nuovo, ma fa parte del gioco".
Come ti senti?
"Sono orgoglioso. Non volevo fare 'il mio show', ma un programma in cui dare un contributo vero. Credo che Mediaset se lo aspetti, il pubblico se lo aspetti, ma soprattutto ne avevo bisogno io".
Un bilancio della tua esperienza a Mediaset?
"Bellissimo, faticoso ma bellissimo. ‘Caduta Libera’ era stato programmato per 50 puntate, chiuderemo a 120 e forse non finisce qui. Potevo essere rifiutato: nella storia, chi arriva da altri editori a Mediaset spesso non attecchisce. Invece sono lì, ogni sera, nel preserale Mediaset, come Gerry Scotti e Paolo Bonolis. E loro mi hanno aiutato e non è banale: per esempio Gerry (alla conduzione di 'Caduta libera' prima di Giusti, ndr) mi mise una mano sulla spalla e mi disse 'vai, sei quello giusto'. Se non fosse successo questo, forse non sarei qui".
C’è qualcosa che non hai ancora esplorato e vorresti fare? Hai un sogno?
"La seconda edizione di 'Scherzi a Parte'. Spero ci siano possibilità". La prima puntata andrà in onda nel post-Sanremo, quando la tv di Stato è accesa al massimo. Quindi non è una fase dell'anno in cui si può andare in difesa, ogni tanto bisogna pure andare in attacco. Diciamo che faccio così: chiudo gli occhi e corro".
Paura?
"Tanta. 'Caduta' Libera va contro una corazzata dall’altra parte e resta lì, leader nel pubblico giovane 25-54. Questo mi dice: 'Daje Massi, non mollare'. Lì non posso esagerare perché è un gioco, ma qui posso dare di più. E speriamo che 'ca Maronn c’accumpagn'". (di Lucrezia Leombruni)