L'Australia dà asilo politico alle calciatrici dell'Iran: non avevano cantato l'inno nazionale in Coppa d'Asia

La notizia è stata data dal primo ministro australiano Anthony Albanese, insieme al ministro degli Interni Tony Burke

La bandiera dell'Iran - Fotogramma/IPA
La bandiera dell'Iran - Fotogramma/IPA
10 marzo 2026 | 13.00
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L'Australia ha concesso asilo politico alle calciatrici dell'Iran che avevano rifiutato di cantare l'inno della Repubblica Islamica prima della partita d'esordio in Coppa d'Asia contro la Corea del Sud. La notizia è stata data dal primo ministro australiano Anthony Albanese, insieme al ministro degli Interni Tony Burke: "L'Australia ha preso a cuore il loro caso ed è stata toccata dalla difficile situazione di queste donne coraggiose".

Le giocatrici iraniane che non avevano cantato l'inno del loro Paese nella gara inaugurale sono cinque: la capitana Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Fatemeh Pasandideh, Atefeh Ramezanizadeh e Mona Hamoudi. E tutte avevano ricevuto critiche pesanti in Iran per "tradimento" in periodo di guerra. Con questo gesto, le 5 ragazze hanno manifestato solidarietà al movimento di protesta in Iran e alle vittime della repressione del regime: tra queste l'assistente arbitro 23enne Sahba Rastian.

La richiesta di aiuto delle calciatrici dell'Iran

L'asilo è stato concesso dopo l'eliminazione della squadra dalla Coppa d'Asia, quando le ragazze - di rientro con il pullman della squadra - erano state riprese da alcuni tifosi, che avevano notato durante i saluti il segnale di 'Sos'. Sulla questione era intervenuto anche il presidente americano Donald Trump, che aveva sollecitato il premier australiano a concedere l'asilo politico.

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