Follia Medvedev a Montecarlo, lo psicologo dello sport: "Rompere la racchetta è rifiutare il fallimento"

"I campioni hanno un loro narcisimo legato al non perdere e al non sbagliare mai, ogni errore è un attacco alla propria identità"

Follia Medvedev a Montecarlo, lo psicologo dello sport:
08 aprile 2026 | 18.22
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Follia Medvedev durante il match a Montecarlo contro l'italiano Berrettini. Dopo aver perso il primo set 6-0 in 25 minuti contro il romano, Daniil Medvedev si è sfogato con la sua racchetta distruggendola davanti gli spettatori del Court Ranier III. "La racchetta è il prolungamento di una parte del giocatore, c'è chi ci parla o chi la coccola, romperla è rifiutare la parte fallita di se stessi, il sé che sbaglia, questa è una chiave di lettura simbolica". Lo spiega all'Adnkronos Salute Pietro Bussotti, psicologo dello sport e coordinatore di Psicologia dello sport dell'Ordine degli psicologi dell'Umbria.

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Medvedev non è il primo giocatore di tennis, e non sarà l'ultimo, a rompere le racchette in campo. "Altra chiave di lettura è quella di parlare della regolazione emotiva, della personalità e della costruzione del sé - prosegue lo psicologo - Il campione russo non è solo arrabbiato ma la sua reazione è figlia di come è abituato a stare in tensione. Ovvero, rompere la racchetta è un tentativo di regolazione emotiva, un gesto plateale che non riduce il malessere anzi fa perdere l'attenzione. Medvedev ha avuto una botta di impulsvità emotiva perché ha perso in modo inglorioso da Berrettini. I campioni - ricorda Bussotti - hanno un loro narcisimo legato al non perdere e non sbagliare mai, ogni errore è un attacco alla propria identità e all'immagine di essere 'colui che non perde mai'. C'è chi è resiliente in questo processo e chi no come il russo".

Sinner o prima di lui Federer, ma anche Nadal, sono il contraltare di Medvedev. "Per alcuni campioni il gesto plateale è controproducente, separano 'quello che faccio' da 'chi sono'. La prestazione, per loro, è quello che si fa in campo e non chi sono nella vita", conclude.

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