Pochi italiani in un campionato sempre più vecchio, il presidente uscente analizza la situazione dopo il flop Mondiali 2026
"Il problema non è trovare soluzioni, ma riconoscere la complessità del sistema". Con queste parole il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, accompagna la relazione preparata per l'audizione alla Camera, poi, cancellata dopo l'eliminazione dell'Italia dal Mondiale 2026.
"Il giorno seguente la mancata qualificazione della Nazionale italiana al Mondiale 2026, la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati ha chiesto, e prontamente ottenuto, la mia disponibilità per un’audizione sullo stato di salute del calcio italiano. Confronto auspicato e condiviso, almeno nelle poche ore in cui è rimasto in agenda, sia dalle forze parlamentari di maggioranza sia da quelle di minoranza. Perché, purtroppo, è stato cancellato il giorno successivo, pochi istanti dopo aver rassegnato le mie dimissioni dalla carica di presidente della FIGC, come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti. Per chi dovesse oppugnare il fatto che con le dimissioni il sottoscritto non sia più in carica, a scanso di equivoci, è bene sottolineare che lo Statuto federale prevede che io resti in prorogatio per l’ordinaria amministrazione fino al 22 giugno, data in cui è già stata convocata l’Assemblea Straordinaria Elettiva", dice Gravina, che resterà comunque in carica per l’ordinaria amministrazione fino al voto federale.
Nel documento, Gravina sottolinea come le criticità del calcio italiano siano "strutturali" e ormai consolidate da anni, con indicatori in costante peggioramento. "Nella stragrande maggioranza dei casi – afferma – l'impossibilità di intervenire efficacemente, dovuta a fattori interni ed esterni, ha preso il sopravvento". L'ex presidente della Figc evidenzia, inoltre, come il confronto istituzionale, inizialmente condiviso in Parlamento, sia stato, poi, cancellato a seguito delle sue dimissioni, nonostante la disponibilità a proseguire il dibattito. “La Serie A italiana continua a essere uno dei campionati più 'vecchi' d’Europa con un'età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l'ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio, etc.", sottolinea.
"Nella classifica dei primi 50 settori giovanili al mondo per ricavi decennali dalla vendita di calciatori ‘formati in casa’ ce ne sono solo due italiani (Atalanta e Juventus), mentre l’Inter è 53ma. Non è un caso, probabilmente, che si tratti di tre dei quattro club italiani con ‘seconde squadre’, la cui introduzione è stata peraltro a lungo osteggiata nel nostro sistema", afferma snocciolando dati.
"Nell’attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3% -si legge nella relazione-. Alla trentunesima giornata di campionato di Serie A di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 - di cui 10 portieri - sono italiani. L'Italia è ultima, dopo (nell’ordine) Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra e Germania, per ricavi complessivi generati nell’ultimo decennio da trasferimenti internazionali di calciatori formati nel paese".
Il presidente uscente afferma che non c'è "nessuna collaborazione ‘di sistema’ per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati è una esclusiva prerogativa della Lega interessata, senza che la Federazione abbia alcun potere di intervento".