Rezaei: "L'Iran merita i Mondiali, il popolo è con noi". Viaggio nel ritiro della nazionale in Messico

L'ex difensore (in Serie A con le maglie di Perugia, Livorno e Messina) oggi è assistente del ct Ghalenoei e ha raccontato all'Adnkronos i primi giorni della squadra in Coppa del Mondo: "Siamo qui per fare il nostro lavoro e rappresentare il Paese"

La nazionale iraniana e l'assistente del ct Rahman Rezaei - Afp + foto concessa da Rahman Rezaei
La nazionale iraniana e l'assistente del ct Rahman Rezaei - Afp + foto concessa da Rahman Rezaei
18 giugno 2026 | 06.18
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"Contro la Nuova Zelanda c’erano più di 60mila iraniani a sostenerci. Sembrava di giocare i Mondiali a Teheran. I nostri tifosi ci stanno dando una spinta enorme e ci seguono ovunque". Rahman Rezaei, un passato da difensore nella Serie A dei primi anni Duemila con le maglie di Perugia, Messina e Livorno, oggi è uno degli assistenti del ct dell’Iran Amir Ghalenoei e ha raccontato all’Adnkronos i primi giorni della sua nazionale in Coppa del Mondo. Dal ritiro in Messico alle tensioni, dalle polemiche a un debutto visto come un’occasione persa in chiave qualificazione.

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Iran ai Mondiali, Rezaei: "Le polemiche non ci interessano"

Il primo tema è proprio l'esordio contro la Nuova Zelanda. "Dall’inizio alla fine - racconta Rezaei - siamo stati spinti da migliaia di tifosi arrivati a Los Angeles. Abbiamo sentito una vicinanza straordinaria. Lo stadio era uno spettacolo, con una distesa di maglie bianche sugli spalti". Un’accoglienza sorprendente. "Non mi aspettavo una situazione del genere. Sembrava davvero di giocare in casa. È stato emozionante vedere, anche per strada, tanta gente felice".

Tra i primi calciatori iraniani a imporsi in Serie A, Rezaei risponde al telefono dal Messico e da Tijuana, la città scelta dall’Iran come sede del ritiro durante la Coppa del Mondo. "Anche qui sentiamo grande affetto. I messicani sono fantastici, quando usciamo dall’albergo ci chiedono foto e autografi e ci trattano con enorme rispetto".

A causa della guerra in corso con gli Stati Uniti, la federazione ha deciso di trasferire il ritiro oltre il confine, a pochi chilometri da San Diego, rinunciando alla sede di Tucson, in Arizona. Una scelta che comporta inevitabili complicazioni logistiche. "Partiamo il giorno prima della gara e rientriamo subito dopo. Con la Nuova Zelanda siamo tornati in albergo a mezzanotte". Stesso iter anche per le prossime sfide contro Belgio, ancora a Los Angeles, ed Egitto, a Seattle.

Rezaei: "Giusto che l'Iran sia ai Mondiali"

Il discorso si sposta presto sulle polemiche che da mesi accompagnano la nazionale iraniana. "Noi siamo qui per fare il nostro lavoro. Allenarci, giocare e rappresentare il Paese. Fine. Stiamo bene e non ci interessa altro". Dopo il pareggio all’esordio, il presidente della Fifa Gianni Infantino è sceso negli spogliatoi per salutare la squadra e ringraziare l’Iran per la partecipazione al torneo, mentre il ct Ghalenoei ha colto l’occasione per definire la sua nazionale "la squadra più maltrattata e penalizzata del Mondiale". Rezaei preferisce non entrare nella polemica: "È un suo punto di vista. Preferisco non commentare, ognuno ha le proprie opinioni".

Un altro tema riguarda le voci che, per mesi, hanno ipotizzato l’esclusione dell’Iran dal torneo. "Abbiamo sentito tante cose. So che qualcuno in Italia ci sperava, ma conoscendo gli italiani mi sono sempre detto che non poteva essere così. Nemmeno gli Azzurri sarebbero stati contenti di partecipare al nostro posto. Inoltre, conosco bene la nostra federazione e sono sempre stato tranquillo". Rezaei, 51 anni, affronta il discorso della guerra con una precisazione sulla presenza dell’Iran ai Mondiali. "Non credo possa essere una ragione per escludere una nazionale da una competizione. Nel calcio si sono viste altre situazioni simili in passato, basti pensare alle partecipazioni di Siria e Iraq alla Coppa d’Asia, nonostante conflitti in corso. Siamo qui e credo sia giusto così".

Rezaei: "Gol Mohebi? Nessun gesto politico"

Inevitabile un commento sul discusso episodio durante la partita con la Nuova Zelanda: l’esultanza di Mohammad Mohebi dopo il gol del 2-2. L’attaccante del Rostov ha festeggiato mimando una pistola con le dita, gesto che alcuni osservatori hanno interpretato come una risposta ai tifosi presenti sugli spalti con la bandiera del Leone e del Sole, simbolo dell’Iran pre-rivoluzionario e oggi associato a parte dell’opposizione al regime.

"Non credo ci fosse alcuna intenzione politica - sostiene Rezaei -. È un ragazzo, ha segnato un gran gol e ha mostrato la sua gioia. Punto. Non vedo significati politici e non penso che il gesto debba essere interpretato in modo negativo". L’ex difensore, che con la nazionale iraniana ha collezionato 54 presenze, chiude tornando sul rapporto tra il Team Melli e i tifosi. "C’è chi sostiene che questa sia la nazionale del regime e che in patria si faccia il tifo contro. Io posso parlare per esperienza, nei miei anni in nazionale non siamo mai stati soli. Abbiamo sempre avuto tifosi ovunque, dalla Corea del Nord al Giappone, fino al Canada. Al di là delle opinioni personali, un iraniano resta sempre vicino alla sua nazionale. È come avere un dodicesimo uomo in campo".

Lo stesso sostegno è percepito dalla squadra negli Stati Uniti: "Adesso ci aspettano due partite durissime, contro Belgio ed Egitto. Il pareggio all’esordio ha complicato il percorso, ma vedremo. Anche nazionali forti come Spagna e Portogallo hanno incontrato difficoltà nelle prime gare, contro avversari abbordabili. Speriamo di disputare due grandi partite e di liberarci mentalmente da tutto ciò che ci circonda. Noi continueremo per la nostra strada". (di Michele Antonelli)

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