Sinner e il Roland Garros infuocato, Mario Tozzi: "Il cambiamento climatico potrebbe cambiare lo sport"

Dalla 'bolla di calore' del Roland Garros al ciclismo e al nuoto: "Per l'Onu stiamo raggiungendo i limiti biologici"

Sinner  al Roland Garros - Ipa
Sinner al Roland Garros - Ipa
29 maggio 2026 | 14.53
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Il calore al Roland Garros 2026, una bolla che ha elevato le temperature parigine ben oltre la media stagionale tra le cause che hanno fatto crollare Jannik Sinner, e portato sull'orlo del collasso Jakub Mensik creando problemi anche a Novak Djokovic, offre l'occasione di ragionare sui riflessi del cambiamento climatico sulla pratica degli sport. L'Adnkronos ne ha parlato con Mario Tozzi, ricercatore Cnr, divulgatore scientifico e conduttore di 'Sapiens - Un solo pianeta' su Rai 3, concentrato particolarmente sugli effetti antropici nell'ecosistema. Anzitutto, osserva, "l'ultimo rapporto dell'Ipcc, l'organismo dell'Onu per il controllo sul cambiamento climatico, dice che siamo vicini ai limiti biologici dei viventi. Cioè che il riscaldamento sta arrivando a farsi sentire in maniera fisica, biologica, non più soltanto in maniera diciamo 'esperienziale' ".

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"Significa - spiega Tozzi - che i sistemi, cioè le cellule fondamentalmente, hanno dei limiti che il riscaldamento climatico sta cominciando a mettere a dura prova. È quello che poi si verifica nelle ondate di calore in Europa. Queste, secondo alcuni, potrebbero raddoppiare o addirittura arrivare al triplo delle vittime degli anni passati. Quindi significa che sta progressivamente peggiorando la situazione" anche se - ammette - "non mi pare che siamo ancora al punto di far giocare negli stadi con l'aria condizionata".

E' comunque vero - aggiunge - che "diventa difficile giocare in certi orari, si dovrebbe scegliere solo la sera. Per il momento non si vede ancora, secondo me, una decisa sterzata nell'adattamento perché ancora sono fenomeni tutto sommato relativamente sporadici: nascono a maggio e finiscono a ottobre. Ma se dovessero continuare a essere più profondi allora qualche cosa la si dovrebbe fare per le gare sportive: ora si rischia che le condizioni estive nell'emisfero boreale, il nostro, e anche quelle primaverili siano più pesanti che non in passato. Quindi questo potrebbe portare a delle differenze. Qualcuno ha già inserito nuove pause, come nel tennis".

Gli sport si praticano essenzialmente all'aria aperta, e il ciclismo è uno di quelli che potrebbe risentire fortemente dell'innalzamento delle temperature: "il Tour de France o il Giro d'Italia li vedo abbastanza problematici, perché si tratta di uno sforzo prolungato sotto un sole a picco. Qualche accorgimento tecnologico lo puoi avere, ma è uno sport che fai all'aperto, quindi dipendi molto di più dalle condizioni climatiche. Anche lo stesso nuoto potrebbe subire dei cambiamenti: sarà difficile scegliere di praticarlo all'aperto in orari diurni, c'è il rischio che la vasca diventi una pentola messa a bollire. Penso anche all'atletica, durante le Olimpiadi, o agli sport come l'equitazione che coinvolgono anche i cavalli. Del resto noi sappiamo che la prestazione ideale viene fornita per certi sport in un range di temperatura e umidità che è grosso modo quello primaverile, non è mai quello troppo rigido o troppo caldo".

Tornando al tennis per Tozzi "forse si possono studiare superfici che assorbano meglio il calore", in particolare i campi in terra: "dov'è polvere di mattone si tratta di argilla cotta e poi distrutta. Dove sono i campi in terra rossa tradizionale di un tempo, quelli erano fatti con residui che provenivano dalla lavorazione delle miniere di bauxite della Puglia, per esempio. Bisogna vedere che capacità assorbenti hanno. Il cemento, in prima approssimazione, sembra essere quello peggiore da questo punto di vista, però è pure vero che i campi di cemento sono tutti al chiuso, ma comunque ha la caratteristica di prendersi tutto il calore del momento. Da questo punto di vista l'erba sarà la superficie migliore". "Bisognerebbe che qualcuno si mettesse a misurare le temperature al suolo nei campi per uno, due, tre anni e vedere che succede" conclude. (di Paolo Bellino)

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