Scandicci, trovato il cadavere di una donna decapitata. E torna l'incubo mostro

La vittima sarebbe una donna senza fissa dimora. A dare l'allarme sarebbero stati gli altri clochard presenti. Paura e sgomento in una zona che sembrava aver consegnato certi incubi al passato remoto

Scandicci, trovato il cadavere di una donna decapitata. E torna l'incubo mostro
18 febbraio 2026 | 16.29
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Giallo a Scandicci (Firenze), dove il cadavere decapitato di una donna è stato trovato oggi, mercoledì 18 febbraio, all'interno di un edificio abbandonato dell'ex area del Cnr, nella zona del parco del casello dell'Acciaiolo. La vittima sarebbe una donna senza fissa dimora. A dare l'allarme sarebbero stati gli altri clochard presenti nella zona.

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Sul posto sono tutt'ora in corso i rilievi della scientifica dei carabinieri. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Scandicci e del comando provinciale di Firenze. Presenti anche il medico legale e il magistrato di turno della procura di Firenze, Alessandra Falcone. Gli agenti della polizia locale hanno recintato la zona del ritrovamento. La Procura indaga per omicidio.

Caso riporta alla memoria il 'Mostro di Scandicci' del 1981

Il caso ha scosso l'intera comunità, riportando paura e sgomento in una zona che sembrava aver consegnato certi incubi al passato remoto. Il ricordo corre infatti veloce tra i residenti, perché a Scandicci la parola 'mutilazione' evoca un precedente che ha segnato per sempre la storia del territorio: il 'Mostro di Scandicci'. Il 22 ottobre 1981, in via di Candeli, furono uccisi i giovani fidanzati Susanna Cambi e Stefano Baldi, assassinati mentre si trovavano nella loro auto in una zona appartata. Quel duplice delitto venne attribuito al 'Mostro di Firenze', responsabile di una serie di omicidi che tra il 1968 e il 1985 terrorizzò la provincia fiorentina.

Le modalità di quell'omicidio di 45 anni fa - colpi di pistola calibro 22 serie H e mutilazioni sul corpo della donna - rientravano in uno schema che gli inquirenti definirono come la 'firma' del killer. Un incubo durato quasi due decenni sulle colline fiorentine, concluso con controverse sentenze e senza una verità definitiva, ma rimasto impresso nella memoria collettiva come una ferita mai del tutto rimarginata.

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