Il giornalista da anni lavora per ricostruire le cause di una delle sciagure più gravi dell’aviazione italiana del dopoguerra avvenuta 70 anni fa nei cieli della Val di Sole
Era il 22 dicembre 1956, settant'anni fa, quando un volo delle Linee Aeree Italiane I-Link 416 precipitò in Val di Sole (in provincia di Trento), provocando una delle sciagure più gravi dell’aviazione civile italiana dopo la Seconda Guerra mondiale: la 'tragedia del Monte Ginér'. Da anni il giornalista e scrittore Roberto Rinaldi sta lavorando per recuperare testimonianze di quello schianto fatale, indagando sulle cause che hanno portato alla morte di 21 persone, tra passeggeri e membri dell'equipaggio dopo la chiusura dell''istruttoria d’indagine compiuta dal Tribunale di Trento ('con sentenza di non luogo a procedere'). Un mistero che Rinaldi sta tentando di decodificare, di decriptare.
Perché il comandante ha cambiato la rotta e soprattutto perché nonostante la sostituzione di alcuni strumenti di bordo, poche ore prima del volo (a causa di un guasto precedente su un’altra rotta), non è stato possibile verificare che l’aereo potesse decollare in sicurezza? Nella lista passeggeri figuravano anche il principe Marcantonio Pacelli nipote del papa Pio XII e presidente della Lai (dimessosi in seguito all’incidente insieme ai vertici della Lai), il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuseppe Brusasca e il segretario della Cisl Giulio Pastore. Perché tutti e tre scelsero di rinunciare all’ultimo momento prima dell’imbarco? I Dakota DC 3 della flotta LAI erano vetusti e poco sicuri. La Compagnia aveva già subito numerosi incidenti tra cui tre con vittime a Parigi, New York e uno in volo da Alghero a Roma.
"Il mistero delle prove occultate, l’acquisizione dei reperti spariti e la smagnetizzazione de nastri che contenevano la registrazione tra la torre di controllo di Malpensa, rimane - spiega all'Adnkronos Roberto Rinaldi che sta lavorando alla stesura di un libro e di un podcast, ma soprattutto ha cominciato a scrivere la sceneggiatura per un film -, sono interrogativi che emergono dalla documentazione delle indagini e perfino una denuncia per falsa testimonianza dopo un interrogatorio. Il dubbio è che se fossero state individuate delle responsabilità sulla gestione della Compagnia (in Parlamento erano state depositate interrogazioni che chiedevano spiegazioni sulla manutenzione degli aerei, la scarsa formazione dei piloti, i conflitti tra presidente e direttore della Lai), i risarcimenti ai parenti delle vittime sarebbero stati molto più onerosi e potevano aprire contenziosi tra le parti civili e i responsabili che gestivano la Lai. E questa potrebbe essere una pista - prosegue Rinaldi -, la Compagnia aerea fu fatta fallire un anno dopo la tragedia del Monte Ginér e venne inglobata dall'Alitalia già operativa. Ci sono testimonianze sconvolgenti, come quelle della moglie del pilota che testimoniò in Tribunale, ricordando che il marito ogni volta che saliva su quell’aereo precipitato era terrorizzato, non si sentiva sicuro e doveva portare l'ombrello perché pioveva all'interno della cabina di pilotaggio".
Il I-Link 416 era un Dakota DC3, un vetusto bimotore utilizzato durante la seconda guerra mondiale per il trasporto delle truppe, decollato alle 16.09 dall’aeroporto di Roma Ciampino e diretto a Milano Malpensa, dove era previsto l’atterraggio alle 18.10. Per cause mai accertate, deviò la rotta stabilita di 150 chilometri per schiantarsi a 2600 metri in una zona denominata 'Cima Pale Perse' che, per un atroce scherzo del destino, significa 'vasto campo di frana sperduto in lontananza'. Roberto Rinaldi sottolinea che "rievocare quella tragedia assume, oggi, una connotazione fondamentale nel preservare la memoria collettiva e storica al fine di tramandarla e di non farla cadere nell’oblio. Non si è trattato solo di un fatto di cronaca nera limitata ad una ricostruzione delle cause che determinarono quella immane apocalisse, quanto, invece, di testimoniare la straordinaria partecipazione degli uomini del Soccorso Alpino del Trentino, dei carabinieri, degli abitanti del paese di Ossana, di chi con mezzi anche di fortuna, scarsi equipaggiamenti, condizioni di pericolosità dovute alle condizioni meteo in un periodo invernale, dove le temperature scendevano a meno trenta sul luogo del disastro - prosegue - non esitò a percorrere anche di notte, quel cammino pericolosissimo, sfidando una natura impervia, cercando di restituire ai loro cari chi aveva perso la vita mentre tornava nelle proprie case per trascorrere il Natale in famiglia. Fu un gesto di eccezionale solidarietà, di fronte anche ai 400 soccorritori che non deve essere dimenticato, per onorare soprattutto la memoria di coloro che in quel maledetto giorno, in vista del Natale per raggiungere i propri cari, si era imbarcato sull’aereo".
Il giornalista e scrittore ha ascoltato le testimonianze dei soccorritori ancora in vita, tra cui quella del carabiniere Benito Torricelli, nel 1956 aveva solo 24 anni. "Ricorda perfettamente tutto di quei momenti - sottolinea ancora Roberto Rinaldi -, e racconta come tra i soccorritori ci furono anche alcuni che subirono l'amputazione di dita dei piedi o delle mani a causa del congelamento subito. Lo stesso Benito Torricelli fu ricoverato all’ospedale di Cles e poi in quello militare di Bologna per un inizio di congelamento allo stomaco. Purtroppo mancavano gli equipaggiamenti adatti e per sopportare il freddo, con 2 metri di neve a 2600 metri di altitudine, sui loro corpi venne spalmato grasso di foca. Si lavorava in condizioni estrema e pericolosissime. Ma dinanzi allo scempio di tutti quei corpi, anche Enzo Taddei, un altro soccorritore di soli 18 anni, mi ha confessato che dopo aver recuperato i poveri resti da quel momento non riusciva più a mangiare la carne.
Ad Ossana, il paese della Val di Sole in Trentino, divenuto tristemente famoso per questa tragedia, nel periodo natalizio, vengono esposti oltre 1000 presepi nelle case del paese a cura dell’Associazione Il Borgo Antico. Uno di questi ricostruisce l’incidente dell'aereo. Sulla neve sono deposte statuine di carabinieri, il comandante pilota riverso a faccia in giù, l’hostess e i passeggeri sparsi ovunque, tra i rottami dell’aereo e valigie aperte con oggetti appartenenti alle vittime. La montagna si illumina per i bagliori delle fiamme e si percepisce il rombo del velivolo che non riesce più a risalire di quota. Si può ascoltare la registrazione del servizio del radiogiornale della Rai del 23 dicembre che per primo diede la notizia: 'Una nuova sciagura aerea ha colpito l’aviazione civile…'. Un audio registrato racconta: 'Sull’Italia spirava un vento gelido e il maltempo ostacolava l’attività di tutti gli aerei'.