Il marchio presenta la collezione per il prossimo autunno-inverno. Il direttore artistico Sartori: "Un guardaroba che contiene quattro generazioni". In passerella l'attore cinese William Chan
Al Palazzo del Ghiaccio di Milano il tempo sembra rallentare. All’ingresso, note di musica classica accolgono gli ospiti come in una Wunderkammer. In una vetrina, protetto come una reliquia, riposa l’Abito N.1: il primo completo su misura realizzato negli anni Trenta da Ermenegildo Zegna. È da qui che parte il racconto della sfilata Zegna autunno/inverno 2026-27, una storia che parla di memoria, di passaggi generazionali e di un’eleganza che non conosce obsolescenza. La passerella è dominata da un grande armadio aperto, scuro, monumentale. E’ il cuore simbolico della collezione: l’armadio di famiglia come luogo di conservazione, di istinto e intuizione, di oggetti che vivono più vite e attraversano il tempo grazie all’atto di essere indossati. È qui che Zegna riafferma la propria idea di lusso che non è mai effimero ma duraturo.
A sottolineare il valore emotivo di questa collezione è Gildo Zegna, presidente esecutivo del Gruppo, che vive la sfilata come un momento di convergenza tra storia personale e visione futura: “L’emozione ci sta trascinando in questa settimana milanese storica - afferma -. Siamo vicini alle Olimpiadi di Milano Cortina e questo ci rende orgogliosi. Milano sta vivendo un terzo Rinascimento di energia e ricchezza, è una città che dà uno spirito positivo ai giovani e ai talenti”. Un’emozione che diventa ancora più intima quando il discorso si sposta sull’armadio di famiglia, sul valore dei capi che durano e migliorano con il tempo: “Ricordo ancora il mio primo cliente e quel cappotto di flanella grigia di mio nonno. Mi sentii orgoglioso, sicuro: qualità, eccellenza e sicurezza sono quello di cui la moda ha bisogno oggi. I nostri capi sono multigenerazionali”.
La collezione nasce da un dialogo diretto con il guardaroba reale della famiglia Zegna, con capi appartenuti a padri, nonni e bisnonni. Un fil rouge che unisce sostenibilità, tracciabilità e artigianalità: Zegna conosce l’origine delle proprie fibre, “la capra da cui nasce il cashmere”, e fa della trasparenza una dichiarazione di valore. “La legacy è il passaggio della torcia da una generazione all’altra”, continua Gildo Zegna. “Oggi i miei figli Edoardo e Angelo sono co-ceo del marchio. Io non faccio un passo indietro ma avanti: essere presidente esecutivo significa garantire continuità insieme a un team eccellente”. Il custode di questo armadio ideale è Alessandro Sartori, direttore artistico di Zegna: “Mi sento il custode di un armadio che contiene quattro generazioni. Ci sono cappotti che il padre di Gildo ha indossato dopo suo padre. Disegniamo pezzi che devono restare per sempre: comprare meno ma meglio. Il cliente Zegna non acquista per una o due stagioni, colleziona. Come si fa con gli orologi”.
La silhouette è fluida, lunga, rilassata ma impeccabile. Cappotti protagonisti - corti o lunghissimi, fino a 125 cm - si reinventano per dialogare con lo sportswear e il formale. Le giacche si allungano, le spalle sono costruite ma morbide, i pantaloni hanno volumi pieni che scendono da una vita alta e asciutta. Il doppiopetto, simbolo di formalità, viene decostruito e reso giocoso grazie a nuove abbottonature, con tre piccoli bottoni orizzontali che permettono diverse modalità di indosso. L’ibridazione è ovunque: blazer con doppio revers, blouson con doppi colli, overshirt fluide ed eleganti, denim che diventa sartoriale. I tessuti, cuore di Zegna, raccontano una ricerca profonda: lana Trofeo, nata nel 1965, tricotine, flanelle stampate, tweed in lana e carta riciclata, cashmere Oasi, seta tecnica.
“Tutto parte dal tessuto - spiega Sartori -. Ma per far funzionare un capo per tanti anni bisogna lavorare sulla vestibilità. L’interno deve essere ricco quanto l’esterno: un capo deve durare per sempre”. La palette è organica e sofisticata: stella alpina, meliga, larice, mogano, brandy, corteccia, torba e bosco, con accenti di zaffiro, giada e bruma. Il nero e l’antracite richiamano le radici dell’abbigliamento classico, mentre le texture invitano al tatto più che allo sguardo. Ai piedi, mocassini destrutturati in suede o feltro, pantofole senza fodera, simbolo di un’eleganza che non rinuncia al comfort.
Tra gli ospiti, amici e membri di una community internazionale sempre più ampia: dall’attore e cantante cinese William Chan, nuovo global brand ambassador Zegna, che sfila in passerella, a volti noti del cinema e della cultura globale come l’attore danese Mads Mikkelsen, da anni volto del marchio. Un segnale chiaro di come Zegna sia oggi una maison profondamente Made in Italy ma amata e compresa in tutto il mondo. Dentro e fuori dall’armadio di famiglia, Zegna continua a costruire la sua moda fondata su eccellenza, legacy e autenticità. (di Federica Mochi)