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Resistenza, La Russa: "Via Rasella pagina tutt'altro che nobile"

31 marzo 2023 | 12.56
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Il presidente del Senato: "I partigiani uccisero banda di pensionati non SS". Opposizioni all'attacco: "Revisionismo senza precedenti" Schlein: "Parole inaccettabili per ruolo che ricopre"

Resistenza, La Russa:

"Via Rasella è stata una pagina tutt'altro che nobile della resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non nazisti delle SS". Così Ignazio La Russa, Presidente del Senato, ospite di 'Terraverso', il podcast di Libero Quotidiano.

Quanto alla sua presenza alle prossime celebrazioni della festa della Liberazione dal nazifascismo, La Russa sottolinea che "non sarà il primo 25 aprile che celebro, sono andato da ministro della Difesa a rendere omaggio al monumento dei partigiani, ho portato un mazzo di fiori a tutti i partigiani, anche - sottolinea - a quelli rossi che come è noto non volevano un'Italia libera e democratica ma volevano un'Italia comunista. Chi muore per un'idea e per una scelta ideale, non può mai essere oggetto di avversione".

E dopo le polemiche scatenate dalle sue parole, il presidente del Senato chiarisce: "Confermo parola per parola la mia condanna durissima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine che solo pochi giorni fa ho definito 'una delle pagine più brutali della nostra storia'. Confermo, altresì, che a innescare l’odiosa rappresaglia nazista fu l’uccisione di una banda di altoatesini nazisti e sottolineo che tale azione non è stata da me definita 'ingloriosa' bensì 'tra le meno gloriose della Resistenza'".

LE REAZIONI - "Parole indecenti, inaccettabili per il ruolo che ricopre". attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein. Durissimo dal Pd Gianni Cuperlo che in un tweet attacca: "La seconda carica dello Stato è un nostalgico dichiarato del fascismo. Dunque, tradotto, è un fascista. Domanda: può un fascista occupare la seconda carica della Repubblica nata dalla Resistenza? Risposta: No". Per il deputato dem Marco Furfaro: "Quella di La Russa non è una gaffe. È l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia, con l’ignobile obiettivo di mettere sullo stesso piano la Resistenza partigiana e i nazifascisti. La Russa si ricordi di essere il Presidente del Senato e non un militante missino. O si dimetta".

"Siamo di fronte a un esempio di revisionismo storico anche per il presidente dei senatori del dem Francesco Boccia "che, inoltre - sottolinea Boccia - sposa il punto di vista dei fascisti. Mi dispiace per La Russa ma non è accettabile mettere sullo stesso piano i partigiani che combattevano per liberare l’Italia e i nazifascisti”. Alessandro Zan sottolinea come "prima Meloni con il revisionismo sulle Fosse Ardeatine, ora La Russa colpevolizza i partigiani. C’è un tentativo di riscrivere la Storia, assolvere il fascismo e delegittimare la Resistenza. È gravissimo, pericoloso e indegno - denuncia il deputato Pd - che venga proprio da chi ricopre ruoli istituzionali".

"Le parole di La Russa su Via Rasella sono un atto di revisionismo senza precedenti. Come dire: i partigiani se la sono un po’ cercata. La seconda carica dello Stato non può confondere le vittime con i carnefici. E sdoganare il punto di vista dei fascisti. Indegno e vigliacco", scrive su Twitter il deputato e coordinatore di Articolo 1 Arturo Scotto.

Per Pier Luigi Bersani "È ora di dire basta! A pochi giorni dal 25 aprile - sottolinea Bersani su Twitter - la seconda carica dello Stato ribadisce e rilancia le falsità fasciste sulla Resistenza. Mi pare che la campana stia suonando".

Per il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, "il senatore La Russa ci ricasca, il revisionismo e la falsificazione della storia è più forte di loro. Per decenni i neofascisti italiani e i nazisti in giro per l’Europa hanno insozzato in tutti i modi la Resistenza contro Hitler e Mussolini. Vedo che purtroppo anche l’attuale seconda carica dello Stato va in questa direzione. Forse è meglio che parli un po’ di meno e studi un po’ di più, almeno la storia… E si conferma, ancora una volta - conclude - che si trova nel posto sbagliato".

Di "ennesima dichiarazione revisionista del Presidente del Senato su quanto accaduto a via Rasella" parla Francesco Silvestri, capogruppo alla Camera del M5S. Una affermazione che secondo Silvestri "non nasconde solo rigurgiti ideologici che una destra seria e moderna dovrebbe aver superato, ma anche il palese tentativo di distrarre l’opinione pubblica dalle inadeguatezze di questo governo. Sono mesi che il governo Meloni si rende protagonista di affermazioni polarizzanti, ed è ormai evidente - attacca - che tra le ragioni di queste boutades c’è la precisa volontà di nascondere all’opinione pubblica i suoi ripetuti fallimenti sul piano economico e sociale”.

Un affondo arriva anche dal segretario di +Europa, Riccardo Magi: "La seconda carica dello Stato avvia così le celebrazioni per il 25 Aprile, con un mix di falso storico e mancanza di senso dello Stato e senso della democrazia. Non sono le celebrazioni ufficiali, certo, e neanche lui dovrebbe essere la seconda carica ufficiale del nostro Paese”.

E dall'Associazione nazionale partigiani (Anpi), il presidente Gianfranco Pagliarulo definisce le parole di La Russa "semplicemente indegne per l’alta carica che ricopre e rappresentano un ennesimo, gravissimo strappo teso ad assolvere il fascismo e delegittimare la Resistenza". E' quanto dichiara , presidente nazionale dell'Anpi.

"Il terzo battaglione del Polizeiregiment colpito a via Rasella mentre sfilava armato fino ai denti stava completando l’addestramento per andare poi a combattere gli Alleati e i partigiani, come effettivamente avvenne - ricorda Pagliarulo - Gli altri due battaglioni del Polizeiregiment erano da tempo impegnati in Istria e in Veneto contro i partigiani. L’attacco di via Rasella, pubblicamente elogiato dai comandi angloamericani, fu la più importante azione di guerra realizzata in una capitale europea".

"Dopo la Presidente del Consiglio, anche il Presidente del Senato fa finta di ignorare che non furono i soli nazisti a organizzare il massacro delle Fosse Ardeatine, perché ebbero il fondamentale supporto di autorità fasciste italiane", conclude Pagliarulo.

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