Il Gip del Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura guidata da Francesco Prete. Difesa ex aggiunto di Pavia: "Indagine pagina triste e indecorosa"
Il Gip del Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura guidata da Francesco Prete di archiviare la posizione dell'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti accusato di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe incassato denaro per favorire l'archiviazione di Andrea Sempio nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.
"Nessuno degli elementi di indagine hanno restituito una traccia che conduca all’indagato" scrive il giudice per le indagini preliminari di Brescia Mauroernesto Macca nell'archiviazione. Un reato che presuppone un accordo tra il pubblico ufficiale e il privato - in questo caso Giuseppe Sempio, padre dell'indagato -, la dazione o la promessa di soldi, ma "gli accertamenti bancari" riconducibili all'ex magistrato "non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile, per importo o collocazione temporale, ai prelievi della famiglia Sempio" si legge nel provvedimento.
"Neppure è emerso alcun contatto, telefonico, telematico o personale, tra il magistrato e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento e i due difensori nominati, escussi, hanno concordemente dichiarato di non aver mai avuto interlocuzioni con i magistrati se non in occasione dell’interrogatorio" sottolinea il giudice.
L'ex pm Pezzino "aveva rivendicato come propria l’esigenza di 'fornire una risposta celere per la delicatezza della situazione', anche 'per rispetto alla famiglia Poggi'. Dall’altro lato, le omissioni riscontrate non erano imprecisioni da fretta, ma la qualificazione come 'non attinenti' o come 'sottofondo' di conversazioni che, riascoltate, contenevano i passaggi di maggiore interesse. Tale qualificazione, sottolinea il gip Macchia, era da ricondurre a chi ascoltava, non a chi attendeva le trascrizioni".
Quanto al 'pizzino', trovato a casa Sempio 'Gip Venditti archivia per 20.30 euro' per il giudice di Brescia è un appunto delle spese legali, successivo a una conversazione tra Giuseppe Sempio e i difensori, e l'errore di confondere il ruolo di Venditti "denota all’evidenza una conoscenza approssimativa e di seconda mano dei ruoli processuali" che "mal si concilia con l’ipotesi di un rapporto corruttivo diretto con il magistrato, che presuppone la conoscenza della persona con cui si tratta e del ruolo che essa riveste".
A Venditti, sempre secondo il gip di Brescia, non può essere addebitata neanche la fuga di notizie. "Anche la certezza con cui i Sempio, sin dal gennaio 2017, avevano dato per scontata l’archiviazione (circostanza che il pubblico ministero aveva inizialmente ritenuto sospetta) ha trovato nelle indagini fonti documentate ed estranee al magistrato. L’orientamento della Procura era stato riferito dalle agenzie di stampa dal 6 gennaio 2017. (...) La notizia, dunque, aveva raggiunto la famiglia attraverso i difensori e a questi attraverso il legale della parte civile e la stampa".
Le presunte "anomalie" che si registrano nel fascicolo che porta all'archiviazione di Andrea Sempio, indagato nuovamente per l'omicidio di Chiara Poggi, come "le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio, le omissioni nell’annotazione sui tabulati riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria" scrive il gip di Brescia che ha archiviato l'ex aggiunto di Pavia Mario Venditti dall'accusa di corruzione. Resta indagato il presunto corruttore, Giuseppe Sempio, la cui posizione - venendo meno la presenza dell'ex magistrato del Distretto giudiziario - verrà valutato dalla Procura di Pavia insieme ad altri soggetti, finora ignoti.
Per il giudice bresciano "l’esito favorevole a Sempio trovava nella scarsa qualità del materiale investigativo" una sua spiegazione e non nella corruzione dell'ex magistrato. "La qualificazione come 'non attinenti' o come 'sottofondo' di conversazioni che, riascoltate, contenevano i passaggi di maggiore interesse" è da imputare a chi ascoltava, si spiega nel provvedimento. Le fotografie scattate il 24 dicembre 2016 nella stanza dell'ex pm non rivelano il consenso di Venditti agli scatti, né svela qualcosa la bozza che sarebbe circolata sull'archiviazione all'interno della polizia giudiziaria e che "non risulta aver mai raggiunto i Sempio o i loro difensori".
E' nella discrepanza sui soldi ricevuti dall'ex collegio difensivo di Sempio che risiede "il residuo dubbio sulla destinazione del denaro" su cui ora è chiamata a indagare la Procura di Pavia che si occupa del delitto di Chiara Poggi per il cui omicidio è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere l'allora fidanzato Alberto Stasi, ora in affidamento in prova. Un'incertezza sulla destinazione dei soldi che ha, tuttavia, una certezza: manca qualsiasi traccia che li abbia ricevuti Venditti, scrive il giudice. Il quadro complessivo è "compatibile con ragionevoli ricostruzioni alternative, come ad esempio un accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante, ovvero un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio", un'ipotesi che ora spetta ai magistrati pavesi verificare.
"È stata una pagina triste, indecorosa, il fatto che altri magistrati, meritevoli e avveduti (che ringrazio), vi abbiano infine posto rimedio, non giustifica, e soprattutto non compensa le sofferenze dell’uomo, della famiglia, né tanto meno rimedia al disdoro e al fango prodotto per l’intera categoria dei magistrati divenuta improvvisamente, screditatile, sindacabile o corruttibile all’occorrenza, tutto è divenuto argomento da salotto per ogni genere di commento o caricatura" afferma l'avvocato Domenico Aiello, difensore dell'ex aggiunto di Pavia Mario Venditti.
"Ho letto il decreto con cui si archivia la posizione del mio assistito Mario Venditti, ebbene, sin dal primo giorno, nessuno tra coloro che hanno avuto modo di conoscere e lavorare con il dottor Venditti avrebbe mai potuto seriamente credere, soltanto per un minuto, nella odiosa ipotesi di reato o nella premessa di disonestà dell’uomo" aggiunge il legale. "Al contrario ci sono state due magistrate che non solo vi hanno creduto, ma hanno inteso promuovere un vero e proprio linciaggio mediatico, iniziato all’alba, in diretta e a reti unificate, senza aver prima individuato il corruttore e ancora più grave, senza ritenere di dover ascoltare la versione del loro ex collega (magistrato sino ad allora immune da censure, di maggiore esperienza lungo corso e relativi meriti) Ignorando ogni logica o ragione, pure prontamente rappresentata con trasparenza dalla difesa" conclude l'avvocato Aiello.