"Attacco all'America", ecco le prime pagine dei giornali italiani all'indomani dell'attentato alle Torri Gemelle

Dal 'Corriere della Sera' al 'Messaggero', dal 'Manifesto' a 'Libero', le immagini delle Twin Towers e del Pentagono colpiti dai terroristi sui quotidiani in edicola il 12 settembre 2001

Da sinistra Ferruccio De Bortoli, la prima pagina del Manifesto e Vittorio Feltri - (Ipa)
Da sinistra Ferruccio De Bortoli, la prima pagina del Manifesto e Vittorio Feltri - (Ipa)
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10 settembre 2026 | 14.30
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Attacco all'America e all'Occidente. La data dell’11 settembre 2001 resterà scolpita nella storia dell’umanità. Le immagini delle Torri gemelle a New York e del Pentagono, centrati dagli aerei dirottati dai terroristi kamikaze di Al Qaeda, la polvere, il fumo, la disperazione dei presenti faranno parte della memoria collettiva mondiale per sempre. Ma in Italia come raccontarono le prime pagine dei giornali, all’indomani dell’attacco, quanto avvenuto poche ore prima Oltreoceano? Quali immagini e quali titoli uscirono dalle rotative il 12 settembre 2001 per testimoniare una tragedia che causò quasi 3mila morti e 6mila feriti, segnando il primo vero atto di guerra dopo la fine del secondo conflitto mondiale?

Il ‘Corriere della Sera’, diretto allora da Ferruccio de Bortoli, titolò a tutta pagina 'Attacco all'America e alla civiltà', sotto una grande foto delle Torri Gemelle tra fuoco e fumo prima del crollo. Più in basso, a sinistra, l'editoriale di de Bortoli dal titolo evocativo 'Siamo tutti americani'. E ancora sotto il racconto di una testimone che rivelava quello che resterà uno degli aspetti più tragici dell'attentato: "Ho visto decine di persone lanciarsi dalle finestre" dei grattacieli colpiti per la disperazione. "E' complesso definire lo stato d'animo di fronte ad avvenimenti di così grande portata tragica e storica - racconta oggi de Bortoli all'Adnkronos, ricordando i concitati momenti al giornale nelle ore immediatamente successive all'attentato - Era il primo attacco al territorio degli Stati Uniti, che perdevano la loro 'innocenza' Novecentesca. All'epoca non c'erano i social network, le edizioni on line erano limitate e si pensava quindi al giornale del giorno dopo, a predisporre gli inviati, ad avere testimonianze, a preoccuparsi soprattutto dello stato di salute di chi era in quel momento a New York", ricorda de Bortoli.

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Quanto alla decisione di titolare il suo editoriale "Siamo tutti americani", "Mi ispirai alle parole di John F. Kennedy nel 1963 davanti al Muro di Berlino, 'Io sono Berlinese' - ricorda de Bortoli - Ma quella era un'America unita, orgogliosa, con grandissima consapevolezza. Mi domando se davvero siano passati solo 25 anni... Ho piuttosto la sensazione che siano passati dei secoli. L'America di oggi, così divisa, nel caso, Dio non voglia, di una ripetizione di quanto avvenuto l'11 settembre, farebbe fatica ad avere una risposta unita e consapevole, da guida dell'Occidente, come fece allora. Del resto, forse non c'è più neanche l'Occidente. Probabilmente oggi non riusciremmo a dire 'Siamo tutti americani', e questo profondamente ci dispiace", è la 'chiusa' amara dell'allora direttore del 'Corriere della Sera' che sottolinea che eventi di questa portata ricordano che "il giornalista ha un grande privilegio e allo stesso tempo una grande responsabilità: stare sulla 'faglia' degli avvenimenti e doverli raccontare senza farsi travolgere", conclude.

Anche 'La Repubblica', il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e diretto allora da Ezio Mauro, centrò l'attenzione sullo scontro tra civiltà, con il titolo a tutta pagina "Attacco all'America", al di sopra della foto delle Twin Tower nascoste dalla nuvola di fumo e polvere causata dal crollo. Di spalla l'editoriale di Ezio Mauro dal titolo "L'Occidente colpito al cuore", anch'esso evocativo dello scontro tra civiltà in atto. In basso il servizio dello storico corrispondente dagli Usa del giornale, Vittorio Zucconi, che preannuncia la reazione degli Usa con il titolo: Bush: "Ora colpiremo chi ospita i terroristi". Ezio Mauro racconta come quei due aerei dirottati dai kamikaze di Osama Bin Laden non mandarono in pezzi solo le Torri Gemelle: "Mi ricordo -dice Mauro all'Adnkronos - che ho guardato il nostro giornale del mattino e ho pensato che tutto quel mondo era andato in frantumi. Così, improvvisamente, tutto quello che avevamo fatto e che andava bene fino a pochi minuti prima dell'attacco alle Torri era diventato vecchio, faceva parte di un mondo ormai superato. C'era la sensazione di entrare in un mondo nuovo e di entrarci attraverso la disperazione".

Un cambiamento epocale che l'Occidente non aveva visto arrivare. "La convinzione, confermata dalle indagini dei giorni successivi -ricorda Mauro- che quanto avvenuto era accaduto sotto la soglia del pensiero razionale del mondo occidentale, nel senso che persone che sceglievano di darsi la morte e di darla a molte altre persone era qualcosa di inconcepibile. Quei due aerei hanno volato sotto la curva di ciò che era pensabile fino a quel momento. In questo senso hanno inaugurato un'era nuova", spiega Mauro.

Altro giornale, altra prima pagina. 'Il Messaggero', allora diretto da Paolo Graldi, titolò a tutta pagina "Atto di guerra", all'interno di una grande foto anche in questo caso delle Torri Gemelle avvolte da fumo e polvere, con il sottotitolo "Apocalisse a New York, migliaia di morti". Scelta controcorrente rispetto agli altri quotidiani per 'Libero', diretto allora da Vittorio Feltri, che titolò "Forza America REAGISCI" a caratteri cubitali, sormontante l'immagine delle Torri avvolte dal fumo. "Subito dopo l'attentato, in Italia erano le 3 del pomeriggio, le tv - racconta all'Adnkronos Vittorio Feltri - iniziarono a mandare in onda le immagini delle Torri colpite, del fumo, della polvere. Pensai che quindi era necessario oltre quello che era stato già raccontato, andare oltre, voltare pagina", spiega Feltri ricordando i momenti in cui pensò la prima pagina del suo quotidiano. "L'11 settembre -evidenzia Feltri- ha segnato una svolta nel terrorismo mondiale, successe una cosa che non aveva sfiorato la fantasia di nessuno. Ma abbiamo voltato pagina e oggi il terrorismo è visto con disprezzo". Certo, aggiunge, pensando anche alle guerre in corso oggi, "gli scontri armati ci sono da sempre, e fanno capire quanto è stupido l'uomo. L'uomo è cretino, questa è la verità", conclude.

Dal Vaticano, centro della cristianità, arrivò la 'voce' dell'Osservatore Romano, giornale della Santa Sede che titolò "La follia del terrore". Al di sotto del titolo d'apertura la preghiera e la vicinanza di Papa Giovanni Paolo II, che sormontava anche in questo caso l'immagine delle Torri Gemelle 'oscurate' da fumo e polvere. Per Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, il titolo fu "Attacco al cuore del mondo libero", con l'immagine delle Torri avvolte dal fumo e a seguire il messaggio di solidarietà, in italiano e in inglese, del Pontefice al presidente americano George W. Bush.

"Attacco all'America" titolò il quotidiano torinese 'La Stampa', diretto allora da Marcello Sorgi, con in prima pagina grandi immagini delle Torri Gemelle in fiamme, e l'editoriale del direttore dal titolo "Una guerra senza nemici". 'La Stampa' riuscì anche ad andare in stampa con un'edizione straordinaria uscita nel pomeriggio dell'11 settembre per la sola provincia di Torino. "Facemmo il giornale in un'ora e mezza - ricorda Sorgi all'Adnkronos - Io scrissi in 20 minuti un editoriale dal titolo 'Una Pearl Harbour senza il Giappone', ricordando l'attacco all'America che poi aveva spinto gli Usa a entrare nel secondo conflitto mondiale e arrivare alla sua conclusione. Si trattò di un evento assolutamente eccezionale e di dimensioni mai viste, di fronte al quale cercammo con quella nostra edizione straordinaria di soddisfare la curiosità delle persone che all'improvviso avevano visto in Tv le Torri Gemelle di New York buttate giù, con terroristi che avevano preso il comando di aerei di linea. Una cosa impensabile", conclude.

"Apocalisse" fu invece il titolo evocativo scelto dal 'Manifesto', con il direttore Luigi Pintor che nel suo editoriale sottolineò che "non è vero che abbiamo alle spalle cinquant’anni di pace e di convivenza e di civiltà universale, è vero invece che le scene di sofferenza e morte sono entrate nella quotidianità. E adesso scopriamo che non ci sono né confini né isole".

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