Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi. Assolta per la morte del primogenito

Lo ha deciso la Corte d’Assise di Parma. La Procura aveva chiesto 26 anni di carcere

Chiara Petrolini (Fotogramma/Ipa)
Chiara Petrolini (Fotogramma/Ipa)
24 aprile 2026 | 15.28
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Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni e tre mesi. È quanto deciso dalla Corte d’Assise di Parma oggi, venerdì 24 aprile. La 22enne di Traversetolo in provincia di Parma è stata assolta dall’omicidio del primo figlio. Una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo nato, è stata riqualificata in occultamento di cadavere.

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Petrolini era accusata di aver ucciso e sepolto in giardino i due figli neonati, partoriti nel 2023 e 2024. La Procura aveva chiesto 26 anni di reclusione. La Corte ha indicato il termine di 70 giorni per il deposito delle motivazioni.

Procuratore: "Valuteremo se impugnare la sentenza"

"Valuteremo se la motivazione possa essere o meno convincente. Se non lo riterremo, impugneremo la sentenza" dice all'Adnkronos il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, riferendosi all'assoluzione di Chiara Petrolini in relazione all’omicidio del primo figlio. "La Corte non ha ritenuto pienamente provata la colpevolezza della Petrolini sull'omicidio del 2023", ha aggiunto D'Avino. "L'impianto accusatorio è stato in gran parte condiviso dalla Corte di Assise, che ha irrogato una pena di poco inferiore a quella che avevamo chiesto noi, 24 anni e 3 mesi a fronte dei 26 anni richiesti", ha affermato D'Avino.

Legale dell'ex fidanzato: "Riconosciuta l'esistenza di un diritto alla paternità"

"Le reazioni sono ancora in fase di metabolizzazione" ha detto all'Adnkronos l’avvocato di parte civile Monica Moschioni, che assiste l’ex fidanzato di Chiara Petrolini, Samuel Granelli, e il padre di lui, Cristian. "Samuel è uscito dall'aula subito e, quindi, è chiaro che stia ancora metabolizzando quella che è la sentenza. Dobbiamo ancora parlare, però diciamo che è una risposta che ci aspettavamo dalla Corte d'Assise”.

"La cosa che abbiamo accolto con piacere è che sia stata riconosciuta l'esistenza di un diritto sostanzialmente alla paternità – ha aggiunto la legale –, perché il riconoscimento delle due costituzioni di parte civile sono il riconoscimento del diritto di Samuel ad avere un ruolo parentale, di padre, rispetto a questi due bambini, e di Cristian, come nonno paterno, di poter avere un rapporto". "Il primo impatto, che mi hanno trasmesso, è quello dell'essere effettivamente finalmente stati riconosciuti in una vicenda che li ha visti sempre ignorati", ha poi affermato. "È una sentenza che va compresa, che va attesa nelle sue motivazioni", ha concluso Moschioni.

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