E' la decisione dei giudici della Terza Corte di Assise di Roma al termine della camera di consiglio durata tre ore. Oltre alle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, riconosciute le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima
Condanna all’ergastolo per Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula, uccisa il 25 marzo dello scorso anno nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano a Roma, con tre coltellate al collo e abbandonata in una valigia in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. E’ la decisione dei giudici della Terza Corte di Assise di Roma al termine della camera di consiglio durata tre ore. I giudici, come chiesto dalla procura di Roma, oltre alle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima.
"Mark Samson non si è mai pentito di quello che ha fatto perché ha continuato a pensare che Ilaria meritasse di fare quella fine", le parole pronunciate dalla pm Maria Perna durante le repliche in aula, nelle quali l’accusa ha ribadito la propria ricostruzione del delitto e la richiesta di ergastolo già avanzata dalla Procura di Roma. "Ho ancora presente quel cadavere nel dirupo e le condizioni in cui era", ha affermato la magistrata, sottolineando che, a suo giudizio, Samson non avrebbe mai raccontato la verità fino in fondo e avrebbe continuato a mentire per non ammettere la premeditazione. "Questo non è stato un delitto d’impeto", ha rimarcato Perna, contestando la tesi sostenuta dai difensori dell’imputato.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Paolo Foti e Alessandro Pillitu, nelle precedenti udienze aveva chiesto di escludere le aggravanti contestate e di riconoscere le attenuanti generiche. I legali hanno sostenuto che si sia trattato di un delitto d’impeto, maturato in un contesto di rabbia e tensione, e hanno richiamato la collaborazione dell’imputato con gli investigatori dopo la confessione.
Ilaria Sula venne uccisa nell’abitazione della famiglia Samson, in via Homs, nel quartiere Africano di Roma, con tre coltellate al collo. La giovane aveva trascorso la notte dall’ex fidanzato dopo essersi recata da lui per consegnargli alcuni effetti personali. La relazione era finita da alcune settimane, ma, secondo la ricostruzione accusatoria, Samson non avrebbe accettato la decisione della ragazza.
Dopo l’omicidio, il corpo venne nascosto in una valigia e abbandonato in una zona impervia tra Capranica Prenestina e Guadagnolo. Il cadavere fu ritrovato il 2 aprile 2025, dopo giorni di ricerche. Samson confessò il delitto e indicò agli investigatori il luogo in cui aveva lasciato il corpo.
Per la vicenda è già intervenuta una condanna nei confronti della madre dell’imputato, Leonora Soleman Manlapaz, che ha patteggiato due anni di reclusione per il concorso nell’occultamento del cadavere.
Nel giorno atteso della sentenza, fuori dall’aula bunker di Rebibbia, anche la voce della comunità universitaria a cui apparteneva Ilaria. Studenti e studentesse della Sapienza hanno letto una lettera indirizzata ai genitori della giovane, Gezime e Flamur Sula, per esprimere vicinanza alla famiglia e ricordare la ragazza oltre la cronaca giudiziaria.
"Il dolore che avete provato non si può spiegare, vedersi portare via l’unica cosa per cui vale la pena vivere: una figlia. Ma tutto questo dolore non è vano, è una forza che deve essere trasformata in giustizia, che deve far ricordare il nome di Ilaria, che risuona nei vostri e nostri cuori ogni giorno", scrivono gli studenti.
Nelle parole dei suoi compagni, Ilaria non è soltanto la vittima di un femminicidio né un nome nei fascicoli processuali, ma una giovane donna con sogni, progetti e un futuro che le è stato sottratto. "Siamo studenti, coetanei, ragazzi che vedono in Ilaria una parte di sé, dei propri sogni, del proprio domani", prosegue la lettera. "Ilaria non è soltanto un nome nei fascicoli: è una presenza che ha camminato con noi in questi mesi, un pensiero costante che ci ha ricordato quanto sia prezioso, fragile e sacro ogni singolo istante", si legge ancora nel messaggio.
La lettera si conclude con un abbraccio alla famiglia e con l’impegno a mantenere viva la memoria della studentessa: "La voce di Ilaria risuonerà in ogni corridoio, in ogni aula, in ognuno di noi, perché lei è e sarà parte della nostra comunità, che porterà in alto il suo nome, per sempre".