"E' giusto esserlo solo quando ha senso, non quando è necessario proteggersi" avverte David Lazzari, presidente dell'Osservatorio benessere psicologico e salute
Al supermercato, in ufficio o per strada. Un gesto gentile fa la differenza. Può illuminare una giornata cominciata male e farci sorridere anche solo per un attimo. Ci sono persone gentili per indole, altri per educazione. "Essere gentili sempre, con chiunque e a qualunque costo, può trasformarsi in una strategia difensiva: un modo per evitare conflitti, disconferme o tensioni emotive, più che un'espressione autentica di apertura verso l'altro" spiega all'Adnkronos Salute lo psicologo David Lazzari, presidente dell'Osservatorio benessere psicologico e salute. "Il problema ovviamente non è la gentilezza in sé, ma la sua applicazione inflessibile. Quando un comportamento, anche positivo, diventa costante, indipendente dal contesto e dalle relazioni, può indicare una forma di rigidità più che una scelta libera".
In alcuni casi, fa notare Lazzari, "la gentilezza rischia di funzionare come un automatismo, non come una risorsa". Quello che fa la differenza vera è, quindi, "l'incapacità di differenziare, di dire 'no', di modulare il proprio comportamento in base alle situazioni". "La vera salute psicologica non sta nell'essere sempre gentili - avverte lo psicologo -, ma nell'essere sufficientemente liberi da poterlo essere quando ha senso e non esserlo quando è necessario proteggersi".