"Fare i giornalisti è un'immensa responsabilità". Me lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Me lo ha detto mentre mi stringeva la mano e mi guardava negli occhi. Occhi da cui avrà senz’altro visto trasparire la mia emozione, la mia passione e quel cuore che stava battendo a tremila.
Ero lì, martedì pomeriggio. Anch’io tra i giovani giornalisti invitati al Quirinale. Ero nella sala delle Cerimonie, al primo piano nello splendido palazzo istituzionale, dove sventola il tricolore. Ero lì come stagista dell'Adnkronos e come studentessa della scuola di giornalismo Lumsa di Roma. Accanto a me i “colleghi” della Cattolica di Milano, La futura di Torino e la Luiss di Roma. Tutti insieme, ricevuti dal Capo dello Stato. Lo aspettiamo in silenzio, cercando di restare fermi sulle sedie che scricchiolano a ogni movimento. Quando finalmente le porte si aprono, il Presidente entra sorridendo, accompagnato da quattro Corazzieri. Quello che ci rivolge è un messaggio chiaro di quanto sia delicato il compito della stampa e di quanto Mattarella ci tenga a incontrare le nuove generazioni di questa professione.
"Un ordinamento peculiare, quello dei giornalisti distinto dagli altri che esistono, perché il rapporto non è con un cliente al quale si propone una prestazione, ma lo scopo è la tutela di un bene pubblico dei cittadini, l’informazione". Mentre parla il Presidente fa qualche pausa. Alza lo sguardo, ci osserva e sorride.
Nella sala del Quirinale siamo circa 80 ragazzi provenienti tutta Italia. Diverse città, diversi ambienti. Ma mentre ascoltiamo Mattarella abbiamo lo stesso mix di emozioni negli occhi: orgoglio e paura. Le vediamo distintamente gli uni negli occhi degli altri mentre ci guardiamo intorno. Orgoglio per essere considerati mentre intraprendiamo, con non pochi sacrifici, il nostro percorso di formazione. Paura per tutti i nuovi ostacoli che questa professione comporta. A partire dalla precarietà. Lo sottolinea nel suo discorso la studentessa del master di Torino Anna Mulassano. "Per molti giovani, la professione giornalistica rischia di essere una scommessa basata sulle possibilità di partenza, poiché senza un sostegno alle spalle è impossibile muovere i primi passi nel percorso giornalistico. È un sistema che logora le finanze personali, oltre alla dignità professionale".
Una realtà che il Presidente Mattarella affronta. Dopo aver ascoltato i discorsi degli studenti, il Capo dello Stato si alza dal suo posto in prima fila e nelle sue parole traspare rassicurazione per i temi che gli abbiamo elencato. "Non è accettabile, ad esempio, che tuttora, dopo un anno e mezzo, il Servizio pubblico televisivo manchi dell’assetto dei propri organi amministrativi, con la Commissione Parlamentare di vigilanza non posta in condizione di poter espletare le sue funzioni", dichiara.
Al termine della cerimonia usciamo dalla sala con uno sguardo più consapevole di quando abbiamo varcato le porte istituzionali del Quirinale. L’orgoglio di essere parte di una classe giornalistica che richiede impegno e voglia di sacrificio. Ostacoli che, dopo l’incontro con Sergio Mattarella, siamo tutti ancora più disposti ad affrontare. (di Enza Savarese)