L'AI fa 'en plein' alla maturità, Bardi (Impara digitale): "Ma la scuola italiana è all'anno 0,1..."

"La nostra scuola fa ancora fatica a inserire consapevolmente nella didattica l'Intelligenza artificiale, che deve essere governata in una 'scuola aperta' ed esperenziale"

L'AI fa 'en plein' alla maturità, Bardi (Impara digitale):
23 giugno 2026 | 11.37
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Maturità: quasi 9 studenti su 10 hanno utilizzato l'Intelligenza Artificiale per prepararsi alle prove scritte dell'Esame di Stato a dimostrazione che le nuove tecnologie sono un presente consolidato nella scuola italiana. Ma a che punto è l'Italia nella promozione di una didattica che, ponendo lo studente al centro, valorizzi la sua partecipazione attiva attraverso l'uso consapevole delle tecnologie, tra cui l'IA? L'Adnkronos ne ha parlato con la professoressa Dianora Bardi, presidente dell'Associazione Centro Studi Impara Digitale, ideatrice degli Stati Generali della Scuola Digitale, della Classe-Scuola Scomposta e del Metodo Bardi oltre che membro del Comitato tecnico-scientifico di esperti in materia di tecnologie e di innovazione didattica e digitale a supporto del Mim. "L'Italia è all'anno 0,1", ci risponde. "La scuola italiana fa ancora fatica a inserire consapevolmente nella didattica la tecnologia e soprattutto l'Intelligenza artificiale che deve essere governata".

Il problema della IA lo sente molto forte perché è pervasiva, la usano tutti e soprattutto i ragazzi quasi sempre demandano all'Intelligenza Artificiale le attività didattiche che richiederebbero invece molta riflessione e progettazione, fatica, sia dal punto di vista dei docenti che degli studenti", spiega. "C'è stato il Pnrr che con i Dm 65 e 66 in un anno ha digitalizzato la scuola avvicinandola all'uso dell'IA, sia da un punto di vista dei docenti che degli studenti. In contemporanea il Ministero ha tolto il cellulare dalle classi". "Oggi si demanda all'IA. I docenti si fanno supportare nella prepparaione del proprio lavoro didattico, mentre i ragazzi usano l'Ia per farsi aiutare soprattutto nella acquisizione delle conoscenze. Ma demandando alla macchina la soluzione dei problemi, si rischia di perdere tutto il processo di apprendimento". Bardi ammonisce: "rischi e pericoli nell'uso dell'IA non riguardano solo il fronte privacy, a cui si è ampiamente dedicato il Ministero con linee guida molto precise e stringenti su software da usare e piattaforme, riguardano la perdita 'dell'umano'. Gli studenti dovrebbero comprendere le conseguenze del demandare all'Intelligenza Artificiale ciò che invece dovrebbe essere frutto di fatica, riflessione e consapevolezza. Oggi oltre all'uso tecnico (imparare ad usare le piattaforme, saper fare le domande...), si deve puntare a un cambiamento della didattica e purtroppo su questo fronte nella scuola italiana siamo ancora molto ancorati alla tradizione".

Che intende per cambiamento didattico? "La scuola italiana deve pensare a livello strutturale a una didattica innovativa, diversa. Deve individuare il progetto da mettere in atto per fare acquisire competenze ai ragazzi. Rispondere alle domande: Come imposto la mia didattica? Che metodi utilizzo? Quale è il bisogno formativo della mia classe? Come può aiutarmi l'IA a fare acquisire competenze e conoscenze? Io credo che l'IA deve essere un supporto al lavoro di docenti e studenti, non il focus. Va usata come un libro. E così come non copio tutto dal libro, non copio dall'Ia, ma rifletto e sintetizzo da tante 'fonti' in una 'scuola aperta' dove l'Intelligenza artificiale agisce da tutor che mi aiuta ad acquisire le conoscenze e il docente è il compagno di viaggio che mi fa lavorare in modo diverso, esperenziale, riconducendo alla fisicità e all'empatia il flusso di apprendimento in una scuola senza mura. Perché guardi - chiosa - il rischio è che il rapporto di coworking con l'uso dell'IA si perda, dal momento che il rapporto è uomo-macchina".

Come si sta muovendo dal suo punto di vista il Ministero dell'Istruzione e del Merito? "Il Ministero ha detto che prossimamente darà le indicazioni sul fronte didattico. Ma sarà difficile implementarle perché noi siamo molto legati alla tradizione, ai voti, alle verifiche, al completamento dei programmi da svolgere, tutti elementi che ci imbrigliano ad una scuola molto tradizionale, magari demandando a pochi momenti le fasi innovative. Con le dovute eccezioni, mi sembra ci sia molta resistenza da parte dei docenti a pensare ad una scuola che a livello strutturale imposti la didattica in modo innovativo. La scuola italiana è rigida anche se c'è l'autonomia scolastica. Negli altri paesi non è così". (di Roberta Lanzara)

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