Nicola Pietrangeli, l'ultimo saluto al Foro Italico sulle note di Aznavour

Camera ardente nel campo che al Foro Italico porta il suo nome. Poi i funerali a Ponte Milvio. Binaghi: "Curioso come abbia deciso di andarsene in punta di piedi"

La salma di Nicola Pietrangeli - (Ipa)
La salma di Nicola Pietrangeli - (Ipa)
03 dicembre 2025 | 12.18
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Ultimo saluto a Nicola Pietrangeli, la leggenda del tennis scomparsa il primo dicembre. La salma di Pietrangeli, morto a 92 anni, è stata accolta questa mattina nel campo che porta il suo nome, all’interno del complesso del Foro Italico di Roma, dove è stata allestita la camera ardente. E' stato possibile rendere l'ultimo omaggio al grande tennista azzurro fino alle 14. Poi alle ore 15 i funerali a Ponte Milvio, presso la chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio.

Il feretro, accompagnato dal picchetto d’onore dei Carabinieri, è stato posizionato al centro del campo, decorato con fiori bianco-azzurri, accanto alla Coppa Davis conquistata dall’Italia nel 1976 sotto la sua guida da capitano. Un maxi-schermo ha trasmesso le immagini della sua carriera, mentre in sottofondo si è udita la sua musica preferita: note di Charles Aznavour.

Tifosi, sportivi e istituzioni in fila per l’ultimo saluto

Le prime persone a dare l’ultimo omaggio sono arrivate già alle 8.30 del mattino. Tra i presenti, i figli del campione, amici e figure di spicco dello sport italiano.

Tra loro il presidente della Fitp Angelo Binaghi: "Abbiamo pensato a lui nei giorni della Davis. Era la prima volta in 25 anni che non fosse affianco a noi. Io ho conosciuto Nicola 25 anni fa nel momento più buoi del tennis italiano ed è curioso come lui abbia deciso di andarsene in punta di piedi, aspettando che terminassero questi due mesi, forse i più belli del tennis italiano in cui i suoi ragazzi e le sue ragazze hanno vinto praticamente tutto", ha detto davanti alla camera ardente. "E' riduttivo dire che Nicola ha dato tanto al tennis italiano, è stato il tennis italiano soprattutto all'estero. E' stata una persona speciale, straordinaria, unica".

"Una cerimonia organizzata nel pieno delle sue volontà. Ha sbagliato solo l'ora delle esequie, doveva farle a mezzogiorno...", le parole di Giovanni Malagò. "Un fenomeno come atleta, ma faccio fatica a staccare il tennista da uomo perché mi ha visto crescere. Mi chiamava ‘Giovannino’ anche se tanto ‘ino’ non sono. Era scanzonato e ironico, ma soprattutto un amico di famiglia”, ha aggiunto l'ex presidente del Coni.

"Va via la storia e le storie come le sue non muoiono mai", le parole del n.1 dello sport italiano Luciano Buonfiglio. "Ci ha lasciato un messaggio del quale tutti dovremmo renderci conto. Ho avuto il privilegio di conoscerlo davvero, di parlare tante volte con lui. Ogni conversazione era un misto di esperienza e ironia. Sapeva metterti a tuo agio, non si è mai vantato di nulla. Era sempre disponibile, sempre cordiale".

"Nicola ci ha insegnato ad amare la Davis, il valore di indossare la maglia azzurra, un po' tutto è partito da lui e così lo vogliamo ricordare", afferma il capitano azzurro di Coppa Davis, Filippo Volandri. "Lo abbiamo sempre visto attaccato a questa coppa, mi piace pensare che abbia voluto aspettarci in questa terza vittoria, fa parte di lui -aggiunge Volandri-. E' stato un'icona, con un tennis elegante, come era lui, lo ricordiamo così".

Mentre parola di "una giornata di dolce tristezza" Andrea Abodi, ministro per lo sport e per i giovani. "Ha sempre preso vita di petto. Rappresenta l'eccellenza delle persone", ha detto.

Alla camera ardente anche Licia Colò. "E' uscito a modo suo, con My Way ci ha fatto piangere, mentre lui sicuramente in questo momento riderà”. “Lascia un grande vuoto in me e in tutti noi, ma lascia anche una nipotina meravigliosa e una storia che continuerà a essere ricordata", ha aggiunto la conduttrice televisiva con la quale Nicola ha avuto una storia di sette anni. "Un difetto? Forse l'arroganza ma che per me è anche un pregio: era uno tosto, che andava sempre contro corrente quando diceva le cose, aveva tanti amici e tanti nemici e questo significava avere coraggio. Sicuramente non passava inosservato".

"La prima cosa che mi ha detto, ‘sei fortunato che ho deciso di giocare a tennis e non a pallone, se no finivi male'. Non so se si pentirà ora che è là, ma quando arrivo io mi dirà qualcosa di più serio. Troppo divisivo? Era una persona perbene, seria e diceva quello che pensava. Due simboli di un’Italia sportiva? Io spero di andare un po’ più in là. Magari farò qualcosa anche per i giovani, se me lo lasciano fare. Io ho intenzione di lavorare per i giovani. Nicola ha rappresentato il tennis e anche il mondo sportivo. Era un numero dieci con la racchetta? No, il numero 1", le parole dell’ex campione del calcio mondiale Gianni Rivera all'uscita dalla chiesa della Gran Madre di Dio dopo i funerali.

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