A incastrare l'uomo le tracce sui coltelli, utilizzati per il delitto, e un'impronta sulla porta di casa, dove è stato trovato l'11 luglio scorso il corpo della vittima. Il giorno prima era stato arrestato per un'aggressione. Il movente legato forse a un video intimo
L'aggressione mortale sarebbe avvenuta nell'ultimo incontro tra i due. Dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Milano e della compagnia di Corsico emerge che il 39enne, Ahmad Abdelghani di origine egiziana, è stato fermato per l’omicidio di Alessio Borelli con cui aveva una relazione affettiva da circa un mese. Negli ultimi giorni sarebbero però nati dissidi, culminati nell’ultimo incontro nell’appartamento di Borelli e nell’omicidio dell'11 luglio scorso nel suo appartamento di Corsico.
La vittima è stata colpita con sei coltellate alla gola, più altre in diverse parti del corpo, prima di venire strangolato con una sciarpa.
La mattina dell'8 luglio i vicini di casa di Borelli avevano sentito urla "aiuto" provenire dall'appartemento all'ottavo piano del condominio di via Parini. Uno di loro aveva chiamato anche il 112 e sul posto erano intervenuti i carabinieri, che avevano insistemente suonato alla porta, senza che nessuno la aprisse. Circa mezz'ora prima, alle 9.30, una condomina del palazzo di fronte dal balcone aveva visto una persona, descritta come una donna (era probabilmente Abdelghani), che veniva afferrata per il collo con il braccio destro da un uomo che la trascinava verso l'interno dell'abitazione. Alle 9.32 risulta anche una chiamata della vittima al 112, durata 5 secondi.
Il corpo senza vita del quarantenne (avrebbe compiuto 41 anni a ottobre), è stato trovato tre giorni dopo, l'11 luglio, in una pozza di sangue e coperto da una coperta in sala da pranzo. Accanto un coltello da cucina con la punta spezzata, su cui sono state repertate sia le impronte che il Dna del 39enne fermato. A incastrare l'uomo è stato anche il telefono, con cui manteneva contatti con la vittima e che la mattina dell'omicidio agganciava le celle di Corsico.
Nonostante nei giorni successivi al delitto avesse cambiato la scheda Sim, gli investigatori sono riusciti a risalire al profilo Telegram, trovando pubblicate foto di Abdelghani. Le sue tracce sono state repertate anche su un secondo coltello insanguinato, ritrovato vicino al divano, su una canottiera e su un rasoio trovati nel lavandino.
A carico del 39enne di origine egiziana, senza fissa dimora e irregolare nel territorio italiano, ci sarebbero alcune prove di natura biologica e dattiloscopica. Il profilo genetico dell'uomo è stato, infatti, isolato sulle armi del delitto, due coltelli rinvenuti sulla scena, e su tracce ematiche nel bagno, mentre un'impronta palmare impressa col sangue su una porta a vetro dell'abitazione è risultata "corrispondere inequivocabilmente a quella dell'indagato", riferisce in una nota il comando provinciale dei carabinieri di Milano.
Il soggetto è stato individuato in zona Lampugnano, dove è stato riconosciuto e bloccato dagli operanti che lo stavano attivamente cercando da ieri sera, non appena il fermo era stato emesso dall’autorità giudiziaria ed è stato portato a San Vittore.
Quel giorno i vicini avevano allertato i vigili del fuoco per un forte odore proveniente da quell’appartamento, e i vigili del fuoco e i carabinieri che avevano fatto accesso, avevano trovato la vittima in stato di decomposizione, riversa a terra in una pozza di sangue, con evidenti ferite d'arma da taglio al collo e al torace. Le indagini, immediatamente avviate dai militari dell'arma, hanno consentito di ricostruire i contorni della vicenda e di datare il delitto alla mattina dell'8 luglio scorso, quando, nelle prime ore della mattina, i vicini avevano udito distintamente urla e richieste di aiuto provenienti dall'appartamento.
Il 39enne era stato arrestato a Milano per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale nella notte tra il 6 e il 7 luglio, il giorno prima dell'efferato omicidio. Armato di coltello e con una camicia blu sulla testa, che lasciava scoperti solo gli occhi, aveva spiegato di "sentirsi osservato dai passanti, perché un suo amico aveva fatto un video intimo a sua insaputa". Potrebbe essere proprio la diffusione di questo filmato da parte di Alessio Borelli ad aver scatenato la furia omicida.
L'arresto era stato convalidato la mattina del 7 luglio scorso e il giudice del tribunale di Milano aveva disposto nei confronti dell'uomo il divieto di dimora in tutta la provincia capoluogo. Nonostante questo, Abdelghani, che era senza fissa dimora in Italia, dormiva spesso in tende in parchi e giardini, il giorno successivo si è presentato a casa della vittima, che lo ospitava da quando, circa un mese prima, era iniziata la loro relazione. Motivo per cui all'uomo la pm della procura di Milano, Ilaria Perinu, contesta anche le aggravanti del legame affettivo con la vittima e dell'abuso di ospitalità.