Secondo i magistrati di Termini Imerese Simona Cinà aveva bevuto molto alcol. I genitori della ragazza: "Sconcertati e addolorati per richiesta archiviazione, ci opporremo"
Non ci sono colpevoli per la morte di Simona Cinà, la pallavolista palermitana di 20 anni trovata morta sul fondo di una piscina a Bagheria (Palermo), nella notte tra l’1 e il 2 agosto del 2025. La Procura di Termini Imerese, come apprende l’Adnkronos, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Secondo gli inquirenti, dietro la morte della giovane pallavolista non ci sarebbe alcun mistero. Si sarebbe trattato di un fatale incidente. Sul corpo non ci sono, infatti, segni che possano far pensare ad una violenza da parte di altre persone. Per i magistrati “si può escludere con certezza che Simona Cinà sia entrata in acqua perché trascinata o trattenuta contro la sua volontà da parte di terzi fino a provocarne l’annegamento”, attesa “l’assoluta mancanza di segni, lesioni, graffi, ematomi, lividi e, in ogni caso, di tracce di alcun tipo rinvenute sul suo corpo che conducano a tale conclusione, come documentato inequivocabilmente dagli accertamenti autoptici posti in essere”, scrive la Procura nella richiesta di archiviazione.
“Parimenti, non è stato documentato o rinvenuto alcun segno di violenza riconducibile a dinamiche di tipo sessuale”, dice ancora la Procura, guidata da Angelo Vittorio Cavallo, che ha coordinato l'indagine. I genitori e i fratelli della ragazza, una grande sportiva, hanno sempre respinto l’idea che la vittima possa essere morta annegata. I magistrati, dopo un’accurata inchiesta, ribadiscono che “la tesi dell’omicidio deve essere ulteriormente esclusa sulla base della considerazione per cui sarebbe stato impossibile per tutti i presenti, in quel momento non meno di trenta persone, non accorgersi di un episodio “eclatante”, che sicuramente avrebbe attirato l’attenzione di chiunque, quale una colluttazione iniziata in prossimità e in adiacenza della piscina e poi all’interno della stessa, dunque a pochi metri di distanza da loro, dislocati lungo tutta l’area a loro accessibile della villa”.
Il pm Raffaele Cammarano, che firma la richiesta di archiviazione, ha ricordato anche che “numerosi testimoni hanno riferito come Simona Cinà avesse consumato, nel corso della festa, un notevole quantitativo di bevande alcoliche, ossia almeno tre cocktail alcolici “interi” e, almeno parzialmente, altri sette, non terminati poiché costei si era “buttata” in piscina con il bicchiere in mano, ovviamente per scherzare e festeggiare, come spesso avviene in occasioni del genere”. Gli accertamenti tossicologici compiuti sui campioni biologici prelevati dal corpo della ragazza hanno documentato “l’assenza di sostanze stupefacenti, quali benzodiazepine e derivati, droghe di sintesi, farmaci e di altre sostanze ad effetto psicotropico su sangue e urine”. Al contempo, l’analisi chimica tossicologica ha "rilevato la presenza di alcol etilico in elevate quantità in tutti i tessuti esaminati e, nello specifico, una concentrazione di alcol etilico" (alcolemia di circa 2,94 g/L) da ritenersi “elevata da un punto di vista tossicologico” e comunque tale da “compromettere gravemente lo stato psicofisico con effetti seri su coordinazione, coscienza, capacità motorie e mentali". Per i pm "la citata elevata presenza di alcol etilico in concentrazioni tossiche per l’organismo, con doppia esposizione sia all’alcol etilico, assunto in modo eccessivo e continuativo, sia al metanolo co-presente nei distillati alcolici, dunque, ha certamente causato '…un’intossicazione grave con effetti severi sullo stato psico-fisico e motorio della ragazza, con compromissione della coordinazione, una riduzione della vigilanza e confusione mentale", si legge ancora nella richiesta di archiviazione.
Il pm scrive ancora: “Non è stato individuato alcun movente effettivo, serio e plausibile, da porsi alla base di una ipotetica azione violenta commessa ai danni di Simona Cinà. Tutti i testimoni, anche gli amici ed i suoi conoscenti più stretti, hanno riferito come la festa si sia svolta regolarmente, senza incidenti, litigi, alterchi di alcun tipo sorti nel corso della serata, né eventualmente verificatisi nei giorni precedenti- si legge nella richiesta di archiviazione visionata dall’Adnkronos - parimenti nessuno ha riferito di situazioni in qualche modo “problematiche” che caratterizzassero la vita privata della giovane”.
Gli inquirenti hanno ascoltato, dopo la morte della ragazza, tutti i presenti alla festa di laurea. E tutti hanno detto di non avere visto annegare la giovane. “Il fatto che i vari partecipanti alla festa presenti nella zona adiacente alla piscina al momento dei fatti – dice la Procura di Termini Imerese - non abbiano assistito al momento in cui Simona Cinà è entrata in acqua non appare, a parere di questo Ufficio, inverosimile. Vari invitati, infatti, hanno descritto come, in quei frangenti, il volume della musica era molto alto e tale da impedire di sentire e, soprattutto, distinguere il rumore causato dall’entrata di un corpo (o di qualsiasi altro oggetto pesante) in acqua, a meno che in tale momento lo spettatore non si fosse trovato effettivamente a guardare la piscina. In quei momenti ciascun invitato – la cui maggior parte, peraltro, aveva fatto uso di sostanze alcoliche e, di conseguenza, non aveva i riflessi e una intonsa percezione dei propri sensi analoga a quella che avrebbe avuto se fosse stato sobrio – era intento in altre attività (ballare, parlare, cambiarsi, dormire, ecc..) e nessuno di loro stava guardando la piscina”. Ecco perché “per il decesso di Simona Cinà, dunque, non può che concludersi rilevando come, nel corso delle indagini espletate, non sono emersi indizi in grado di evidenziare eventuali responsabilità penali nei confronti di alcun soggetto”. Per i magistrati “non è stato possibile accertare con certezza ciò che è accaduto a Simona Cinà tra le 3.50 e le 4.10, attesa l’assenza di impianti di videocamere di sorveglianza che abbiano ripreso i suoi comportamenti e di testimoni che vi abbiano assistito”.
“Ciò che è ragionevole ritenere è che Simona Cinà, una volta in acqua, non abbia avuto la forza di riemergere autonomamente e, dunque, ivi sia fatalmente annegata. Non è in alcun modo possibile sostenere se sia entrata in acqua volontariamente – per i più svariati motivi (tra cui, ad esempio, cercare di destarsi dal torpore causato dalla massiccia presenza di alcol nel corpo o, più banalmente, rinfrescarsi o espletare un bisogno fisiologico senza dover fare la fila al bagno) – o involontariamente, anche a causa di una repentina perdita di sensi. Ciò che appare, invece, arduo da smentire è che ella non è entrata in acqua poiché ivi trascinata o trattenuta contro la sua volontà, attesa l’assoluta mancanza di segni, lesioni, graffi, ematomi, lividi e, in ogni caso, tracce sul suo corpo che conducano a tale conclusione, anche alla luce del fatto che era impossibile che i presenti non si accorgessero di una colluttazione violenta all’interno della piscina, essendo assolutamente inverosimile che più di 30 persone – che, si rammenta, tra di loro non si conoscevano– abbiano non solo assistito ad un omicidio ma, soprattutto, abbiano deliberatamente scelto di tacere i dettagli di ciò a cui avevano assistito, senza che, peraltro, tale inverosimile condotta sia suffragata da un movente credibile e non frutto di suggestioni”.
Inoltre, per la Procura, “sono risultate del tutto prive di fondamento alcune notizie, riportate dagli organi di stampa, secondo cui gli investigatori, una volta giunti sul luogo, non avrebbero rinvenuto i vestiti di Simona ed avrebbero trovato la piscina completamente “ripulita” da ogni traccia della festa che lì si era svolta, comprese le bottiglie di alcolici. Le forze dell’ordine, al momento del sopralluogo e, in ogni, caso, nell’immediatezza dei fatti, hanno provveduto al regolare repertamento di tutti i vestiti e gli oggetti personali di Simona, nonché all’esame e al controllo”.
“Non sono emersi elementi di reato, motivo per cui, in assenza di ulteriori indagini all’uopo da compiere e stante, in ogni caso, l’insussistenza di indizi idonei a costituire ulteriori proficui spunti investigativi, deve procedersi con la presente richiesta di archiviazione”, scrive la Procura.
"Siamo amareggiati, addolorati e sconcertati dal fatto che, a un anno dalla tragica morte della nostra amata Simona, la Procura di Termini Imerese sembri dirci, in sostanza 'Simona è morta, ma non sappiamo esattamente perché', e ancora: 'Simona è morta per una tragica fatalità'. Simona era andata felice a una festa. Ci è stata restituita senza vita, e dopo un anno gli inquirenti non sono stati in grado di dirci davvero come sia morta, perché sia morta e se vi siano responsabilità nella sua morte". E' quanto scrivono in una nota i genitori e i fratelli di Simona Cinà. "Noi non possiamo accettare una risposta così deludente. Un anno di indagini, mesi di perizie, proroghe su proroghe, per arrivare a dirci che Simona è morta perché è annegata nella piscina attorno alla quale festeggiavano e ballavano decine di persone. Questo lo sapevamo dal primo giorno", dicono i genitori Luciano Cinà e Giuseppa Corleone e i fratelli Gabriele e Roberta Cinà.
"Quello che chiedevamo alla Procura di Termini Imerese era una spiegazione plausibile di come sia possibile che una ragazza piena di salute, sportiva ed esperta nuotatrice, sia morta annegata in piscina solo per aver bevuto qualche drink in più. Come si può annegare nel bel mezzo di una festa, con decine di persone attorno a quella piscina, senza che nessuno veda o senta nulla? E come è possibile che ciò accada quando, secondo quanto dichiarato dagli stessi amici presenti, Simona era stata con loro, vicina a loro, fino a pochi minuti prima del ritrovamento? Ci può credere qualcuno, a parte la Procura di Termini Imerese? Morire così, e nessuno si accorge di nulla: questa è giustizia?", aggiungono. "No, non ci convince la risposta della Procura. Non ci convincono le indagini lacunose della Procura e dei Carabinieri. Non ci convince la perizia dei consulenti nominati dal Pubblico Ministero - spiegano ancora i genitori e i fratelli della ragazza - Non è questa, per noi, la verità sulla morte di Simona. Continueremo a batterci perché si indaghi davvero e fino in fondo, per fugare il sospetto che tante reticenze e tanti silenzi possano coprire qualcuno che abbia avuto responsabilità, anche indirette, nella tragica morte della nostra Simona".
"Vogliamo sapere se qualcuno stia proteggendo qualcun altro. Riteniamo impossibile che nessuno sappia qualcosa in più rispetto a ciò che emerge dagli atti. E riteniamo altrettanto doloroso e inspiegabile che, se davvero nessuno aveva nulla da rimproverarsi, nessuno di loro abbia sentito il bisogno di venire al cimitero, di fermarsi davanti a Simona, di portarle un fiore, di mostrare alla nostra famiglia almeno un gesto di vicinanza umana- sottolineano ancora - Per questo ci opporremo con fermezza a questa archiviazione. Non crediamo che Simona possa essere morta in silenzio, da sola, senza che nessuno se ne rendesse conto, in una festa affollata da decine e decine di conoscenti, amici e amiche". (di Elvira Terranova)
Gli avvocati Antonio Ingroia, del Foro di Roma, Marco Ingroia, del Foro di Palermo, ed avv. Paolo Ingroia, del Foro di Palermo in relazione ai sigg. Cinà/Corleone che si sarebbero "sempre detti convinti” che qualcuno abbia spinto in acqua Simona Cinà, dopo averle somministrato delle non meglio specificate sostanze evidenziano che "Tale circostanza non corrisponde al vero".
"I sigg. Cinà/Corleone non hanno in realtà mai reso dichiarazioni dal contenuto analogo a quello riportato nel sopra citato articolo giornalistico. I suddetti familiari di Simona Cinà, al contrario, si sono sempre limitati ad esprimere delle più che legittime perplessità sulle modalità - oggettivamente anomale - con cui l’annegamento della suddetta Simona Cinà si sarebbe verificato, senza, tuttavia, rendere pubbliche dichiarazioni su possibili ricostruzioni alternative del fatto, e, men che meno, spigendosi ad ipotizzare responsabilità di chicchessia rispetto ad un presunto omicidio volontario di Simona Cinà da parte di soggetto rimasto ignoto".
"Ipotesi, quest’ultima, che gli stessi sigg. Cinà/Corleone non ritengono in verità essere plausibile alla luce di quanto finora emerso". I sigg. Cinà/Corleone "non hanno in realtà mai reso alcuna dichiarazione sul fatto che credono che Simona Cinà sia stata spinta intenzionalmente da un soggetto, rimasto ignoto, che le avrebbe altresì previamente somministrato delle non meglio specificate sostanze".