"Il compito che abbiamo davanti è organizzare: la prevenzione, la cura, la prossimità, la comunità. Una comunità che non lascia indietro nessuno"
"Abbiamo letto le parole di Clemente Mastella, che ha reso pubblica la sua malattia e ha chiesto di non essere lasciato solo. Prima di tutto, a lui va un augurio sincero di piena guarigione. Ma quella frase — 'non lasciatemi solo' — ci colpisce come un pugno nello stomaco. Ci riguarda tutti. È una richiesta rivolta alla comunità, alla sanità, alle istituzioni, ai media. La prima riflessione è sulla prevenzione. Non possiamo occuparci dei tumori, come di qualsiasi altra malattia o emergenza, solo quando diventano casi di cronaca, solo quando colpiscono una persona nota, solo quando la notizia ci commuove. La prevenzione deve accompagnarci lungo tutto il corso della vita: dall’allattamento al seno ai corretti stili di vita, dagli screening alla diagnosi precoce, dalla ricerca all’ambiente, dall’accesso equo alle cure alla sostenibilità del sistema sanitario". Così su Facebook Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componenente vicario dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità,
Secondo Vaia, "Un Paese serio deve essere centrato sulla prevenzione: deve essere preparato, non rincorrere sempre l’emergenza o, peggio, negarla. La seconda riflessione riguarda il clima che ho visto anche sui social. Troppa aggressività, troppi insulti, troppo ideologismo persino davanti alla malattia. Sulla salute non ci si deve dividere in fazioni partitiche. La prevenzione, la ricerca, la cura e la scienza non possono appartenere a uno schieramento. La scienza deve essere libera, rigorosa, trasparente e al servizio della persona, sempre".
"La terza riflessione è sulla solitudine. Molti malati, soprattutto oncologici, non hanno paura solo della diagnosi. Hanno paura di restare soli, di diventare un peso, di perdere autonomia, di non trovare un percorso chiaro. Per questo - suggerisce Vaia - la sanità deve curare, certo, ma deve anche accompagnare: con presa in carico totale, assistenza psico-oncologica, assistenza domiciliare continua e adeguata, sostegno ai caregiver, continuità reale tra ospedale e territorio. 'Non lasciatemi solo' è una frase che deve valere per tutti e che interpella tutti: ogni paziente, ogni famiglia, ogni persona fragile. E allora il compito che abbiamo davanti è uno: organizzare. Organizzare prevenzione, organizzare cura, organizzare prossimità, organizzare comunità. Una comunità che non lascia indietro nessuno"