Il romanzo del giornalista Maurizio Ferrari rilegge l’attentato a Mussolini del 31 ottobre 1926 e ipotizza un complotto interno al regime fascista
Un colpo di pistola, forse due. Un ragazzo di quindici anni, un attentato al capo del governo e una verità che, a un secolo di distanza, continua a interrogare la storia italiana. È attorno ai lati oscuri dell’attentato di Anteo Zamboni a Benito Mussolini, avvenuto a Bologna il 31 ottobre 1926, che ruota "Il secondo sparo" (DeriveApprodi), il romanzo del giornalista Maurizio Ferrari, che propone una rilettura narrativa dei fatti e avanza l’ipotesi di una possibile congiura maturata all’interno degli stessi ambienti fascisti.
L’episodio rappresentò uno snodo cruciale nella progressiva trasformazione del regime in dittatura. Mussolini, al governo da quattro anni, scampò all’attentato durante il suo passaggio in città. Il giovane Zamboni, figlio di anarchici, fu immediatamente indicato come responsabile del tentativo e linciato sul posto dai fascisti. La sua morte impedì ulteriori accertamenti diretti sul ragazzo e contribuì ad alimentare interrogativi sulle circostanze dell’accaduto e sulle responsabilità che avrebbero potuto celarsi dietro il gesto.
È proprio da queste zone d’ombra che prende le mosse Ferrari, studioso appassionato di storia, che sceglie la forma del romanzo per esplorare piste alternative alla ricostruzione tradizionale. Il punto di partenza, spiega l’autore, sono gli studi storici, in particolare quelli di Brunella Dalla Casa, tra i riferimenti più importanti per l’approfondimento della vicenda. Da qui la narrazione si inoltra nel terreno delle ipotesi, immaginando che il colpo attribuito a Zamboni non fosse l’unico e che un secondo sparo potesse essere stato diretto contro l’automobile del Duce. Nel libro, la ricostruzione ufficiale viene considerata dall’autore insufficiente a chiarire tutti gli aspetti dell’attentato. Ferrari sviluppa così una trama nella quale un gruppo di giovani studenti, determinati a fare luce sui fatti, si mette sulle tracce di testimonianze ambigue, verbali controversi e circostanze rimaste irrisolte. Al loro fianco compare il capitano dei carabinieri Giovanni Cannone, personaggio realmente esistito, impegnato in indagini che si scontrano con ostacoli e resistenze provenienti da ambienti influenti. L’intreccio conduce progressivamente verso l’ipotesi di una lotta di potere interna al fascismo, nella quale alcuni esponenti del regime avrebbero potuto avere interessi e responsabilità da nascondere. Una pista che il romanzo sviluppa sul piano narrativo, senza che le congetture proposte possano essere considerate, di per sé, una verità storicamente accertata.
"La mia ricostruzione parte da solide basi storiche, ma poi utilizza lo strumento del romanzo per cercare strade alternative e fare luce su un fatto mai chiarito del tutto", spiega Ferrari. L’intento, sottolinea l’autore, non è ridimensionare la figura di Zamboni né il significato ideale attribuito al suo gesto, ma interrogarsi sulla possibilità che, a sua insaputa, attorno al giovane si muovessero altre figure, interessate a sfruttare l’attentato o a occultarne le reali circostanze.
La vicenda si inserisce in un passaggio decisivo della storia nazionale. Dopo l’attentato, il regime intensificò la repressione contro gli oppositori e, nel novembre 1926, varò nuove misure liberticide, tra cui le cosiddette 'leggi fascistissime', che completarono lo smantellamento delle residue libertà politiche e contribuirono a consolidare la dittatura. Il romanzo mette in relazione quel tornante con una più ampia riflessione sui misteri della storia italiana, sulle verità negate e sulle trame di potere che avrebbero continuato ad attraversare il Paese anche negli anni successivi.
Il centenario dell’attentato sarà ricordato a Bologna con Zamboni100, un programma di iniziative promosso dal Comune insieme all’Istituto Parri, all’Anpi e ad altre realtà associative e culturali. Il calendario comprende presentazioni editoriali, mostre, convegni, recital e appuntamenti teatrali e musicali, con l’obiettivo di riportare al centro della memoria pubblica una vicenda che intreccia storia cittadina, violenza politica e affermazione del regime fascista. Tra gli appuntamenti in programma, martedì 27 ottobre, alle ore 17, alla Biblioteca Minguzzi, è prevista la presentazione de "Il secondo sparo". L’incontro sarà moderato da Roberto Boccalon e vedrà la partecipazione dell'autore, del regista Alessandro Cavazza e di Sandro Mazzanti, che proporrà un estratto del documentario "Riservata Personale", dedicato alla vicenda di Anteo Zamboni. (di Paolo Martini)