L'annuncio del presidente Pietrangelo Buttafuoco durante la presentazione della 20/a Mostra Internazionale di Architettura curata dagli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu
A partire dalla 20/a Mostra Internazionale di Architettura (8 maggio - 21 novembre 2027), tutta la comunicazione della Fondazione della Biennale di Venezia, e quindi anche delle altre discipline, sarà trilingue: italiano, inglese e cinese. L’annuncio è arrivato dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, nel corso della presentazione della Biennale Architettura 2027. La decisione si inserisce nel solco del progetto espositivo intitolato “Do Architecture - La possibilità di coesistenza nella realtà reale”, affidato alla curatela degli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu. Una scelta che partendo dalla città di Marco Polo - il mercante che alla fine del XIII secolo viaggiò in Oriente e arrivò fino alla corte dell'imperatore Kublai Khan - intende rafforzare il dialogo internazionale e ampliare ulteriormente il respiro globale dell’istituzione veneziana.
Nel suo intervento, Buttafuoco ha richiamato il lavoro preparatorio che accompagna la Mostra, sottolineando la continuità tra le diverse esperienze della Fondazione e la necessità di “fare esperienza dell’architettura” come pratica concreta e condivisa. Un approccio che, nelle sue parole, si traduce in una visione dell’architettura come atto fondativo e culturale insieme. Il presidente della Biennale ha inoltre ricordato il contributo dei precedenti protagonisti della Biennale Architettura, citando tra gli altri il suo artefice, Paolo Portoghesi, e ha sottolineato il valore del lavoro svolto dall’archivio della Fondazione, con il progetto “È il vento che fa il cielo” curato da Luigia Lonardelli, che ha ripercorso le tappe del viaggio di Marco Polo come chiave di lettura del dialogo tra culture.
Particolare rilievo è stato dato anche alla scelta di introdurre la lingua cinese nella comunicazione ufficiale della Biennale. “Avrete notato nella sequenza dei titoli l’ovvia sorpresa degli ideogrammi”, ha spiegato Buttafuoco, definendo la decisione come un passaggio coerente con la vocazione internazionale dell’istituzione e con la volontà di consolidare il rapporto con una delle principali aree culturali e creative del mondo contemporaneo. “La Biennale non sarà più bilingue, ma trilingue”, ha ribadito il presidente, sottolineando come la scelta non rappresenti un’eccezione ma l’esito di un percorso culturale. Venezia, ha aggiunto, è storicamente luogo di incontro tra civiltà e linguaggi diversi, e l’apertura al cinese si inserisce in questa tradizione di scambio e contaminazione. (di Paolo Martini)