Nel nuovo romanzo di Carlo Calabrò un'inchiesta giornalistica si trasforma in un viaggio tra speculazione edilizia, potere politico, criminalità e devastazione ambientale nella San Paolo del XXI secolo
Un cadavere riaffiora dalle acque nere del rio Pinheiros, a San Paolo. È quello di Flávio Bloch, eco-attivista e amico del giornalista Everton Barros. Per la polizia si tratta di un suicidio, ma Everton non è disposto ad accettare una verità tanto sbrigativa. Da questa premessa prende avvio "Cemento e sangue", il nuovo romanzo di Carlo Calabrò pubblicato da Marsilio nella collana Farfalle (pagine 288, euro 17).
Ambientato tra la sterminata metropoli brasiliana e l'Amazzonia, il libro intreccia i codici del noir e del thriller politico con una riflessione sul potere contemporaneo. L'indagine del protagonista conduce infatti ben oltre la morte dell'attivista, facendo emergere un sistema in cui politica, finanza, speculazione immobiliare, criminalità organizzata e informazione finiscono per confondersi.
Accanto al caso Bloch si sviluppano altre due vicende: l'omicidio del costruttore Leonard Zappavigna e la scomparsa dell'ingegnere svizzero Florian Kaufmann, coinvolto in una rete che lega narcotraffico, interessi economici e sfruttamento dell'Amazzonia. A fare da filo conduttore è Donato Abreu, politico neoliberale in rapida ascesa, volto rassicurante della televisione e promotore di un ambizioso progetto di "privatizzazione sociale", dove filantropia, edilizia e gestione del disagio diventano strumenti di profitto. Everton Barros conduce la sua inchiesta quasi in solitudine, sostenuto da pochi alleati e da due giovani gelatai improvvisati detective. Più si avvicina alla verità, più scopre che ogni risposta genera nuova violenza e che dietro i singoli delitti si nasconde una macchina del potere capace di proteggere se stessa.
Con un ritmo serrato e una forte tensione narrativa, "Cemento e sangue" richiama la grande tradizione del thriller d'inchiesta, ma la rilegge attraverso le contraddizioni del Brasile di oggi. La San Paolo descritta da Calabrò è una città che cresce divorando se stessa, dove il cemento copre fiumi, responsabilità e memoria, mentre concetti come rigenerazione urbana, sicurezza e sostenibilità vengono trasformati in strumenti di propaganda.
Più che uno sfondo, il Brasile diventa così il laboratorio delle dinamiche che attraversano molte democrazie contemporanee: la spettacolarizzazione della politica, il rapporto sempre più stretto tra interessi economici e istituzioni, la crisi del giornalismo investigativo e il costo umano di un'idea di progresso costruita sull'esclusione.
Carlo Calabrò, che vive a New York e lavora come giornalista per varie testate, torna al romanzo dopo "Meccanica di un addio" (Marsilio), finalista al Premio Scerbanenco Opera Prima e accolto con favore da critica e lettori. Con "Cemento e sangue" firma un noir civile e letterario che unisce suspense e analisi sociale, ponendo al centro una domanda quanto mai attuale: è ancora possibile raccontare la verità quando il potere sembra aver imparato a trasformarla in spettacolo? (di Paolo Martini)