Oggi dice, come Marcuse, che "l'arte finisce quando non si saprà più distinguere il vero dal falso"
"Adiós a la fotografia": un saluto struggente, e al tempo stesso un grido d’allarme, o forse solo una profezia d’autore di fronte all’inarrestabile irruzione dell’Intelligenza Artificiale. "Adiós a la fotografia" è il titolo del fotolibro firmato da Paolo Gasparini, vincitore del Premio Hemingway 2026. L’omaggio al grande fotografo - classe 1934, nato a Gorizia ma a soli 20 anni emigrato nell’America latina – inaugura giovedì 25 giugno, alle ore 21, negli spazi della Biblioteca di Lignano Sabbiadoro (Udine), la 42/a edizione del Premio: dell’ultima pubblicazione di Paolo Gasparini, "Adiòs fotografia", dialogheranno il giurato Italo Zannier e il figlio di Paolo Gasparini, Esteban, con un saluto video portato dal vincitore.
Paolo Gasparini è una delle firme più importanti della fotografia sociale del XX secolo: dalla fine degli anni Cinquanta ha viaggiato fra America Latina, Europa, Cuba e Stati Uniti documentando disuguaglianze, marginalità sociali, trasformazioni urbane e contrasti tra modernità architettonica e povertà. Ha vissuto a Cuba negli anni del fervore rivoluzionario, fra il '60 e il '70, frequentando figure come Gabriel García Márquez e documentando la nascita della nuova società. Che Guevara occupa un posto centrale nel suo lavoro: nei suoi reportage e fotolibri, come il celebre Le Ciel Est Dans La Rue, Gasparini ha immortalato il Che e il clima di trasformazione sociale di Cuba. E a suggellare il legame con Ernest Hemingway è un incontro memorabile, vissuto da Gasparini proprio nella Cuba degli anni Sessanta: quello con il pescatore Gregorio Fuentes, il mitico comandante del Pilar, la barca sulla quale Hemingway si allontanava per giorni per condurre le sue battute di pesca.
"Adiós a la fotografia" (Ediciones Mal de Ojo, 2026) è stato, spiega Gasparini, «un lungo work in progress: non sarebbe ugualmente stimolante dedicarsi a un libro se già conoscessimo esattamente il risultato del nostro impegno». Adiós a la fotografia ha comportato un viaggio nell’archivio sterminato di Gasparini, una selezione delle immagini, fasi diverse di visione dell’opera, ma anche alcune certezze: «ho voluto offrire una riflessione e una conclusione su quello che è stata la fotografia nei 70 anni del mio mestiere, e soprattutto su quello che sta diventando oggi - racconta l’artista, da Caracas dove tuttora risiede – Le conclusioni sono inevitabili, assistiamo al crescendo quotidiano della diffusione di immagini fittizie prodotte dall'intelligenza artificiale: immagini che disumanizzano il nostro sguardo e offuscano la nostra maniera di comprendere la realtà. La fotografia non è più un registro credibile. Diceva negli anni Sessanta Herbert Marcuse che l'arte finisce quando non si saprà più distinguere il vero dal falso, il brutto dal bello, il buono dal cattivo. Ecco, la verità è che stiamo entrando in questo momento della storia della fotografia e del mondo».
A Lignano Sabbiadoro la 42/a edizione del Premio Hemingway vedrà quest’anno protagoniste altre quattro voci del pensiero e della scrittura: sono lo scrittore Niccolò Ammaniti vincitore per la Letteratura, lo psichiatra Paolo Crepet che vince la categoria Avventura del pensiero, la saggista e sinologa Giada Messetti nella sezione Lignano per il Futuro 2026, lo scrittore turco-curdo Burhan Sönmez nella sezione Testimone del nostro tempo. Gli incontri con ciascun vincitore scandiranno le fasi salienti del Premio nelle giornate di venerdì 26 e sabato 27 giugno. Un cartellone che culminerà, sabato alle 20.30 al Cinecity, nella cerimonia di premiazione condotta dalla giornalista Monica Giandotti. Il Premio Hemingway è ideato e promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia -Assessorati alla Cultura e alle Attività Produttive e Turismo, attraverso la consolidata collaborazione con Fondazione Pordenonelegge.it.