Milano 1966, sesso, scuola e scandalo: il giornalino che anticipò il '68
Sessant'anni dopo, "La Zanzara" continua a ronzare. E a disturbare. Non solo come episodio di cronaca giudiziaria del passato, ma come lente impietosa sul presente dell’educazione, della libertà di espressione e del rapporto tra scuola e società. È da qui che riparte "Che cosa pensano le ragazze di oggi? Milano, 1966. La Zanzara. Un processo che ha segnato un'epoca", il nuovo libro di Gianmichele Laino, in libreria dal 30 gennaio per Ponte alle Grazie (pagine 176, 16,00 euro), che ricostruisce uno dei casi più clamorosi dell’Italia pre-Sessantotto.
Febbraio 1966. Al liceo classico Parini di Milano, una delle scuole simbolo della borghesia cittadina, il giornalino studentesco "La Zanzara" pubblica un'inchiesta dal titolo disarmante nella sua semplicità: "Che cosa pensano le ragazze d'oggi?" A rispondere sono le studentesse. Parlano di amore, di sessualità, di contraccezione, di matrimonio, del ruolo della donna e di educazione sessuale. Temi che oggi fatichiamo ancora a trattare serenamente nelle scuole, ma che allora rappresentano una vera deflagrazione.
La reazione è immediata e violenta. Un gruppo di genitori, sostenuto da ambienti cattolici, denuncia per oscenità i giovani redattori: Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi e Marco Sassano, tutti minorenni. Il 22 febbraio il "Corriere Lombardo" dedica allo "scandalo del Parini" un articolo a sei colonne. È l'inizio di una vicenda che travalica rapidamente i confini scolastici e cittadini.
Nel marzo del 1966 i tre ragazzi vengono convocati nello studio del sostituto procuratore Pasquale Carcasio. Subiscono perquisizioni corporali e interrogatori accompagnati da pesanti allusioni alla loro condotta sessuale e a quella delle loro famiglie. Un passaggio che oggi appare ancora più disturbante e che Laino documenta con precisione, restituendo il clima di controllo morale e di sospetto che permeava l'Italia di allora.
Il caso diventa nazionale e internazionale. Una lettera di protesta indirizzata al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio e ai ministri viene firmata da intellettuali, politici e giornalisti. Il 30 marzo 1966 il processo si apre nell'Aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano. Le udienze, paradossalmente vietate ai minorenni, sono affollatissime. In prima fila siedono i cronisti del "New York Times", di "Le Monde" e di altre testate straniere, consapevoli di assistere a qualcosa che va oltre un'aula di tribunale.
Non è solo un processo per oscenità. È uno scontro frontale tra due Italie: da una parte un Paese ancora prigioniero di tabù e ipocrisie, dall'altra una generazione che chiede di poter parlare apertamente di corpo, desiderio e libertà. Un conflitto che anticipa di due anni le proteste studentesche del '68 e che segna una tappa decisiva nel percorso dell'emancipazione femminile e della libertà di stampa.
Nel suo libro, Laino non si limita alla ricostruzione storica. Incrocia documenti, atti giudiziari e testimonianze, ma soprattutto riporta "La Zanzara" nel presente. Attraverso le voci delle studentesse e degli studenti di oggi, pone una domanda scomoda: quanto siamo davvero andati avanti? La risposta, suggerisce l'autore, non è rassicurante. Sull'educazione sessuale nelle scuole italiane, sessant'anni dopo, sembriamo ancora fermi al secolo scorso.
"Ogni scuola, ogni classe, ogni tempo, in fondo, ha la sua 'Zanzara'", scrive Laino. Una rivista che "ha bisogno di volare dappertutto", perché il suo ronzio parla a migliaia di ragazzi e ragazze che continuano a chiedere ascolto. E forse è proprio questo il motivo per cui quella piccola inchiesta del 1966 continua a far rumore: perché i "fatti grandi della vita", come ricordava Franca Viola, mentre accadono sembrano piccoli. Ma cambiano la storia. (di Paolo Martini)