Lo scrittore de Giovanni: "Vita dura per i giallisti, la realtà supera l'immaginazione"

L'autore della serie dei Bastardi di Pizzofalcone all'Adnkronos: "Non raccontiamo l'assurdo ma il normale. Oggi c'è una violenza nelle relazioni interpersonali che non ha precedenti".

Lo scrittore de Giovanni:
05 agosto 2026 | 12.30
Carlo Roma
LETTURA: 3 minuti

E' dura la vita del giallista in questi tempi. Quando la realtà supera la fantasia anche il romanziere più creativo potrebbe andare in tilt. Non ha dubbi in proposito lo scrittore Maurizio de Giovanni che parlando con l'AdnKronos sottolinea: "La realtà spesso supera l'immaginazione, noi scrittori non raccontiamo l'assurdo ma il normale". La vita del giallista, spiega, "è certamente difficile se si cerca l'originalità o qualcosa che sia sorprendente perché, purtroppo, non c'è nulla di più sorprendente della realtà".

Un caso su tutti? Cosa immaginarsi di più folle e cruento della tragica morte di Federico Venco, il giovane investito e ucciso per aver aiutato una sconosciuta per strada? Un delitto - avvenuto in provincia di Varese - che ha colpito per la crudeltà e la ferocia. Un delitto che potrebbe lasciare senza parole anche il romanziere più esperto. E infatti de Giovanni - scrittore da cinque milioni di copie vendute, autore tra l'altro della serie di successo dei Bastardi di Pizzofalcone e di Mina Settembre, entrambe approdate sul piccolo schermo - definisce quella morte "un atto di incredibile ferocia: questo ragazzo è stato punito per un atto di normale generosità: si è fermato ad aiutare una ragazza in difficoltà per strada. E' una cosa che va al di là di ciò che possiamo pensare e immaginare. La verità - osserva lo scrittore - è che oggi c'è una violenza nelle relazioni interpersonali che, secondo me, non ha precedenti. Le nuove generazioni vi sono portate in una quantità, in una ferocia e in una vastità che non ci sono mai state". Una violenza che, oltrettutto, è "documentata: i telefoni sono ovunque e consentono di propagare questi gesti con un'ampiezza di comunicazione che prima non c'era".

Il delitto privo di senso che arriva in prima pagina scavalca l'immaginazione anche perché, argomenta de Giovanni, "noi abbiamo bisogno della logica. Devo raccontare qualcosa che metta nelle condizioni il lettore di risalire a quello che è successo. Il lettore è l'investigatore. Quindi raccontare una storia assurda non ha senso". Detto questo, "direi che la realtà alimenta la fantasia e crea modelli che si possono seguire con delle variazioni". De Giovanni a questo punto 'svela' qualche trucco del mestire. Rivela che "il seme di quello che scrivo è precedente alla violenza. Non scrivo sulla base di atti documentati ma sui sentimenti e sulle emozioni negative. Vedo intorno a me insorgere sentimenti come la vendetta, la gelosia, l'invidia ben prima che si concretizzino nella violenza. Non mi ispira l'atto ma il sentimento violento che viene prima e che magari non si concretizza". In altri termini, "faccio attenzione a quando una persona, ad esempio, racconta di provare una forte gelosia o di avere un desiderio di vendetta e rivalsa. O di avere insofferenza per qualcosa o per qualcuno. Sono queste le cose che mi ispirano. La futilità del motivo amplia così tanto il portafoglio delle possibilità del racconto". Storie che, nel caso di de Giovanni, trovano la loro perfetta ambientazione nella sua città, Napoli, che di fatto in molti libri è una protagonista aggiunta. "Napoli - dice de Giovanni - è un terreno fertile perché siamo tanti in uno spazio ristretto. E' un luogo in cui le relazioni umane si moltiplicano. E col crescere numerico delle relazioni interpersonali aumentano anche le ipotesi di delitti". (di Carlo Roma)

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