Mostre, al Palazzo Ducale di Genova omaggio a Mimmo Rotella, maestro del décollage

L'esposizione (in programma da domani fino al 13 settembre) ripercorre oltre 60 anni di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea

Mimmo Rotella. 'Tenera è la notte' (1963)
Mimmo Rotella. 'Tenera è la notte' (1963)
23 aprile 2026 | 16.51
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A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (1918–2006), Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento, maestro del décollage. La mostra 'Mimmo 1945–2005', curata da Alberto Fiz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea. Aperta al pubblico da domani fino al 13 settembre e allestita nelle sale del Sottoporticato di Palazzo Ducale, l’esposizione riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private offrendo una lettura ampia e articolata dell’incessante ricerca artistica di Rotella, dal 1945 al 2005. 

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L’esposizione, insieme ad alcuni dei più celebri lavori degli anni Sessanta, mette in luce la straordinaria varietà di tecniche e linguaggi sviluppati da Rotella nel corso della sua carriera. Il percorso, articolato in sette sezioni tematiche, accompagna il visitatore attraverso le principali fasi della sua produzione. Si apre con tre opere su carta giovanili datate 1945, provenienti dalla Fondazione Mimmo Rotella, e si conclude con Dance Dream del 2005 che sintetizza alcuni temi essenziali della sua ricerca sul cinema, offrendo così una visione esaustiva su sessant’anni di sperimentazione artistica. L’artista è scomparso nel 2006 e proprio quest’anno ricorre il ventennale della morte. L’importanza della mostra e il rigore nella selezione delle opere è dimostrata anche dalla presenza a Palazzo Ducale di ben tre opere fondamentali di Rotella esposte nella celebre Biennale del 1964, quella che vide il trionfo della Pop Art americana. Si tratta di 'Tenere è la notte' e 'Violenza segreta' del 1963, accanto a Birra! del 1962.

 Il décollage, nelle sue diverse declinazioni, resta il filo conduttore della mostra. Gesto-simbolo radicale della poetica di Rotella, lo strappo si impone come atto assoluto e dirompente. Un gesto al tempo stesso estetico e politico, capace di aprire nuovi varchi alla percezione e di mettere a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo. Come afferma il curatore Alberto Fiz, "non conta più ciò che si trova in superficie, ma l’aspetto frammentario e frammentato di una dimensione reale destinata a modificarsi sotto lo sguardo complice dell’osservatore L’immagine crepitante esce dalla sua dimensione solipsistica per diventare parte di un processo in continua evoluzione". Questo desiderio di andare oltre la superficie, indagando la materia nei suoi aspetti più profondi, conduce l’artista negli anni Ottanta verso le sovrapitture, in dialogo con il ritorno alla pittura che caratterizza molte esperienze europee, tra cui la Transavanguardia, senza rinunciare al confronto con il graffitismo, così come negli anni Sessanta aveva saputo misurarsi con la Pop Art.

 La mostra dedica, inoltre, uno spazio alle tele emulsionate in bianco e nero realizzate durante gli anni di piombo, in cui Rotella abbandona l’universo delle celebrities per confrontarsi con uno dei momenti più drammatici della storia italiana. Ne nasce una sorta di personale reportage visivo costruito non sulla realtà diretta, ma sulle immagini restituite dai media, filtrate e rielaborate attraverso il suo linguaggio artistico. L’indagine dagli anni Ottanta in poi è documentata da lavori di grande significato, come testimonia 'Large green blank' del 1980, un’opera di tre metri proveniente dalla Fondazione Mimmo Rotella, in cui l’artista fa tabula rasa coprendo l’immagine nella sua totalità, lasciando liberi soltanto i bordi. Oppure 'Attenti' del 2004, un décollage su lamiera, anch’esso di tre metri, in cui compare l’immagine di una tigre che ruggisce.

 Non manca infine un riferimento a Genova città nella quale Rotella ha realizzato per l’ultima volta 'Il rito della lacerazione', una performance strappando i manifesti dai muri, compiuto nell’ottobre 2004 in occasione della mostra Arti e architettura 1900-2000 curata da Germano Celant per Palazzo Ducale. Un raro frammento dell’happening viene presentato in mostra insieme a fotografie e a un documento filmato dell’evento.

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