Intesa Italia-Albania sui migranti, Meloni: "Corte Ue conferma validità, ora avanti con coraggio"

La premier dopo la conclusione dell'avvocato generale Nicholas Emiliou: "Persi due anni a causa di letture giudiziarie forzate"

Centro italiano per migranti in Albania - Fotogramma /Ipa
Centro italiano per migranti in Albania - Fotogramma /Ipa
23 aprile 2026 | 12.24
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Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha riconosciuto la validità del protocollo sui migranti Italia-Albania, è "una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate". A scriverlo sui social è la premier Giorgia Meloni, commentando così la conclusione dell'avvocato generale Nicholas Emiliou sulla causa intentata da due migranti che erano stati espulsi dall'Italia e portati in Albania.

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"Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", le parole della presidente del Consiglio.

Il caso e la conclusione dell'avvocato della Corte Ue

Proprio in Albania i due migranti al centro della conclusione dell'avvocato generale della Corte Ue hanno quindi fatto domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale si è rivolta alla Corte di Giustizia per avere lumi.

L'avvocato generale non dirime la causa, cosa che spetta ai giudici, ma fornisce una possibile soluzione giuridica, che non pregiudica l'esito del procedimento. Nicholas Emiliou è dell’opinione che, in linea di principio, la Corte debba considerare il protocollo Italia-Albania e la relativa normativa italiana compatibili con il diritto dell'Unione Europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti in base al sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati.

Per Emiliou, il diritto dell'Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato resterebbe obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Ue per i migranti, incluso il diritto all'assistenza legale, all'assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti.

In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l'accesso all'assistenza medica e all'istruzione.

Inoltre, l'avvocato rileva che la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di quello Stato.

Ciò nondimeno, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell'Unione, compreso il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame, per evitare un trattenimento illegittimo.

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