Musei: fenomeno MANNight, come nasce l'happening più cool della Napoli di fine estate

Oltre 1600 ingressi, il direttore del Museo Francesco Sirano spiega all'Adnkronos le ragioni del successo: "Il museo deve essere la casa di tutti e deve saper parlare tante lingue, non può parlare solo quella accademica"

Musei: fenomeno MANNight, come nasce l'happening più cool della Napoli di fine estate
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19 settembre 2026 | 13.31
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Il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si è letteralmente acceso in queste settimane di fine estate, grazie al progetto MANNight, che ha riscosso un successo crescente, con aperture serali sempre più frequentate. La serata di giovedì 17 settembre ha registrato quasi 1.600 ingressi, confermando che le MANNight sono diventate uno degli appuntamenti più cool di questo settembre culturale napoletano. Un museo che di notte cambia pelle, si illumina, vibra, balla, si lascia attraversare dai linguaggi contemporanei e conquista un pubblico nuovo, giovane, curioso, pronto a vivere l’archeologia come non l’aveva mai vista. Partite il 3 settembre, le MANNight stanno trasformando il Museo Archeologico Nazionale di Napoli in una vera playground culturale: musica, danza, installazioni multimediali, tableaux vivants, bodypainting, dj set e performance che si ripetono a intervalli regolari lungo il percorso espositivo del museo, creando un flusso continuo di energia. La prima apertura straordinaria serale ha registrato circa 600 ingressi, la seconda 1.200 e la terza circa 1.580, in un crescendo alimentato da entusiasmo, social e passaparola.

"Il target che avevo molto preciso nella mia mente erano, oltre al pubblico generalista che frequenta il museo, soprattutto i giovani dai 20 ai 30 anni: questa fascia è quella che più difficilmente frequenta il museo", spiega all’Adnkronos il direttore del MANN, Francesco Sirano. "Da lì abbiamo declinato un progetto che è caratterizzato prima di tutto da un linguaggio non verbale". Il progetto, commissionato dal MANN a Casa del Contemporaneo con la collaborazione di La Santissima Community Hub, punta infatti sulla contaminazione di generi, linguaggi e pubblici. Qui il visitatore non guarda soltanto: partecipa, interagisce, diventa parte dell’opera. Le emozioni si trasformano in segni, suoni, disegni. E ogni sera un "Docubeat" del Club Tasso reinterpreta il patrimonio del museo con un collage sonoro e visivo che mescola generi musicali, voci dei visitatori e del personale del MANN. "Il museo è un luogo denso di storia, denso di stimoli che si possono esprimere in tante altre maniere e questa manifestazione lo ha dimostrato in maniera eclatante", sottolinea il direttore. L’obiettivo è rompere la distanza tra la visita tradizionale e un pubblico abituato a forme di fruizione diverse: "Non usiamo le parole, usiamo tutte le altre possibilità che ci dà il linguaggio non verbale".

A fare da catalizzatore è anche il giardino, con aperitivi, dj set e artisti che si ritrovano per un curtain call collettivo, in un momento di festa che chiude la serata e ne amplifica l’atmosfera. Un ambiente che contribuisce a cambiare la percezione stessa del museo. "Il successo nasce perché improvvisamente il museo è diventato quello che deve essere: un luogo accogliente, un luogo familiare, dove senti anche della musica che tu conosci", dice Sirano. "Queste persone si trovano in un posto che improvvisamente è diventato bello, accogliente, familiare: si possono bere un drink e stare insieme". Anche le performance sono costruite in relazione agli spazi e alle collezioni. I tableaux vivants, per esempio, riproducono opere e mosaici presenti nel museo e invitano poi il pubblico a cercarli lungo il percorso. Il bodypainting prende spunto dalle pitture pompeiane, mentre la danza contemporanea e le percussioni accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso le sale e le radici più antiche della cultura campana.

"Non è che noi dobbiamo rendere tutto consapevole, non lo dobbiamo dire per forza: ognuno fa la sua esperienza e fa i suoi collegamenti", osserva il direttore all'Adnkronos. "Ma posso dire che la gente, dopo che ha ballato lì dentro, non si dimenticherà mai". Il format mescola così passato e futuro, reperti millenari e arte digitale, percussioni e performance, fino alle installazioni legate all’intelligenza artificiale. Il risultato è un’esperienza immersiva nella quale il patrimonio archeologico diventa materia per nuovi linguaggi, senza perdere il legame con le collezioni. "Il museo deve essere la casa di tutti e deve saper parlare tante lingue, non può parlare solo la lingua accademica, che ovviamente non dobbiamo buttare via perché è la base delle nostre ricerche", afferma il direttore. "Dobbiamo essere capaci di tradurre queste cose in altri linguaggi e, per fare questo, se all’interno del museo non ci sono tutte le capacità, andiamo fuori".

È anche questa apertura a competenze e mondi esterni al museo ad aver reso possibile la MANNight: artisti, performer, musicisti, attori, danzatori e professionisti delle arti digitali lavorano insieme per costruire un’esperienza che parte dalle collezioni e arriva a un pubblico nuovo. Il risultato si misura anche nei numeri: "Siamo passati dalla prima sera con 550 persone, alla seconda con 1.300, alla terza con 1.500 e oltre", racconta il direttore. Una crescita che sta rendendo necessario anche ragionare sui limiti di capienza e sulla gestione degli ingressi, perché, spiega, "le persone tendono a restare perché non se ne vogliono più andare".

Intanto, il calendario continua: dopo le serate del 3, 10 e 17 settembre, si torna al MANN il 26 settembre per le Giornate Europee del Patrimonio, e poi in quattro serate di ottobre: 1, 8, 15 e 22 ottobre. Se il trend degli ingressi resterà quello delle prime settimane, le MANNight si avviano a diventare un caso nazionale: non semplicemente un museo aperto di sera, ma un luogo che, di sera, assume una nuova identità. Più vivo, più pop, più contemporaneo. E soprattutto capace di trasformarsi in uno spazio di incontro per una generazione che, tradizionalmente, nei musei entra più difficilmente.

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