"Salvare vite", le testimonianze in prima persona dei vigili del fuoco a 10 anni dal terremoto di Amatrice

Esce il volume di Luca Cari

(Dal sito dei Vigili del Fuoco)
(Dal sito dei Vigili del Fuoco)
13 agosto 2026 | 15.31
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“E’ crollato tutto! Vi prego, salvateci…” La telefonata che nessun operatore delle istituzioni vorrebbe mai ricevere. E ne arrivarono a migliaia, tutte insieme, la notte del 24 agosto 2016, quando i vigili del fuoco si trovarono ad affrontare l’immensa tragedia del terremoto nell’Italia Centrale. A dieci anni da quel sisma devastante, Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che da vent’anni gestisce sul campo la comunicazione d’emergenza in Italia e all’estero, ha voluto testimoniare lo straordinario lavoro dei pompieri italiani nel libro ‘Salvare vite – il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco’ (Mondadori), in cui dieci tra gli operatori che intervennero nell’immediatezza del disastro raccontano in prima persona altrettante operazioni di soccorso alla popolazione colpita. E sono storie commoventi di impegno e dedizione, sforzi supremi sorretti dalla formazione tecnica e soprattutto dalla volontà di portare aiuto a qualsiasi costo, a dispetto della fatica e del pericolo che gravava su ognuno dei tanti professionisti della sicurezza che intervennero da ogni regione d’Italia.

Il terremoto, nelle parole di chi si precipitò in aiuto, è “una bestia che azzanna e che divora". "Avevo pensato al peggio, ma questo è di più", scrive un altro Vigile del fuoco. E c’è chi descrive la sincronia dei battiti del cuore tra chi soccorre e chi è salvato dalle macerie come il momento più bello e gratificante che possa capitare in quei drammatici frangenti. Nel libro le vicende vengono raccontate in forma anonima perché vogliono rappresentare lo spirito e la vocazione del Corpo nel suo complesso, ma nella postfazione Cari elenca i nomi e i cognomi dei dieci vigili che, tra i tantissimi, si sono resi protagonisti di una così difficile e drammatica operazione di soccorso.

Nel libro Cari descrive la complessità della ‘macchina’ di risposta alle emergenze, l’angoscia di non poter assicurare subito tutti gli aiuti richiesti, soprattutto in caso di eventi disastrosi, l’organizzazione delle missioni, la tensione, la speranza e anche l’infinita gioia che scoppia nel cuore quando si riesce a dare concretezza alla missione fondamentale dei vigili del fuoco: salvare vite, appunto. In questa frenetica "partita tra la vita e la morte", un raggio di luce ci fu, per tutti i soccorritori, il giorno in cui Papa Francesco decise di recarsi di persona sul luogo del disastro, accompagnato dallo stesso Cari in un breve viaggio tra le macerie e la desolazione del sisma. E dopo l’immagine-simbolo di quella tragedia (il pontefice che prega, da solo, di fronte a quello scenario di distruzione) lo stesso Papa volle fortemente farsi una foto con gli stessi vigili del fuoco. "Perché -spiegò Francesco in quella circostanza- sono quelli che salvano le persone”.

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