Apple, sette curiosità sulla 'mela' che ha cambiato il mondo

L'azienda compie 50 anni

Apple - Ipa/Fotogramma
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30 marzo 2026 | 16.55
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1) Steve Jobs non era un genio dell'informatica

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Aveva carisma, tenacia, visione, ma Steve Jobs non era un genio dell'informatica. Quello, agli inizi, era il ruolo del co-fondatore, Steve Wozniack. Nonostante lavorasse per Atari, all'epoca della nascita di Apple, Steve Jobs aveva grandi 'buchi' in materia di tecnologie e materiali. Il 'terzo fondatore' di Apple Ronald Wayne ha raccontato di essere rimasto stupito dalla sua ignoranza del fatto che l'alluminio fosse capace di condurre elettricità. Una lacuna che - fra l'altro - lo spinse a cedere dopo 12 giorni e per pochi dollari la sua quota del 10% di Apple, che oggi varrebbe più di 360 miliardi di dollari, in pratica il Pil del Portogallo.

2) Gli inizi come hacker telefonici

Prima di fondare Apple Jobs e Wozniack avevano già avuto una esperienza 'imprenditoriale' insieme, come 'hacker telefonici', diremmo oggi. All'epoca, agli albori della telefonia moderna, alcuni appassionati erano riusciti a progettare le 'ble box', piccole scatole blu che permettevano, attraverso l’emissione di suoni specifici, di ingannare le linee delle compagnie telefoniche e fare chiamate anche internazionali a distanza. Woz - il nerd della coppia - ne costruì una personale e Jobs la testò telefonando in Vaticano, spacciandosi per il segretario di stato americano Henry Kissinger e cercando di farsi passare il papa. Il colloquio non riuscì ma la vendita di blue box agli altri appassionati ebbe successo. Ne piazzarono più di 200, a 150 dollari l’una e Wozniak divenne famoso nella comunità hacker come 'Berkeley Blue'. Peccato che le compagnie telefoniche impararono a modificare i protocolli e le blue box diventano rottami.

3) Newton, dal logo al palmare

Il primissimo logo della Apple, alla sua nascita il 1° aprile 1976, raffigurava lo scienziato Isaac Newton seduto sotto a un albero di mele. Fu usato solo per il manuale Apple I ma Newton non è uscito del tutto dalla storia di Apple. Infatti nel 1993 l'azienda diede il nome dello scienziato inglese alla famiglia di computer palmari , il Newton Message Pad (OMP), un prodotto a suo modo visionario: questo antesignano precursore di iPhone e iPad, con navigazione internet, riconoscimento della scrittura e comandi vocali, però non raccolse il successo sperato e venne cancellato nel 1998.

4) La mela che 'non doveva essere carina'

Dopo l'iniziale versione con Newton Steve Jobs decise che il nuovo prodotto - l'Apple II - avrebbe mostrato una nuova versione del logo aziendale. Il designer Rob Janoff ha raccontato che Jobs gli diede una sola, concisa istruzione quando gli commissionò un nuovo logo nel gennaio del 1977: "Non renderlo carino". Ma Janoff creò una mela allega e colorata con il segno del morso per distinguerla da frutti rotondi simili come le ciliegie, scoprendo solo in seguito che era un omonimo del termine informatico "byte". Janoff ha aggiunto che il lavoro per Apple è stata "l'unica volta in tutta la mia carriera in cui ho presentato una sola soluzione" a un cliente. "Ma era semplicemente perfetto".

5) '1984' , lo spot che ha fatto la storia

In un mondo fantascientifico totalitario, un martello lanciato da un giovane atleta distrugge una figura del "Grande Fratello" che si rivolge a cittadini sottoposti al lavaggio del cervello da un enorme schermo. Decine di milioni di americani videro lo spot di un minuto di Apple, diretto da Ridley Scott, durante il Super Bowl del 22 gennaio 1984. Era l'innovativa modalità immaginata da Jobs per il lancio del nuovo prodotto, il Macintosh (peraltro una tipologia di mela per cui andava pazzo), che avrebbe rotto gli schemi. Per questo fu scelto di rifarsi al romanzo distopico di George Orwell, che prendeva il nome proprio da quell'anno. L'originalità dello spot risiedeva nel fatto che non mostrava direttamente il prodotto, ma prometteva invece un nuovo mondo di emancipazione per i consumatori grazie ai computer domestici. Promessa mantenuta.

6) Colori vivaci e maglioni neri

Nel corso degli anni, i dispositivi Apple hanno giocato con il colore per distinguersi dalla concorrenza più sobria. I iMac di prima generazione, rilasciati nel 1998, offrivano scocche trasparenti in colori vivaci come blu, verde e altri ancora, combinando un tocco di originalità con la possibilità di intravedere la tecnologia all'avanguardia al loro interno. Il lettore musicale iPod, inizialmente disponibile in grigio metallizzato, si è rapidamente diversificato in un'ampia gamma di colori brillanti. Successivamente, la variante "oro rosa" dell'iPhone 6S, nel 2015, ha generato numerose imitazioni, cavalcando una tendenza pluriennale soprannominata "rosa millennial". Per contro, nell'immaginario collettivo, Steve Jobs è passato alla storia per il suo elegante ma monocromatico abbigliamento nero. La maggior parte delle foto lo ritraggono con un dolcevita nero abbinato a jeans e scarpe da ginnastica. Non si trattava di un dolcevita qualsiasi: il famoso capo era opera dell'innovativo stilista giapponese Issey Miyake. Jobs aveva ammirato in un viaggio a Tokyo negli anni '80 le uniformi minimaliste disegnate da Miyake per i dipendenti di Sony e ne commissionò una versione per Apple, ma i suoi dipendenti non gradirono l'idea. Così alla fine fu lo stesso Jobs a adottarlo come proprio segnale di stile. Ne possedeva circa un centinaio e, sebbene il modello esatto che indossava sia stato ritirato dal mercato dopo la sua morte, Miyake ne ha lanciato uno simile, nero, in omaggio al fondatore di Apple.

7) 09:41

Chiunque abbia assistito a più di una presentazione di un prodotto Apple o abbia navigato sul suo sito web avrà notato una singolare coincidenza: quasi tutti gli schermi sembrano mostrare l'ora delle 9:41. Lo sviluppatore di videogiochi australiano Jon Manning ha raccontato di aver chiesto spiegazioni a Scott Forstall, all'epoca responsabile del sistema operativo mobile iOS di Apple, quando lo incontrò in California nel 2010. Forstall spiegò che la scelta dell'orario dipendeva dalla struttura preferita da Steve Jobs per le presentazioni. "Progettiamo i keynote in modo che la grande rivelazione del prodotto avvenga circa 40 minuti dopo l'inizio della presentazione", ha affermato Forstall. "Quando l'immagine principale del prodotto appare sullo schermo, vogliamo che il tempo visualizzato sia il più vicino possibile al tempo effettivo sugli orologi del pubblico. Ma sappiamo che non raggiungeremo esattamente i 40 minuti".

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