Confitarma alla 125esima assemblea indica le priorità chiave per l'Italia come nazione di mare: sicurezza, transizione energetica, competitività e formazione del personale marittimo.
La rotta e' chiara: fare dell'Italia una vera nazione di mare. Mario Zanetti, presidente di Confitarma lo ha detto chiaramente nel corso della 125esima assemblea che si e' svolta oggi a Roma. E la chiave per riuscirci e' quella di sciogliere quattro nodi principali che sono anche le quattro priorita' degli armatori. La prima e' la sicurezza e liberta' di navigare. In un mondo dove le tensioni geopolitiche trasformano le vie del mare in percorsi ad handicap con costi salati, Confitarma chiede al governo di farsi promotore di ''un'alleanza -ha detto Zanetti- per la sicurezza e la liberta' di navigazione''. In sostanza si chiede una presenza piu' coordinata delle marine europee, mezzi adeguati e continuita' operative. ''Difendere la liberta' di navigazione significa difendere la sicurezza'' ha sottolineato.
La seconda priorita' degli armatori e' ragionare bene sulla transizione energetica. I conti che emergono da chi ogni giorno fa muovere navi e merci non collimano con quelli dell'Unione europea. I costi non sono ritenuti sostenibili. E la proposta di revisione dell'Ets, cioe' del sistema di scambio delle quote di emissione, e' bollata come insufficiente se si parla di competitivita'. Zanetti snocciola cifre frutto di una studio: 'l'ets -ha sottolineato- costera' all'armamento europeo oltre 16 miliardi di euro nel triennio 2024-2026 e circa 10 miliardi l'anno dal 2027''. Cifre ritenute non eccessive appunto, se si pensa che nel frattempo gli armatori stanno investendo nel rinnovo delle flotte e in tecnologie. ''Chiediamo alla Commissione europea -ha spiegato Zanetti- di destinare risorse adeguate alla decarbonizzazione del trasporto marittimo e al governo di reinvestire nel settore i proventi ets generati dal mare''. Il rischio paventato e' che invece di puntare sulle autostrade del mare si arrivi a trasportare sempre di piu' su gomma, se ' vero che, secondo il centro studi Blue Horizons, nel biennio 2024-2025 circa 70mila tir hanno trovato piu' conveniente ''il tutto strada percorrendo oltre 82 mln di chilometri evitabili''.
Da qui l'idea di un ''patto nazionale per la transizione energetica marittima, che riunisca istituzioni, armatori, produttori di energia, industria motoristica e cantieristica, per definire una strategia condivisa'' che preveda anche ''un nuovo credito navale verde''.
La terza priorita' indicata dagli armatori e' la competitivita'. Il punto chiave e' la certezza di regole che non appesantiscano i conti delle compagnie. Perche' investire senza avere certezze sul ritorno degli investimenti blocca crescita e iniziative. Zanetti punta il dito ad esempio contro la giungla di regole e norme che gli armatori ritengono asfissianti. ''la burocrazia della bandiera italiana puo' costare fino a 400mila euro l'anno per nave''. Ma anche il tema delle infrastrutture a terra non e' ritenuto secondario ed e' per questo che si chiede una rappresentanza effettiva degli armatori nella governance dei porti perche', dice ancora Zanetti ''sono le esigenze delle navi e dei traffici a dover orientare le scelte infrastrutturali, non il contrario''. La quarta priorita' e' quella relativa al personale e alle conoscenze che servono in un mondo che cambia anche sul fronte del mare. ''La transizione energetica e l'intelligenza artificiale richiedono nuove competenze e formazione continua. Ogni investimento nelle navi deve accompagnarsi a un investimento nelle professionalita' di chi vi lavora''.