Dall'origine cinese all'applicazione trumpiana: cos'è il bullismo economico

"È un’espressione ricalcata dall’inglese economic bullying", spiega all'AdnKronos Valeria Della Valle, linguista e condirettrice dei dizionari Treccani

Dall'origine cinese all'applicazione trumpiana: cos'è il bullismo economico
20 gennaio 2026 | 12.27
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Il bullismo economico indica un abuso di superiorità economica per imporre condizioni svantaggiose, criticando l'unilateralismo protezionistico che mina regole multilaterali Wto.

Pro e contro la Cina, l'origine

Nato in ambiente atlantico per denunciare la politica aggressiva della Cina contro Taiwan, fu proprio dai cinesi utilizzato poi per accusare gli Stati Uniti di "bullismo economico e tentativi di manipolazione politica" delle aziende straniere e, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, "si oppone all'abuso del ricorso alla sicurezza nazionale da parte degli Stati Uniti e all'oppressione irragionevole di società specifiche in altri Paesi".

Deriva dall'inglese 'economic bullyng'

"È un’espressione ricalcata dall’inglese economic bullying", spiega all'AdnKronos Valeria Della Valle, linguista e condirettrice dei dizionari Treccani. "È stata lanciata negli ambienti politici e diplomatici cinesi per riferirsi alle politiche protezionistiche degli Stati Uniti". In origine il significato è tecnico: "Indica l’azione di sopraffazione esercitata da uno Stato con l’intento di imporre condizioni economiche sfavorevoli ad altri".

I trattati sfavorevoli

Una delle possibili origini della parola che in ambiente asiatico attribuiscono alla politica Usa afferisce ai trattati ineguali, vale a dire un insieme di convenzioni concluse da alcuni stati dell'Estremo Oriente (l'Impero Qing, il Giappone Tokugawa e la Corea Joseon) con le potenze occidentali tra il XIX secolo e i primi anni del XX, con le nazioni asiatiche in gran parte incapaci di resistere alla pressione militare ed economica straniera e costrette, visto l'enorme divario tecnologico tra Occidente e Oriente, a siglare trattati non convenienti.

Un significato in espansione

Ma la forza dell’espressione l’ha portata presto ad allargarsi: "Ha finito per indicare, in senso più generale, ogni atteggiamento prepotente basato sulla supremazia economica". Non è un caso, nota la linguista, che l'espressione - così come quella riferita ai controdazi - ruoti attorno al tema dei dazi: "Due parole diverse, ma figlie dello stesso scenario geopolitico ed economico". Ed è proprio questo legame con la storia a renderle rilevanti: "Anche se un domani dovessero tramontare, resterebbero come testimonianza linguistica, ma soprattutto storica e sociale". (di Andrea Persili)

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