Festival Nazionale Economia Civile, cultura al centro dibattito tra studenti, professori e artisti

Festival Nazionale Economia Civile - (Foto ufficio stampa
Festival Nazionale Economia Civile - (Foto ufficio stampa
02 ottobre 2026 | 08.35
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Un pomeriggio dedicato al rapporto tra economia e arte ha animato la prima giornata dell’ottava edizione del “Festival Nazionale dell’Economia Civile” di Firenze, il grande laboratorio di pensiero, confronto e partecipazione dedicato alle trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo. In una stracolma Sala d’Arme di Palazzo Vecchio è stata ospitata una sessione dedicata agli studenti con il laboratorio Hackathon “Back to the Future”, in collaborazione con Futurabili-Esercizi di Futuro. Molto interessante il feedback fornito dagli studenti: “È stato un evento molto interessante, soprattutto perché ci ha portato a riflettere sul senso di comunità. Nei vari gruppi abbiamo ragionato proprio su questo tema ed è stato molto interessante poterlo approfondire e confrontarci su questo aspetto. L’economia civile ha proprio il valore visto con questo hackaton: unire attorno a un grande ideale anche strumenti molto concreti e pratici, perché il cambiamento dipende da noi. E questo pomeriggio, vedendo persone riunite da tutta Italia, portatrici anche di sensibilità e visioni antropologiche diverse, abbiamo avuto un’anteprima di un futuro possibile e bello”.

L’intervento del cantautore iraniano Mani Naimi ha poi anticipato gli interventi degli ospiti del panel “Laboratorio Mediterraneo per l’Economia Civile e la Pace”. Panel introdotto da Francesca Maria Corrao (Professoressa di Scienze Politiche dell’Università Luiss Guido Carli e Presidente della Fondazione Orestiadi): “La storia dell'arte ci narra di momenti epici, traumatici nella storia del Mediterraneo e quindi come fa l'arte a trasformare il dolore in bellezza? L'arte non serve soltanto per dare gioia e piacere, ma anche per stimolare questa trasformazione. Ed è qui che troviamo il messaggio di economia di fondo: creando per gli altri, sono io felice e rendo gli altri felici. Risvegliare negli altri il bisogno della creatività è quello che cambia l’innovazione, che crea la trasformazione della tradizione. Questo è quello che fanno la poesia, la pittura, quando l'arte è trasmissione delle radici del nostro sapere, per traghettarle come se fossero una metafora verso un'altra realtà, quella del futuro”.

A impreziosire il tavolo, gli interventi di Amara Lakhous (scrittore algerino e interprete delle identità plurali del Mediterraneo) e Gilbert Halaby (artista italo-libanese e promotore del dialogo tra culture). “Sono un artista - dice Halaby - un pittore nato nel Libano nel 79 durante la guerra. La creazione e la bellezza sono importantissime nella mia vita soprattutto per regalare una speranza ai giovani, il messaggio di non lasciarsi abbattere dai problemi, ma al contrario creare. Perché ci salviamo e salviamo gli altri solo creando bellezza. E spero che chi guarda le mie opere possa pensare che si può fare anche nascendo o vivendo nei disastri della guerra”. Lakhous aggiunge: “Il tema è accettare la diversità. Ci sono persone che non lo capiscono e questo sta alla base degli scontri fra civiltà perché conduce ad esasperare le differenze. Nei miei libri racconto questa esasperazione, usando sempre la chiave dell’ironia e facendo tesoro degli strumenti della commedia all’italiana. Dall’esasperazione delle differenze trapela un senso di superiorità. Ricordo cosa accadde all’indomani dell’11 settembre: gli americani pretesero di esportare la democrazia, di insegnarla ad altri Paesi. Vivo negli Stati Uniti ormai da molti anni e posso affermare che gli americani non hanno niente da insegnare, anzi: oggi possiamo essere noi ad insegnare loro come nasce e come si esercita una dittatura”.

Intervenuti anche Anna Foa (storica e saggista italiana), Nouri al-Jarrah (poeta siriano) e Wael Farouq (arabista e studioso egiziano delle relazioni tra Oriente e Occidente). Conclusioni affidate a Shirin Ebadi, avvocata e attivista iraniana Premio Nobel per la pace nel 2023: “Se anche si arrivasse ad un accordo con gli Usa, il regime iraniano non durerà perché l'80% della popolazione iraniana non vuole più vivere sotto la dittatura e tornerà a ribellarsi: il regime è destinato a cadere per mano del popolo iraniano. Oggi il regime è più debole sia perché non ha più difesa aerea e molti dei vertici sono stati eliminati, sia perché dal punto di vista economico il Paese è in ginocchio. Le sanzioni hanno reso la popolazione molto povera, ma anche il regime è più povero”. Il Festival nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen), promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Federazione Toscana delle BCC, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto.com e la Fondazione MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze.

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